14:40 09 Agosto 2020
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Terra di turismo e povertà, il Salento è il braccio destro del turismo Pugliese, con le massime autorità regionali che si stanno impegnando a fare della Puglia il nuovo ponte Russia-Italia. Che cosa offre questa terra ? Quali i suoi mali atavici?

Grazie all’Associazione Conoscere Eurasia, una delegazione di giornalisti e scrittori russi, iscritti al Consiglio degli Scrittori di Mosca, ha avuto la possibilità di visitare la Puglia e le sue meraviglie per una settimana nella metà di Aprile; lo scopo è stato quello di far conoscere la bellezza di questa terra a chi ha gli strumenti per raccontarla a tutto il popolo russo.

Ci sono molti segnali che testimoniano un aumento dell’interesse per la cultura Pugliese e Salentina, e questi spaziano dal campo economico a quello socio-culturale. Da Pugliese e Salentino che vive in Russia, tutto ciò non può far altro che inorgoglirmi, ma è anche vero che tutto ciò fa scaturire un dibattito più serio e profondo riguardante questa terra, piena di contraddizioni e bellezze naturali. 

Lascia sempre stupiti, il fatto che il Salento, terra che ospita turisti da tutto il mondo e che è oramai conosciuta a livello internazionale, è anche la provincia con gli stipendi più bassi della Regione Puglia, che è a sua volta la quindicesima regione d’Italia. La provincia di Lecce è 106sima per livello medio degli stipendi, 105esima per qualità della vita, 100esima per livello di disoccupazione; le provincie Italiane sono in totale 110, e nello specifico lo stipendio medio a Dicembre 2015 era di 23mila 29 euro (in Lombardia è di 31mila 179 euro), la disoccupazione per l’anno 2015 è del 22,05%, 23,98% invece quella femminile.

In conclusione un quadro poco rasserenante, al quale si aggiunge anche la media di 46 scippi ogni 100mila abitanti a fronte di soli 5 posti in asili nido. Eppure sembrerebbe al quanto paradossale avere una disastrosa situazione economico-sociale, soprattutto se si considera che dopo la Sardegna, la Puglia è la seconda regione per numero di località che ha ricevuto le 5 vele blu di Legambiente. Di certo negli ultimi anni, il turismo Salento è stato reclamizzato molto sia dal mondo del cinema e della televisione (basti pensare a tutte quelle serie televisive che sono state girate in questa terra), sia dal mondo della musica. Ma allora com’è ancora possibile che il tasso di disoccupazione fra i 15 e i 24 anni nella Provincia di Lecce è pari al 55,4% nel 2015?

Фото опубликовано @salento.it Июн 16 2016 в 1:40 PDT

Purtroppo il turismo come unica fonte di reddito non può essere sufficiente allo sviluppo di una comunità, questo è perfettamente assodato, ma può rappresentare un valido strumento per il reperimento di quelle risorse che sono necessarie allo sviluppo del tessuto socio-economico di un paese. Più specificatamente, il turismo può assumere diverse connotazioni, esiste il turismo gastronomico, quello culturale, e poi ci sono le escursioni e i concerti musicali; lo sviluppo di ogni settore turistico, innalza anche il livello di sviluppo del settore in generale. Ad esempio una maggiore consapevolezza della qualità dei prodotti tipici che il Salento offre, può essere utilizzata anche per migliorare il livello dei prezzi di taluni prodotti, primo fra tutti l’olio, che attualmente non vengono definiti redditizi. Il popolo Russo ha molto da insegnare per quanto riguarda il rispetto della cultura e dei monumenti, e in certe occasioni non è mancato il loro stupore nel vedere alcuni dei monumenti Italiani più famosi lasciati al degrado per mancanza di fondi (come accade a Pompei per esempio).

Uno sviluppo del turismo culturale potrebbe portare non solo ad una riqualificazione del patrimonio culturale Salentino, ma soprattutto ad una maggiore consapevolezza della storia e delle tradizione che caratterizzano questa comunità.  Purtroppo la realtà dei fatti è un'altra al momento, infatti i dati sull’andamento del livello degli stipendi, mostrano che a discapito di un leggero aumento in quelle comunità tipicamente balneari come Otranto o Castro o Gallipoli, le altre città, soprattutto quelle che dipendono dall’industria manifatturiera e dall’agricoltura, hanno subito un drastico calo; il caso più eclatante è forse Casarano, un tempo centro di produzione tessile e manifatturiera nella quale primeggiava la Filanto, oggi superata nella graduatoria degli stipendi anche da Giuggianello, il comune più piccolo del Salento con appena 1230 abitanti.

Non di rado qui in Russia, si ha l’opportunità di leggere articoli sulla bellezza di Alberobello, o sul mare cristallino dei Laghi Alimini, o meglio le Maldive del Salento, ma anche il cibo, la musica e i prodotti freschi fanno da contorno ad un paese mozzafiato, che può essere contemplato anche in alcuni quadri appesi oppure direttamente alla televisione che sono presenti nei ristoranti “italiani” che lavorano qui in Russia. Tutto ciò è assolutamente positivo, una vera una boccata d’ossigeno per questa terra martoriata da così tanto tempo senza che nessuno lo sappia; il problema nasce per chi, dopo il 31 Agosto, non ritorna alla sua solita vita e al suo solito lavoro, ma resta in Salento e deve fare i conti con un magro inverno basato su un unico scopo: arrivare a fine giornata, come si dice in genere.

Purtroppo temi come la Xylella non hanno la stessa risonanza mediatica, ma la verità è che chi è nato in questa terra sa perfettamente che l’olio, assieme al tabacco, ha costruito case e strade, ha creato quei monolocali che oggi vengono dati in affitto ai turisti. Ci sono tanti alberi centenari che oggi rischiano l’abbattimento, e ciò che più fa male è che le “autorità” (quelle che stanno a Roma o a Bruxelles ma che non hanno mai visto un albero d’ulivo nemmeno con il binocolo) al posto di cercare una soluzione, di finanziare la ricerca per una cura a questa malattia, hanno poco tempo fa dichiarato che l’incuranza degli agricoltori nell’uso dei pesticidi sta contribuendo alla morte di una pianta sempre verde, simbolo di pace.

Le stesse autorità sono del tutto inermi allo scempio che la società occidentale tutta, sia di destra che di sinistra, compie nei confronti degli immigrati; il ghetto di Nardò è la prova tangibile che l’Italia e l’Europa, coloro che si definiscono i paladini dei diritti (ma chissà perché non hanno mai tollerato un mondo multipolare), sono stati in grado di accogliere gente finita a lavorare nei campi illegalmente, tutte persone che sono venute qui con una speranza che è stata inculcata proprio dall’occidente, ed oggi si ritrovano a vivere in mezzo al degrado più totale.

Le autorità locali hanno il categorico dovere di dare una prospettiva di medio-lungo termine a questa terra e chi ci abita all’interno, ma la situazione attuale disegna un quadro che va nell’opposta direzione, ossia una classe dirigente incapace di creare un piano economico-sociale solido, che possa dare una vera prospettiva di sviluppo ad una terra che, come tutto il Mezzogiorno, negli ultimi dieci anni ha avuto un indice di sviluppo pari alla metà dei quello della Grecia. Un sistema produttivo, fatto di medie e piccole imprese competitive basate su un rapporto solido con il mondo universitario e della formazione in generale; ahimè troppi laureati sono costretti ad andarsene per ragioni economi, e tanti altri invece decidono di andarsene consci del fatto che questa terra ha imparato il significato di Bed & Breakfast o Fast Food, ma non quello di meritocrazia e limpidezza; limpidezza che si naturalizza nei contratti lavorativi, nell’accesso alle pratiche e ai servizi pubblici, quest’ultimi in mano da generazioni al clientelismo più bruto, un’altra piaga che sta contribuendo alla distruzione del tessuto sociale Salentino. In questo quadro la brutale gestione delle Ferrovie del Sud Est, affare magari un po’ più conosciuto anche a livello nazionale, dimostra quanto scritto sopra riguardo la gestione della cosa pubblica.

Ma in questo quadro, non bisogna tralasciare le colpe che gli stessi Salentini hanno, senza alcuna esclusione questo discorso vale sia per chi ha avuto la forza di restare, sia per chi ha avuto altrettanta forza ad andarsene; da sempre è mancata nel popolo Salentino la forza e la consapevolezza del proprio ruolo, di fatto l’unica classe economica e dirigente in grado di risollevare le sorti di questa terra è solo quella composta da Salentini veri, amanti della loro terra, ma attualmente non è possibile parlare dell’esistenza di una vera classe dirigente Salentina. In questo senso soprattutto i giovani, oggi sono chiamati a prendersi le loro responsabilità e a considerarsi presente (e non futuro) del Salento; in ogni ambito e in ogni dimensione, lo sviluppo – che può essere economico o sociale o culturale- può essere raggiunto solo tramite la forza di scommettere su se stessi, in un clima di fiducia reciproca. Troppo tempo questa popolazione ha aspettato che le opportunità venissero calate dal cielo, ieri solo con Roma e oggi anche con Bruxelles, ma l’unico futuro possibile per questa terra passa solamente da ogni singolo comune Salentino. Bisogna fare più sintesi e meno divisioni, troppe sterili rivalità continuano a sopravvivere fra piccoli comuni e i loro paesani, financo dentro lo stesso villaggio si assiste inermi a divisioni fazionistiche che non hanno mai portato a nulla di buono.

Il turismo Salentino può rappresentare una risorsa, un punto di svolta per una terra che è la sintesi forse del panorama Italiano; quanto scritto prima potrebbe valere da Napoli fino a Palermo, ma allo stesso modo non bisogna dimenticare che tutta l’Italia (da Trieste a Lampedusa) può essere considerata assieme a Spagna, Portogallo e Grecia, i nuovi  meridionali d’Europa, quindi ogni Italiano dovrebbe sentirsi chiamato in causa, indipendentemente dalla posizione geografica.

L’augurio più grande è che il Salento, che oggi cerca di accogliere turisti da ogni dove con uno sguardo particolare alla Russia, possa domani invece attirare l’attenzione di aziende, fabbriche e imprese Russe e straniere in genere; con l’auspicio che anche la politica nazionali inizi finalmente a fare gli interessi della sua nazione e a non sottostare alle logiche di altri stati e a multinazionali straniere, che per antonomasia hanno sempre anteposto i loro interessi a quegli “dell’alleato Italiano”. Fatto sta che solo i Salentini, sia quelli che vivono in loco e sia quelli che sono emigrati, loro sono gli unici che con le loro esperienze, conoscenze e idee, possono dare inizio alla rinascita di questa terra.

Dedicato a mio nonno, fumatore di tabacco vero in un mondo di sigarette fause

 

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turismo, Bari, Italia, Italia
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