16:18 19 Maggio 2019
Una ragazzina davanti alla casa distrutta dai bombardamenti dell'esercito ucraino a Gorlovka, Donbass.

Donbass, tutto quel che occorre sapere sugli accordi di Minsk

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Vittorio Nicola Rangeloni
di Vittorio Rangeloni
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Del fatto che in Europa ci sia una guerra, buona parte degli italiani e degli europei non ne sono al corrente.

..e lo ha dimostrato per l'ennesima volta anche un'indagine de Il Giornale in cui, poche settimane fa, è stato chiesto ai milanesi se sapessero dove fosse il Donbass. Inutile e retorico riportare le risposte di persone smarrite e sconvolte. Buona parte di coloro che invece hanno anche solo vagamente sentito parlare di questa regione, ne hanno le idee davvero poco chiare.

A dirla tutta, gli stessi politici nelle cui mani è affidata buona parte della responsabilità del conflitto e delle trattative di pace sembra che non sappiano di cosa parlino quando citano la Russia come parte attiva dello scontro armato tra l'Ucraina e le sue due ex regioni (Donetsk e Lugansk), oppure facendo appello agli accordi di pace di Minsk come unica soluzione e strada da perseguire, senza però riflettere sui contenuti dell'intesa siglata oltre un anno fa e mai entrata in vigore nonostante il silenzio dei media nazionali.

Il premier Renzi nel recente Forum di San Pietroburgo, di fronte a Vladimir Putin ha ripetuto a più riprese che gli accordi ci sono e devono essere rispettati da tutti. Angela Merkel invece, nel suo incontro di martedì con Vladimir Groyzman, premier ministro ucraino, ha annunciato che "attualmente per obiettive ragioni non è possibile tenere le elezioni, nel Donbass ora è pericoloso". Eppure le elezioni rientrano in uno dei punti dell'accordo sottoscritto tra tutte le parti del conflitto con la supervisione di Russia, Francia e appunto la Germania. In poche parole è stato riconosciuto che la situazione permane tutt'altro che risolta e che gli accordi di pace che sarebbero dovuti essere definitivamente attuati con lo scadere del 2015, poi prolungati per un ulteriore anno, sono di fatto falliti.

Sul campo, infatti, le migliaia di violazioni settimanali del regime del cessate il fuoco rimangono impunite e sembrano non avere soluzione. Il silenzio su di esse, nonostante la Merkel abbia anche detto che occorre lavorare in direzione di una risoluzione del conflitto, dovrebbe condurre alla conclusione che serve trovare un altro formato, di cui però non si parla. Soprattutto non vengono considerate le effettive ragioni per cui questi trattati di pace non funzionano. Le frasi di circostanza che continuano a sprecarsi come gli appelli alla pace, per non parlare delle accuse mosse approssimativamente dai politici europei verso la Russia asserendo che il Cremlino non si impegnerebbe sufficientemente a rispettare gli accordi.

Ma in fin dei conti, questi accordi cosa dicono? Davvero è la Russia a non rispettarli, ed in che modo? Proviamo ad esaminare sinteticamente i punti per capire meglio questo protocollo contestualizzando ognuno dei passaggi al giorno d'oggi:

1) Cessate il fuoco dal 15 febbraio 2015. — Nel momento in cui sto scrivendo questo pezzo mi è appena giunto il bollettino di guerra quotidiano: Le violazioni di questo punto da parte ucraina nelle ultime 24 ore sono state oltre 730. Esse hanno provocato 2 morti.

2) Ritiro degli armamenti dal fronte a distanza progressiva in base al calibro e gittata. — Ricollegandomi al punto soprastante è sufficiente dire che i due morti provocati dai bombardamenti ucraini sono stati provocati da colpi di artiglieria di calibro 122mm, che dovrebbero trovarsi a non meno di 50km ed evidentemente non lo sono. L'Osce, osservatore internazionale sul rispetto di questi accordi, ha più volte riportato violazioni di questo tipo evidenziando come dgli armamenti che dovrebbero trovarsi in determinati depositi concordati a distanza utile, spesso non ve ne sia traccia in quanto spostati al fronte.

3) Le parti sono tenute a supportare e favorire le operazioni di monitoring sul cessate il fuoco e sul ritiro delle armi alla missione Osce. — Anche nella giornata di ieri, invece, gli operatori della missione internazionale nel corso di un'ispezione ad un villaggio sulla linea del fronte (Dokuchaevsk) sono finiti sotto bombardamento e sono stati costretti ad abbandonare il luogo. Lo stesso responsabile dell'Osce per l'Ucraina Alexander Hug è finito diverse volte sotto il fuoco dei cecchini ucraini, come sotto il fuoco dei mortai in occasioni delle visite a Zaitsevo, Kominternovo e Yasenovataya.

4) Inizio delle discussione tra le parti per fissare le elezioni nel Donbass, appena dopo la conclusione delle fasi di smilitarizzazione. — Di cosa si parla se i punti precedenti dimostrano che la guerra presegue a tutti gli effetti? Inoltre in ostacolo ai diversi incontri di Minsk che continuano a tenersi periodicamente, l'Ucraina continua a cambiare i suoi rappresentanti, vanificando tutto il lavoro svolto nelle sessioni precedenti.

5) Concessione della grazia e dell'amnistia previa apposita legge che vieti la persecuzione e la condanna delle persone legate agli avvenimenti nelle regioni di Lugansk e Donetsk. — Inutile dire che tale legge non sia mai stata nemmeno presa in considerazione dalla Verkhovna Rada (parlamento ucraino) e che le carceri continuino ad essere colme di oppositori politici, di miliziani, ma anche di civili arrestati ai checkpoint con le neorepubbliche con il solo scopo di avere il maggior numero di persone da proporre poi agli scambi di ostaggi, tema del punto successivo.

6) Scambio di tutti gli ostaggi in base al principio del "tutti per tutti". — Oggi, 8 sminatori della Repubblica di Donetsk sono stati fatti ostaggi della VSU (Forze Armate d'Ucraina) mentre stavano bonificando un villaggio. Da diversi mesi non si verificano scambi in quanto Kiev ostacola in ogni modo il processo. Il giorno di Natale il presidente della Repubblica di Lugansk Igor Plotnitskij aveva proposto all'Ucraina di liberare tutti gli ostaggi detenuti ma non è arrivata nessuna risposta da Kiev. Attualmente l'Ucraina, in relazione alla guerra, detiene circa 1000 persone in ostaggio di cui, secondo l'ombudsman della DNR Daria Morozova, solo 313 di essi sono militari, gli altri sono detenuti politici oppure semplici cittadini che non sono in alcun modo riconducibili al conflitto.

7) Garantire un sicuro accesso, stoccaggio e consegna degli aiuti umanitari attenendosi ai protocolli internazionali. — Da diversi mesi occorre ammettere che non si sente parlare di casi in cui l'Ucraina vieta il transito dei convogli della Croce Rossa Internazionale nel Donbass, come accadeva talvolta nel 2014 e nel 2015, ma non troppi giorni fa, il villaggio Zaitsevo è stato coinvolto da colpi di armi da fuoco proprio mentre era presente un camion della C.R.I. con gli operatori che distribuivano aiuti umanitari ai residenti.

8) Ripristino di servizi quali erogazioni di pensioni, stipendi e sussidi sociali — che l'Ucraina ha tagliato e continua a non pagare. Tutto lascia pensare che anche questo punto dovrà attendere ancora a lungo prima di venire attuato.

9) Ripristino totale del controllo delle regioni e delle frontiere da parte Ucraina, a partire dal primo giorno dope le elezioni nel Donbass e l'attuazione delle riforme costituzionali (punto 11), accordate trilateralmente. — Superflui i commenti visto che l'Ucraina ancora non ha introdotto le necessarie riforme costituzionali e concesso di tenere le elezioni.

10) Espulsione dall'Ucraina di ogni formazione militare straniera (mercenari o soldati effettivi), inclusi gli equipaggiamenti militari. Il tutto sotto la supervisione dell'Osce. Previsto il disarmo delle formazioni illegali — Ogni giorno le squadre di ricognizione della Repubblica di Donetsk rilevano gruppi di contractors stranieri provenienti da tutta Europa, Turchia, ma anche dal Medio Oriente che arrivano a combattere sotto il comando di Poroshenko. Sul punto degli armamenti, gli U.S.A., Gran Bretagna o Polonia non hanno mai nascosto di fornire armamenti all'Ucraina. Kiev, per risolvere la questione delle formazioni paramilitari come Azov, Praviy Sektor ed altri battaglioni ha creato la Guardia Nazionale, organo del Ministero dell'Interno, dove vi ha inserito questi gruppi terroristici.

11) Riforma costituzionale in Ucraina in accordo con i rappresentanti di Donetsk e Lugansk, concedente status speciale alle regioni. — Punto cruciale per il futuro sul piano degli equilibri politici, che l'Ucraina non vuole accettare. La riforma si sarebbe dovuta concordare ed approvare entro fine 2015 ma non se n'è mai nemmeno parlato in modo serio.

12) Sulla base della legge ucraina ruguardo al "temporaneo autogoverno locale dei distretti delle regioni di Donetsk e Lugansk", le elezioni locali devono essere discusse ed accordate nel gruppo di Contatto Trilateriale di Minsk, rispettando gli standard Osce. — Anche questo punto è collegato a monte col rispetto dei punti sul cessate il fuoco e sul ritiro degli armamenti.

13) Intensificare il lavoro nel gruppo di Contatto Trilaterale implementando sottogruppi per la risoluzione degli aspetti più rilevanti. — Ma anche in questo punto occorre sottolineare i vari ritardi alle sedute dei vari rappresentanti di Kiev, dei cambi di rappresentanti o dei veti che l'Ucraina tenta di imporre ogni volta che si tengono gli incontri per ostacolare il corso della diplomazia.Questi sono i punti degli accordi di Minsk.

La considerazione oggettiva, al di là dei commenti, è che la maggior parte dei punti sono a carico esclusivo del governo di Kiev. In quale modo la Russia violerebbe questo protocollo? Quando Merkel e Renzi parlano di accordi di Minsk e di responsabilità russa con spaventose semplificazioni dei fatti, senza andare a ricercare le effettive ragioni con conseguenti ed efficiaci soluzioni del conflitto, probabilmente è solo perchè sanno chi detiene la responsabilità di questo fallimento diplomatico e non vogliono mettere il presidente ucraino, nonchè loro amico Poroshenko, in una posizione troppo scomoda. Questo significa essere complici delle violazioni del trattato di pace che non è mai esistito e che a quanto pare, visto anche il recente aumento delle tensioni e di bombardamenti, non ha più ragione d'esistere.

Occorre un nuovo accordo? Probabilmente basterebbe la reale intenzione da parte dell'Europa di risolvere il conflitto che versa in una sanguinosa situazione di stallo, ma le parole dell'alta politica lasciano intendere che forse à questo il verso scopo degli accordi: mantenere tiepido uno scontro che geopoliticamente può tornare utile in ogni momento a giustificare sanzioni, manovre militari a ridosso della Russia e ricatti politici. Pazienza se anche stanotte sicuramente ci saranno morti o feriti, lacrime, sangue e distruzione.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Guerra, Donbass
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