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03:15 17 Settembre 2019
Una casa a Lugansk

In guerra come al "Bar Sport"

© Foto del blogger Vittorio Rangeloni
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Strade quasi deserte, percorse per gran parte da veicoli militari ed ogni tanto da qualche "marshrutka", i pullmini-taxi ampiamente diffusi nell'est Europa. Poche persone in giro. Più si faceva buio, più la città assumeva le sembianze di un luogo fantasma.

A Lugansk di notte si sentivano solo i rumori dei mezzi militari che sfrecciavano lungo la via Oboronnaya, usurata in seguito al continuo transito di cingolati e che di conseguenza rendeva il rumore ancora più grave e cupo; oppure le cannonate che di tanto in tanto squarciavano il silenzio e mi facevano svegliare di soprassalto, non essendoci abituato.

La mattina si chiamavano i comandanti delle diverse posizioni sul fronte della Repubblica e si raccoglievano i dati sui bombardamenti ed eventuali vittime.

Cittadini di Lugansk
© Foto del blogger Vittorio Rangeloni
Cittadini di Lugansk

Nei negozi le mensole degli scaffali erano riempite solo qua e là. Dovevi mangiare quel che c'era, anche qualora i contenuti delle conserve fossero scaduti l'anno precedente, così anche io imparai che non succede nulla: 8 mesi dalla scadenza sono un termine ancora utile per consumare il grano saraceno precotto con quel che avrebbe dovuto essere carne, stando all'etichetta.In città il ricordo della guerra vera e propria non era affatto lontano e gli accordi di Minsk2, firmati da pochi mesi, sembra che dovessero venir stracciati da un giorno all'altro, scatenando una nuova ondata di feroci battaglie ad ampio raggio. Questa era la situazione di poco più di un anno fa, quando arrivai a Lugansk. Ne è passato di tempo, tante cose sono cambiate, mentre altre rimangono tali. Le strade sono trafficate, i negozi sono stati riaperti ovunque, le città sembrano vivere quasi normalmente, se non fosse per la vista di qualche edificio che ancora porta i segni dei combattimenti più pesanti. Una cosa non è cambiata: la presenza di quei boati che specialmente di notte riecheggiano sulle città di buona parte della linea del fronte, nonostante l'anno e mezzo di accordi di pace. Solo dall'inizio del mese di maggio, secondo le autorità di Donetsk, la Repubblica è stata bombardata quasi 4000 volte dall'esercito di Kiev. Solo da questa parte del fronte, tra civili e soldati sono oltre 15 i morti ufficiali. Durante gli ultimi giorni, si assiste ad un'escalation delle violazioni di questi accordi di pace che di fatto non sono mai esistiti. Eppure tutti dicono di volere la pace, sia al fronte che tra i civili in città. I pronostici sul futuro sono diventati sport nazionale. Il campionato di calcio ha abbandonato da tempo queste zone, e con esso, la gente ha smesso man mano di commentare le partite dello Shakhei tar Donetsk o dello Zorya Lugansk che continuano a tenersi nelle città d'Ucraina. Nei cafè, per strada e sui mezzi pubblici si parla di guerra come se si fosse al “bar sport”. Chi più o chi meno azzarda immaginare strategie, sviluppi, chi ne parla semplicemente per ribadire la propria stanchezza col desiderio di rivedere pace e serenità al più presto o chi per chiedere informazioni sui bombardamenti della notte precedente perchè "sembravano vicini". Ma ci sono anche gli “allenatori della domenica” con le loro impossibili tattiche che, a loro avviso, l'esercito delle milizie dovrebbe eseguire per attaccare l'Ucraina. Spesso viene perso il contatto con la realtà, dove anche i morti che ogni giorno vengono riportati dai bollettini di guerra, sono come i numeri sulla schedina, e non persone con una propria vita, storie da raccontare, affetti e magari tante cose in comune.

Una cittadina di Lugansk vicino alla sua casa
© Foto del blogger Vittorio Rangeloni
Una cittadina di Lugansk vicino alla sua casa

Ci si è abituati a tutta questa folle situazione. Anche io quando mi soffermo a ragionare, noto delle differenze d'approccio su determinate situazioni che a volte mi spaventano. All'inizio ogni piccola cosa insolita e paradossale, vista con gli occhi di chi arriva da uno scenario di pace, colpisce l'anima nella sua profondità. Le espressioni delle persone, la distruzione, le macerie fumanti, il sangue per strada ti colpiscono come una pugnalata. Poi, quando la scena si ripete ogni giorno ci si abitua. Finiscono anche le lacrime. Tanto è successo anche ieri o il giorno precedente. Pensi che sarebbe potuta andare peggio quando invece no, non sarebbe nemmeno dovuta andare così! Ed il dramma si ripete ciclicamente perché si vive con l'incertezza più buia sul futuro. Non è ipotizzabile che domani d'un tratto tutti posino le armi e si ricominci a vivere come se nulla fosse, allo stesso tempo è difficile sperare in questi accordi di pace che da un anno ed oltre dalla loro entrata in vigore a questa parte hanno prodotto centinaia di vittime. A questo punto si può forse pensare e sperare che davvero ricominci la guerra e stavolta ci sia un vincitore che metta una parola fine. Ma che prezzo avrebbe? Le risposte possono rivelarle solo le mosse politiche — che i comuni mortali non possono prevedere — nel crudo realismo fatto di interessi che qualcuno vuole imporre sull'altro. E di conseguenza riflettere, forse, è tempo sprecato. Troppe risposte non se ne troveranno, ma almeno si torna ad essere umani e considerare quel che accade per quello che è, dando valore alla vita e non archiviando giornata dopo giornata come un insieme di numeri e crocette.

L'opinione dell'autore è strettamente personale e può non coincidere con la posizione della redazione.

Tags:
Crisi in Ucraina, Lugansk
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