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    L'Università di Mosca MGU

    Sistema Universitario russo e italiano a confronto

    © REUTERS/ Maxim Shemetov
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    Antonio Campa
    di Antonio Kampa
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    La mia esperienza a Chelyabinsk mi aiuta a capire la Russia per ciò che realmente è, non per quello che alcuni giornali riportano. Ma vivere qui mi ha dato anche la possibilità di vedere la mia nazione, ossia l’Italia, da un altro punto di vista. Vorrei analizzare il sistema universitario russo e quello italiano seguendo la mia esperienza diretta.

    La mia famiglia sa che quando mi laureai in Italia in economia aziendale, non chiesi di fare feste, di fatto  ho solo un paio di foto fatte con gli amici e la mia famiglia, inoltre fino ad oggi, non ho ancora ritirato il diploma di laurea. Per me fu una liberazione più che una gioia ad essere sinceri, ma sono sicuro che ciò è stato frutto di situazioni singolari riguardanti la mia esperienza personale; in un articolo precedente ho già ringraziato il sistema educativo italiano (e mai smetterò di farlo) che tanto ha investito in me (circa 45000 euro dicono le statistiche), e so che se ora sono dove mi trovo a fare quello che faccio è perché tante persone, piene di passione per l’educazione, hanno creduto in me e mi hanno fatto crescere, non solo culturalmente ma  anche caratterialmente. Detto questo però, lasciatemi dire che negli ultimi decenni il nostro governo ha fatto ben poco per l’istruzione, così come in genere l’Italia non investe in ricerca e sviluppo. Penso ai tanti ricercatori precari che lavorano nell’indifferenza generale per le loro condizioni (basti pensare  che il ricercatore italiano lavora a progetto e non a contratto); parliamo di ragazzi che sono mossi solo dalla loro passione per la ricerca e la cultura e che fanno un lavoro immenso per la nostra nazione, forse anche per questo sono ricercati in tutto il mondo.

    Riguardo la mia esperienza di studente e ricercatore qui all’Università Statale di Chelyabinsk, posso dire innanzitutto che non mi pento della scelta che ho fatto, e che anzi ho scoperto che l’Università, per come è intesa qui in Russia, può essere un mondo accogliente, interessante, dove vieni ascoltato e preso in considerazione prima di tutto, in poche parole un ambiente felice. Come già ho raccontato in un articolo precedente, appena arrivato, il direttore della mia facoltà volle incontrarmi e scambiare un paio di parole con me, mi chiese se mi piace di più studiare l’economia reale o quella finanziaria, società per azioni o piccole medie imprese. A distanza di due anni, ancora non riesco a capacitarmi del fatto che, un direttore di facoltà possa chiedere ad un semplice studente in che cosa vuole approfondire i suoi studi; ricordo che  fra un misto di gioia e incredulità, risposi che a me interessavano molto di più le piccole medie imprese, vero motore dell’economia. In ogni caso oggi so perché il direttore mi fece questa domanda: la mia tesi verte sulle dinamiche produttive e organizzative nelle piccole medie imprese (PMI), le mie pubblicazioni riguardano la definizione giuridico-economica delle PMI in Russia e in Europa, l’uso di internet nelle PMI russe ed italiane; insomma credo che non debba aggiungere altro. Come già vi ho detto, qui il rettore incontra tutti i suoi studenti, quindi non pensate che in qualche modo ho ricevuto un trattamento figlio della mia nazionalità, anche se pure io in un primo momento stavo dubitando di questo, ma poi mi sono reso conto che qui vengo considerato uguale a tutti gli altri; semplicemente l’essere Italiano è un aiuto nei miei lavori di ricerca, che quasi sempre sono una comparazione fra la Russia e l’Italia.

    Detto questo, in Russia ho scoperto che il professore conosce i nomi di tutti i suoi studenti, ma è comprensibile considerato il fatto che qui gli studenti vengono divisi in gruppi di 15 20 persone, fare lezione qui in Università assomiglia più a essere alle superiori. Il ricevimento, preannunciato tramite email e confermato con un'altra email spedita dal professore, in Russia sostanzialmente non esiste; per prima cosa qui le domande si fanno in classe, quando a fine lezione il professore chiede se ci sono domande, ma anche durante la lezione se qualcosa non è chiaro, ripeto come alle superiori. Successivamente per ulteriori problemi ci si può recare direttamente nell’ufficio del professore, senza chiedere nessun appuntamento.

    Ma passiamo all’aspetto saliente della vita universitaria: i tanto agognati esami. Agognati forse in Italia (per me sicuramente, Dio solo sa quanto furono agognati), perché invece in Russia l’esame fa rima con formalità. Mi spiego meglio: in una classe di 15 20 persone, dove il professore sa vita morte e miracoli della vita universitaria dello studente, il momento dell’esame diventa più semplicemente la conclusione di un percorso di studio che già precedentemente ha visto valutazioni intermedie, lavori di ricerca, compiti per casa, presentazioni. Quindi è chiaro che in qualche modo, l’esame ha più la funzione di delineare un voto che è frutto di un percorso durato mesi. Certo gli studenti russi vivono gli esami con un’ansia simile a quella che io respiravo in Italia, c’è chi deve ottenere il 5 per il diploma rosso(la nostra lode), chi il 4 per continuare a ricevere la borsa di studio, e chi invece deve cercare di portare a casa almeno un 3 per non rovinare la media. In ogni caso se l’esame va davvero male, lo si passa ugualmente o con 2 o con 1, ma i casi in cui uno studente non ha passato un esame sono molto rari e nel 99% dei casi è perché lo studente ha rifiutato il voto. Avete ragione mi sono dimenticato di dire che in Russia i voti vanno da 1 a 5, mentre in Italia da 0 a 30, la differenza sta nel fatto che la fatidica soglia del 18 in Russia non esiste. Questo significa che anche se l’esame va male, lo studente russo lo passa comunque, non con un voto soddisfacente ma lo passa. In ogni caso è doveroso sottolineare che passare gli esami con 3 genera un diploma con valutazione mediocre, non esattamente quello che uno studente vuole dopo anni di sacrifici che la famiglia ha fatto per permettergli di studiare.

    Ma ciò che più mi lascia stupefatto riguardo gli esami (anche più del metodo di valutazione) è che in Russia non esiste il concetto di sessione, o per meglio dire esiste ma è inteso come un lasso di tempo all’interno del quale lo studente può sostenere l’esame. Ma il calendario degli esami così come inteso da noi in Italia, qui non c’è; quante volte in Italia mi è capitato di non passare l’esame a Gennaio e quindi sono stato costretto a riprovare ad Aprile? (Tante, tantissime, troppe volte) Qui se si decide di rifiutare il voto d’esame, ci si mette d’accordo col professore e si fissa una data che vada bene ad entrambi, l’esame ovviamente verrà sostenuto nell’ufficio del professore; ovviamente quando parlo di data che vada bene ad entrambi mi riferisco ad un lasso di tempo molto breve, in genere un settimana 10 giorni massimo. Lo stesso accade se per esempio si è malati, o all’estero o se il cane ha mangiato il libretto universitario, in ogni caso si può andare dal professore e chiedere quando è possibile sostenere l’esame. Connesso all’esame c’è  un altro annoso problema degli studenti universitari italiani, ossia l’essere fuori corso. Qui ho provato a spiegarlo questo concetto, ma o sarà che il mio russo e inglese non è cosi eccelso, oppure sarà che viviamo su pianeti diversi, fatto sta che qui è inconcepibile come uno studente può laurearsi in ritardo…di anni. Qui la sessione di laurea è unica e si colloca alla fine dell’anno accademico, quindi fra Giugno e Luglio. Gli studenti dell’ultimo anno che hanno usato l’ultimo semestre per preparare la tesi; dopo  la discussione di quest’ultima (che se meritevole, verrà pubblicata con tanto di codice ISBN in un volume con tutte le altre tesi di laurea più interessanti di quell’anno) gli studenti riceveranno il loro certificato gratuitamente.

    Concludo dicendo che ogni sistema universitario presenta dei pro e dei contro, e che ogni difetto può essere considerato o un malfunzionamento di qualcosa oppure un modo, uno stimolo a migliorarsi, a ricercare l’eccellenza. Inoltre se un sistema si paragona con un altro, forse è più facile capirne i punti di forza e cosa invece necessita di essere modificato. Spero che la mia esperienza possa essere un valido contributo a capire cosa non funziona nell’Università Italiana e cosa si può fare per aiutarla a risollevarsi; sperando che non sia troppo tardi.

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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