14:22 27 Maggio 2019
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Kiev ed il tradimento della “blacklist” di Giuda

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In Ucraina esiste un sito web chiamato “Mirotvorets” (tradotto in italiano “pacificatore”), ideato dall'attuale governatore dell'Oblast di Lugansk controllata da Kiev, George Tuka.

Come spiega lui stesso nel suo sito personale, presentando il progetto nel 2014, il sito serve per recensire tutti i “terroristi” del Donbass e coloro che combattono – a suo dire – il popolo ucraino. In Donbass non c'è persona che non ne abbia sentito parlare. Per tanti, avere una pagina dedicata su questo sito, equivale quasi ad una medaglia in riconoscimento del proprio contributo nella resistenza all'esercito ucraino.

“Il database è in continuo aggiornamento: qualcuno viene aggiunto e (per fortuna) qualcun altro li elimina”, scrive con orgoglio Tuka. Nel sito, che è riconosciuto dal Ministero del'Interno d'Ucraina, compaiono migliaia di miliziani, autorità delle repubbliche popolari, attivisti, ma anche semplici sostenitori. Basta una soffiata anonima di qualcuno per ritrovarsi schedati con tanto di fotografie, indirizzo, numero telefonico e dati sensibili di altri parenti sbandierati sul web, dove chiunque vi può accedere. Tra questi “terroristi” figurano anche i giornalisti accusati da Kiev e dal Mirotvorets di propagare la propaganda antiucraina di Putin. Il caso più famoso è quello del giornalista Oles Buzina, schedato e successivamente ammazzato per strada a Kiev.

Tuka non è altro che una delle tante facce della nuova politica “democratica” ucraina figlia della rivoluzione del Maidan, voluta e supportata dall'occidente e da buona parte dei maggiori media di tutto il mondo.

“Democrazia” che il 7 maggio si è nuovamente manifestata in Ucraina, dimostrando per l'ennesima volta l'assurdità di quel che succede nel paese: sul Mirotvorets è stato pubblicato un elenco riportante dati personali di oltre 7000 giornalisti che, in due anni di guerra, hanno richiesto l'accreditamento alle autorità di Donetsk, utile per lavorare nel territorio controllato dell'autoproclamata Repubblica.

Gli hacker non si sono preoccupati di accusare di collaborazionismo coi “terroristi separatisti” giornalisti di tutto il mondo: reporters BBC, CNN,New York Tiimes, ma anche cronisti italiani della RAI, Repubblica, Corriere della Sera sono finiti negli elenchi dei nemici del popolo ucraino. Con grande stupore. Senza preoccuparsi tanto di verificare le informazioni, gli admin del sito hanno permesso che venissero pubblicate anche informazioni di giornalisti ucraini che hanno sempre avuto posizioni radicali filo-giunta di Poroshenko.

In seguito al post pubblicato da Anton Gerashenko (parlamentare ucraino con influenza sul Ministero dell'Interno) sul proprio profilo facebook dove si complimentava all'iniziativa, si sono levati cori di protesta da varie parti del mondo, gridando allo scandalo. Purtroppo come in altri casi simili, si aprono gli occhi e si capisce la gravità degli eventi solamente quando si viene coinvolti in prima persona.

Questa situazione dimostra la psicosi di uno Stato che vorrebbe mettere a tacere chiunque, senza preoccuparsi di quale posizione sostenga. E senza dubbio è sintomo di chi ha paura e deve nascondere le tracce delle proprie azioni.

Chissà come ci si sente essere accusati di collaborazionismo coi terroristi da esponenti dello Stato che si è sempre tentato di descrivere come libero e democratico, magari mentendo o tacendo per nasconderne i problemi, se non i crimini. Sarà interessante continuare a leggere – perché sono sicuro che tanti giornalisti saranno costretti ad ingoiare il rospo – i ritratti della libertà e della democrazia ucraina dipintida tante testate.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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censura, Donbass
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