14:06 22 Ottobre 2017
Roma+ 21°C
Mosca+ 2°C
    Il cibo fa parte, con il petrolio e le altre materie prime,  delle sanzioni appena prolungate

    Scenario post-sanzioni: quale futuro per Russia ed Italia?

    © Sputnik. Alexander Kryazhev
    URL abbreviato
    Antonio Campa
    di Antonio Kampa
    31772132

    Nulla è per sempre, quindi arriverà quel momento (non poi così lontano) in cui le sanzioni verranno abolite e di conseguenza cadranno anche le contro sanzioni. Buona parte dell’opinione pubblica, sia europea che italiana, sta premendo affinché cessi il regime delle sanzioni; ma quando tutto ciò avverrà, come saranno i rapporti con la Russia

    Immaginiamo che in un prossimo futuro l’Unione Europea decida che le sanzioni alla Russia possono cessare; immaginiamo anche che a seguito di questa decisione, il governo russo decida a sua volta, di rimuovere le contro sanzioni di risposta a quelle europee. Acqua passata? Amici come prima? Da italiano che vive in Russia, personalmente, ho qualche dubbio.

    La verità è che fin dall’inizio delle sanzioni, l’economia russa ha iniziato a lavorare per coprire tutta quella domanda di mercato che prima veniva soddisfatta dalle aziende italiane. Tanto per intenderci, qui a Chelyabinsk ho continuato a vedere sugli scaffali tanti di quei prodotti “italiani”, dalla pasta ai latticini fino ad arrivare a dolci e nutella; riguardo frutta e verdura oggi si continua ad importare da Cina, Marocco, India, Serbia, Argentina e cosi via. In poche parole nulla è cambiato, ma una cosa che nessuno vi dice in Italia è: come hanno fatto tutti questi marchi tipicamente italiani a continuare ad essere presenti nel mercato? La risposta è facile, molte compagnie italiane hanno deciso di creare i loro stabilimenti direttamente in Russia; aggiungo anche che la qualità del prodotto resta immutata, di conseguenza non si avverte nessuna differenza, il prodotto è uguale agli occhi del consumatore russo.

    Sanzioni dell'UE contro la Russia
    © Sputnik. Vitaly Podvitsky
    Sanzioni dell'UE contro la Russia

    Ma c’è un altro aspetto, molto sottovalutato in Italia, che non viene preso in considerazione. Durante EXPO ha fatto scalpore vedere formaggi tipicamente italiani, esposti nel padiglione Russia con nomi rimandano all’Italian sound, ma che sono prodotti in Russia. Questi prodotti, che oggi possono essere comprati in tutti i supermercati russi, sono il risultato delle sanzioni; quelle aziende italiane che hanno potuto creare nuovi stabilimenti in Russia hanno difeso la loro quota di mercato; chi invece non c’è la fatta per diverse ragioni, prima di tutto economiche, ha dovuto cedere la sua quota di mercato a queste nuove aziende russe.

    Dirò che ai russi dispiace non poter comprare italiano, considerano i nostri prodotti tra i migliori al mondo e non mi riferisco solo al cibo; però la realtà dei fatti è che oggi questi prodotti sono stati rimpiazzati da altri che seppur hanno una qualità inferiore, costano anche meno e restano in ogni caso buoni.

    Infine c’è una terza categoria di prodotti, forse quella che più deve far riflettere noi italiani; questo tipo di prodotti possono rappresentare una soluzione alla lotta al falso made in Italy, in poche parole sto parlando del MADE WITH ITALY. Ho visto molti prodotti alimentari russi che, seppur prodotti interamente in Russia, utilizzano tecnologia italiana, ossia hanno instaurato un rapporto di cooperazione con altre imprese italiane; le aziende russe lo scrivono sull’etichetta e aggiungono anche l’indirizzo dell’azienda italiana di cui sono partner.

    Questo vale non solo per i prodotti alimentari ma in generale. Ad esempio, qui a Chelyabinsk c’è un discreto via vai di italiani cha lavorano per conto di aziende italiane, ma che vengono qui per insegnare o valutare il processo produttivo delle aziende partner russe. Per quanto riguarda la regione di Chelyabinsk, parliamo soprattutto di aziende metallurgiche e in generale, di produzione industriale varia. In verità questo accadeva anche prima dell’introduzione delle sanzioni, c’è sempre stato un filo diretto Italia-Russia a tal proposito, ma l’introduzione delle sanzioni han contribuito in maniera decisa all’incremento del fenomeno, che tra l’altro ha raggiunto nuovi settori dell’economia.

    Io mi auguro che quest’estate il regime delle sanzioni cessi, e non lo dico solo negli interessi dell’economia italiana che tanto sta soffrendo una crisi economica strutturale, ma lo dico anche a chi vuole risolvere veramente la crisi in Ucraina.

    È evidente che le sanzioni non servono al fine della piena attuazione degli accordi di Minsk, bensì i problemi sono ben altri come la reale volontà delle parti in causa di attuare quelle riforme che tanto servono all’Ucraina per uscire fuori da questa crisi. Per quello che riguarda le aziende italiane, resto dell’idea che ci sono tante possibilità di investimenti, soprattutto se si opera in maniera congiunta con aziende russe. Il governo russo, ma anche i governi regionali federali, stanno lavorando duramente per continuare ad attrarre nuovi investimenti italiani qui in Russia, però è chiaro che non si potrà ritornare ai livelli pre sanzioni, ormai dobbiamo accettare il fatto che la Russia ha raggiunto una indipendenza produttiva in moltissimi settori, quindi non si limiterà ad importare come avveniva in passato; in ogni caso sento che ci sono tante possibilità di cooperazione, e queste saranno molte altre di più se le sanzioni cesseranno di esistere.

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

    Correlati:

    “Sanzioni dell'Occidente contro Russia dimostrano impotenza di influenzare Kiev”
    UE discuterà a giugno il prolungamento delle sanzioni contro la Russia
    La Polonia sostiene il prolungamento delle sanzioni contro la Russia
    Tags:
    sanzioni
    RegolamentoDiscussione
    Commenta via FacebookCommenta via Sputnik