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    Antonio Campa

    Storia di uno studente italiano a Chelyabinsk

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    Antonio Campa
    di Antonio Kampa
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    Mi chiamo Antonio, sono nato in provincia di Lecce, ho vissuto in un paese di 1500 anime fino al conseguimento della Laurea in Economia Aziendale; amo la mia terra e la mia cultura, ma la vita sa essere imprevedibile. Vivo in Russia da un anno e mezzo e ho capito che il destino è l’insieme di scelte che prendiamo nella vita di tutti i giorni.

    La mia è la storia di un ragazzo come tanti che un giorno, l’ennesimo senza una prospettiva futura, decide di voler dare una svolta alla sua vita, di imprimere nel suo curriculum un qualcosa di particolare, di eccezionale, come ad esempio un diploma di laurea specialistica in Economia da conseguire in Russia e la possibilità di parlare più lingue.

    Per questo da Marzo 2014 inizia una fitta corrispondenza per valutare in quale Università della Madrepatria avrei continuato i miei studi; la scelta alla fine è ricaduta sulla Chelyabinsk State University, e posso già garantire che non mi sono per nulla pentito della decisione presa, anzi sono assolutamente entusiasta del percorso fatto fino ad ora qui a Chelyabinsk e soprattutto della prospettiva futura (quella che prima non c’era nemmeno a pagarla) che ho davanti a me.

    In ogni caso devo ringraziare la mia famiglia, nonché tutti coloro che hanno contribuito alla mia crescita educativa in tutti fin da quando sono piccolo, se qui sono apprezzato e considerato è soprattutto merito loro; ma a tal proposito una domanda mi sovviene spesso, ossia:

    “Perché andare fino a Chelyabinsk per sentirsi apprezzato e soddisfatto di se stesso?”

    Credo che le persone che ho ringraziato prima, non abbiano speso tante forze, denaro e tempo per vedermi catapultato nella così chiamata città carro armato, perché qui Stalin decise di muovere le fabbriche di produzione bellica durante la seconda guerra mondiale.

    Io dal canto mio che cosa posso dirvi, il primo giorno alle 4.30 di mattino del 26 Settembre 2014, all’aeroporto di Chelyabinsk c’era Dmitri Aleksandrovich Pletnev ad aspettarmi ed aiutarmi a prendere le valigie; Dmitri Aleksandrovich è Professore dell’Istituto di Economia dove sto studiando, mio curatore e capo del dipartimento di ricerca dell’Istituto, infine è il relatore della mia tesi, insomma una di quelle persone che ho sempre guardato dal basso verso l’alto. 

    Però qui ho scoperto che un professore può chiamarti per nome, anzi può chiamarti al telefono e anche risponderti se hai un problema, ho scoperto che per un appuntamento con un professore non serve annunciarsi tramite mail, basta andare nel suo ufficio. Qualcuno potrebbe anche pensare che il Prof. Pletnev mi aspettò all’aeroporto alle 4.30 del mattino e con l’autista dell’università mi accompagnarono gratuitamente fino al mio dormitorio perché io sono italiano, anzi europeo; in parte può essere vero ma ho scoperto che i Professori nelle Università russe chiamano gli tutti studenti per nome, hanno lezioni in classi piccole, con un massimo di venti, venticinque alunni; ho scoperto che in Russia le sessioni d’esame esistono ma sono più flessibili, se non passi un esame puoi chiedere al prof quando è libero per poter ripetere l’esame, anche il giorno seguente, in ufficio fra una lezione e l’altra.

    Ah! Qui in Russia ho scoperto che il Prof non ha il suo ufficio personale ma solo la scrivania, io per esempio divido il mio ufficio con Dmitri Aleksandrovich, Madina una dottoranda, e dopo altre due professoresse, Irina Belova e Daria Benz; i Professori sono tutti molto giovani, in media sotto i 40, ma in genere abbiamo professori di tutte le età, anzi qui anche i dottorandi fanno prima di tutto lezione, un modo per fare pratica e per essere inseriti nel mondo universitario, un processo che in genere dura molti anni. Qualcuno si starà chiedendo cosa significa il fatto che divido il mio ufficio con altre persone: si è vero ho dimenticato di dire che a Maggio 2015, Viktor Ivanovich Barhatov, direttore e fondatore del nostro Istituto, colui che ha accettato la mia richiesta di poter studiare in Russia, e Dmitri Aleksandrovich mi chiesero se volessi lavorare come ricercatore, io accettai e a distanza di un anno il risultato è il seguente: quattro pubblicazioni già pubblicate e due in fase di pubblicazione, di cui tre in inglese due in russo e una in italiano; e poi un progetto sul capitalismo, cinque conferenze delle quali una a San Pietroburgo e due a Mosca, ma soprattutto esprimere idee, essere considerato e poter agire in piena libertà con persone che credono in te.

    Credo che quando in Italia certi politici e affaristi vari parlano di futuro ai giovani e di meritocrazia e quant’altro, si puntellano sulla poltrona che hanno occupato e con i loro tentacoli tentano di difendere la loro fetta di potere, come un baronetto di epoca feudale ecco. Per questa ragione forse ho accettato di rimanere anche dopo il conseguimento della laurea a Luglio, infatti a settembre ritornerò per continuare a lavorare qui alla Chelyabinsk State University, ci tengo a sottolineare che lo stipendio è basso per dirla in maniera diplomatica, ma mi permette di svolgere una vita normale e in ogni caso molto più indipendente di quella che facevo in Italia, strano ma vero i primi contributi della mia vita parlano Russo. Un anno e mezzo fa arrivai a Chelyabinsk senza parlare una parola in Russo, senza leggere questo incomprensibile alfabeto; durante il primo giorno in Russia il direttore del mio Istituto, V.I. Barhatov mi volle incontrare e scambiare due chiacchere con me, bevemmo anche de te e mangiammo alcuni a dolcetti insieme qualcuno ancora una volta può pensare che il tutto fu organizzato per impressionare l’italiano che è giunto a Chelyabinsk, ma la verità è che qui il direttore incontra tutti i futuri studenti dell’Istituto che dirige, solo che in genere gli incontra ad Agosto, prima dell’inizio dell’anno accademico.

    Mi regalò due biglietti per un concerto di musica tradizionale locale, un vaso di due kili di miele (qui c’è del miele stupendo), e prima di andarmene mi strinse la mano e disse che sperava di poter parlare con me un giorno in russo; da quel momento la strada è stata tosta eh, ad esempio la prima lezione di economia fu da incubo, non capii assolutamente nulla, per non parlare delle abitudini diverse, del clima, delle persone. Ma insomma passo dopo passo a dicembre passai il primo esame, Inglese, poi il secondo in Probabilità, poi passai l’esame di lingua russa (che ho studiato qui alla Chelyabinsk State University per tue quadrimestri), e dopo via via tutti gli esami, non solo universitari ma anche quelli riguardanti la vita quotidiana: ad esempio capire la cassiera al supermercato, intuire quale bus porta al posto che ti serve; questi sono tutti tasselli che, sommati, mi hanno portato a quello che sono ora, ossia uno studente al secondo anno di specialistica (magistratura in russo), con un esame da dare in Econometria e la discussione della tesi (in Russo), una conoscenza del russo tale che mi permette di lavorare e spiegare le mie idee a tutti qui, e soprattutto una conoscenza della Russia e dei russi vera, reale, che nulla ha a che vedere con quello che a volte leggiamo sui giornali e via dicendo, io la Russia la vivo e fidatevi so di cosa parlo.

    Il futuro? Non lo so, ma posso dirvi che abbiamo appena iniziato un progetto per cercare di far venire nel nostro istituto nuovi studenti stranieri, attualmente ci sono anche due cinesi, uno di questi si chiama Andrei (gli piace questo nome anche se in realtà si chiama Cheng Kailun), studia al primo anno e so che si è fatto tanti di quei amici russi che il Sabato e la Domenica è sempre da qualche parte. Che devo dire, beato lui che trova il tempo!

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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    studenti, Esperto
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