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    Maternità: diritti delle mamme russe e italiane

    © flickr.com/ Leo Reynolds
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    Non è un segreto che le donne italiane partoriscono sempre meno bambini. L'anno 2015 ha sancitio il minimo storico di nascite dall'Unità d'Italia a oggi. Anche in Russia la situazione non è delle migliori, però le cause principali sono la situazione economica, dovuta alle sanzioni, crollo del prezzo di petrolio e il vuoto demografico degli anni 90.

    Con una media di 1,7 bambini per donna in Russia è il tasso più alto di fertilità nell'est europeo, in Italia invece questo numero pari al 1,37.

    In ogni caso ci sono tanti problemi che devono affrontare sia donne russe, sia italiane. Siccome sono diventata mamma in Italia, ho conosciuto piùttosto bene i problemi della maternità in Italia. Per cominciare, l'annuncio di una donna di aspettare un bambino sicuramente non fa gioire nessun dattore di lavoro, ne russo, ne italiano, e ovviamente la reazione del titolare dipende dal suo livello etico culturale.

    Quando ho annunciato ai miei capi di aspettare il bambino, lui è rimasto impietrito e muto per qualche minuto e lei, tossendo col nervosismo, è riuscita a piegare la bocca in una specie di sorriso dicendomi "caspita! Congratulazioni ".

    Ho lavorato fino il nono mese, e come ringraziamento sentivo dalla moglie del capo (madre di due figli), che la maternità ha un costo per l'azienda e le stupide infinite battute sul mio "grazioso" stato. Premetto, che lavorare fino il nono mese, mi ha spinto la volontà di stare con mio figlio un mese in più, visto che in Italia una volta finita sia la maternità obbligatoria (5 mesi), che facoltativa (6 mesi), la donna deve rientrare al lavoro oppure viene licenziata. In Russia invece la situazione è diversa, la donna può rimanere a casa fino al compimento del terzo anno del bambino, e fino un'anno e mezzo dell'età del piccolo riceve anche un sostegno economico, e il suo posto d i lavoro viene conservato. Certamente finita la maternità obbligatoria, è la scelta di ogni mamma se rientrare al lavoro o rimanere ancora con il piccolo, probabilmente qui giocano i fattori come attaccamento al figlio, paura di perdere lavoro o dell'arresto di crescita professionale.

    In Italia una donna su quattro perde il lavoro entro i primi due anni di vita del bambino, in Russia circa 19% delle donne per poter stare a casa con il bambino, rinuncia al lavoro. Io posso aggiungere, che delle ragazze con cui frequentavo il corso preparto, soltanto il 40% è riuscito a mantenere il posto di lavoro dopo la nascita del figlio.

    Quanto costa la maternità?
    © Fotolia/ Andy Dean
    Quanto costa la maternità?

    Istat dice, che riescono a trovare un'occupazione il 46% delle donne in Italia, che è uno dei coefficienti più bassi dell'Europa, in Russia invece la percentuale (69%) è a pari degli Stati Uniti e Australia. Un'altro dato sorprendente è che la Russia occupa il primo posto per il numero delle donne dirigenti. Ciò dimostra, che trovare l'impiego per una donna in Russia è molto più facile che in Italia, e se ad un certo punto una mamma decide di rimanere più tempo a casa con il proprio figlio, rinunciando al lavoro, lei comunque si sente abbastanza sicura di trovare un'altro nel tempo debito.

    Invece in Italia la donna non può permettersi di fare una cosa del genere, perché se rinuncia al lavoro, trovarne un'altro diventa quasi impossibile. Conosco tante ragazze italiane, brave, preparate, che dopo la maternità hanno perso il lavoro e non sono più riuscite a trovare un'altro. Da anni che stanno a casa, e hanno pure rinunciato alla ricerca. Per questo motivo tante mamme italiane sono costrette a rientrare al lavoro prestissimo, affidando i piccoli di 3-4 mesi ad altre persone. Comunque io ho potuto fare anche la maternità facoltativa, ovviamente contro la volontà dei miei capi. Una settimana prima del mio rientro mi era arrivata la mail dall'azienda, dove mi veniva comunicato che dovevo fare le ferie almeno per tre settimane, quando mi ero già organizzata con la babysitter e tutto il resto. Incavolata nera chiamai in azienda e dissi che dobbiamo parlare meglio.

    Ci accordammo per un'incontro per poter discuterne meglio. All'incontro sono partiti in quinta, dicendomi che dovevo assolutamente scaricare un po di ferie. "D'accordo, ma perché mi avvisate soltanto una settimana prima, quando mi sono già accordata con la ragazza, che ha lasciato il suo lavoro per tenermi il bambino? " chiesi. Non si sono degnati neanche di rispondermi, insistendo sul fatto, che altrimenti l'azienda doveva rimetterci. Ovviamente a loro non importava, che in questo caso ci dovevo rimettere io, rischiando di perdere la babysitter e di dover lasciare mio figlio con chissà chi.

    Ricordai a loro, che il mio preavviso di prolungamento per la maternità facoltativa è stato dato due mesi prima dello scadere di quella obbligatoria, e comunque si sono arrabbiati per un preavviso così breve, io invece dovevo accettare il preavviso di una settimana. Ero disperata, guardavo loro e poi mio figlio, che mi fissava con occhietti incuriositi e innocenti, ormai non sentivo più le loro voci, pensavo soltanto che un'abbraccio e sorriso del mio bambino vale più di ogni cosa in questo mondo. Come un robot ripetevo ai capi di non aver nessuno e di non poter rinunciare alla babysitter. Probabilmente si sono stancati di contraddirmi, e ad un certo punto hanno mollato e si è arrivati al compromesso. In pratica dovevo fare una settimana di ferie prima del rientro, e altre ferie le consumavo dopo. Rimettevo comunque una settimana, perché la babysitter aveva già lasciato un'altro lavoro, facendo affidamento su di me, e io pur di non perderla, avrei dovuto comunque pagare quella maledetta settimana.

    Ma è stato meglio di niente, non potevo rischiare di perdere il lavoro, d'altronde viviamo nella civile e libera Europa, che fortuna!

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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    Lavoro, famiglia, Italia
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