09:33 21 Settembre 2018
La costruzione del muro al confine tra Austria e Slovenia

Brennero: la difesa della cittadinanza europea

© AFP 2018 / Joe Kalmar
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di German Carboni
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In questi ultimi giorni il nostro Paese, l'Italia, è stato al centro dei riflettori internazionali. Di uno specifico episodio hanno parlato tutti i nostri principali quotidiani, poi quelli austriaci e infine la storia è approdata oltremanica alla BBC e nel nuovo mondo sul New York Times.

L'episodio a cui mi riferisco è la manifestazione che ha visto più di 1000 militanti dirigersi verso il valico del Brennero al confine con l'Austria per forzare la frontiera.

I più accorti lettori potranno giustamente obbiettare che non vi è nulla da forzare grazie a Schengen e del resto così fino all'ultimo si è sperato, ma i manifestanti hanno trovato un nuovo muro, una nuova frontiera nel cuore dell'Europa. L'Austria, dopo aver convocato un controvertice con i Paesi dell'area balcanica, escludendo le istituzioni europee, ha optato per la sospensione unilaterale del Trattato di Schengen, blindando le proprie frontiere con l'appoggio dei Paesi ex jugoslavi memori del debito storico che essi hanno con Austria e Germania per via dell'immediato riconoscimento delle repubbliche separatiste balcaniche.

Oggi questi Paesi ricambiano l'aiuto dato da Vienna vent'anni fa supportando e adottando a propria volta le politiche austriache in materia migratoria.

La decisione dell'Austria non deve stupire, essendo quest'ultima il crocevia della rotta balcanica e di quella mediterranea, qui i migranti decidono o di fermarsi nella piccola repubblica alpina o di proseguire verso mete più ambite come la Germania o gli Stati scandinavi. Non è affatto da escludere quindi il tacito beneplacito tedesco, viste le crescenti tensioni palesate alle ultime elezioni dei Lander con l'incredibile crescita dei consensi di Alternative für Deutschland.

Al Brennero insomma verranno ripresi i controlli persona per persona, auto per auto e come se non bastasse verrà costruito un vero e proprio muro, che non sarà tale solo per i migranti, ma anche per gli italiani.

I primi a trovarsi la Polizei austriaca a bloccare il confine, con tanto di ricorso alla violenza, sono stati proprio i ragazzi dei comitati territoriali e centri sociali di tutta Italia che hanno organizzato la manifestazione del 3 Aprile. I media hanno parlato di un'azione a difesa dei migranti, del loro diritto alla ricerca d'una vita dignitosa. E' stata sicuramente questo, ma non solo: qualsiasi cosa si pensi di quei manifestanti, qualsiasi sia l'idea che si abbia del loro orientamento politico, è innegabile il fatto che essi stessero manifestando anche per noi e per la nostra progenie.

​Se qualcosa di buono ha prodotto l'integrazione europea, se qualcosa ha davvero influenzato la forma mentis dei cittadini dell'Unione, è la consapevolezza radicata, al punto di diventare un diritto assodato, di potersi muovere liberamente tra i Paesi membri, di poter cercare così un futuro migliore, di poter crescere umanamente, culturalmente e costruire quella coscienza europea che un giorno possa permetterci di ergerci come un unico soggetto continentale in grado di difendere i propri interessi contro gli altri giganti della geopolitica.

Che tale diritto fino ad ora sia stato concepito soprattutto come funzionale alla libera circolazione della forza lavoro, insieme a merci e capitali all'interno del mercato europeo, non sfugge a nessun analista o giornalista. E' qui uno dei sensi della manifestazione sul Brennero: iniziare a capovolgere tale paradigma mercatocentrico, che ha sempre caratterizzato l'UE. Un'operazione che parta dalla libertà di movimento dei cittadini, intesa come diritto di operare la propria crescita umana, costruirsi un proprio futuro, scardinando le precondizioni sociodemografiche, perché ogni cittadino europeo dovrebbe avere il diritto di vivere, studiare e lavorare dove desidera e avere pieno accesso ai diritti, qualcosa che è insito nello stesso concetto di cittadinanza, ma che con i nuovi muri, la concessione al Regno Unito di sospendere le prestazioni del welfare per i cittadini non britannici per i prossimi sette anni e la legge belga che permette l'espulsione di chi non guadagna abbastanza, sta venendo meno.

Crisi dei migranti
© Sputnik . Vitaly Podvitsky
La crisi dei migranti paralizza l'Europa

E' ovvio poi che l'apertura totale delle frontiere esterne pone importanti quesiti in termini di integrazione sociale e culturale. L'Europa non è un tutt'uno omogeneo e presenta importanti peculiarità, esemplificate da entità specifiche e subnazionali, che già rischiano la scomparsa a causa dell'assimilazione operata dall'etnie maggioritarie e si trovano ulteriormente in pericolo per via del massiccio afflusso in tempi brevi di nuove componenti culturali. Si giunge a chiedersi quale debba essere il ruolo delle civiltà autoctone, quale la loro importanza e quale ricchezza offrano ad una società ormai globalizzata. Si pongono inoltre questioni di enorme importanza sociale circa lo sfruttamento della nuova forza lavoro, alimentata dai flussi migratori e la connessa sottrazione dei diritti del lavoratore a fronte dell'eccesso di offerta di manodopera, il cui costo continua a calare a picco.

Queste sono importanti questioni, che non possono richiedere risposte immediate e semplici né da una parte, come può essere la destra populista, né dall'altra come in alcuni ambienti della sinistra, anzi per certi versi si pone la necessità di un importante lavoro teorico ancora irrisolto.

Eppure il dato di fatto resta: quel muro è un'ingiustizia, lo è verso i migranti, lo è verso di noi; se non nell'interesse dei primi, almeno nel nostro bisogna mettere da parte le proprie bandiere, le proprie sterili, fossili posizioni fatte di vuote parole d'ordine e guardare con simpatia alla manifestazione dei ragazzi del 3 Aprile, magari appoggiando la prossima, perché sul Brennero stavano difendendo anche noi, la nostra cittadinanza, i nostri diritti.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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migranti, Austria, Italia
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