“Qualcuno ha voluto fermare la pandemia”: controversia sull’origine del coronavirus

Con la comparsa della variante omicron, si è cominciato nuovamente a parlare di una possibile origine in laboratorio del coronavirus. Diversi scienziati hanno espresso il loro sostegno a questa ipotesi. Tuttavia, rimangono in numero superiore i dati per cui il COVID-19 sarebbe stato trasferito all’uomo dalla natura.
Sputnik

Troppe stranezze

"Perché è importante indagare sulla provenienza della variante omicron? Perché la questione non può essere relegata in secondo piano o rimandata a dopo la pandemia?", si chiede Alina Chen, biologa molecolare presso il Massachusetts Institute of Technology e Harvard e coautrice di "VIRAL: In Search of the Origin of COVID-19".
La versione di una fuga di laboratorio del SARS-CoV-2 è sempre stata considerata probabile da Chen. Durante l'estate la scienziata ha accolto con favore un'indagine avviata dalle agenzie di intelligence statunitensi sul tema. Tuttavia, non si è stati in grado di risolvere il mistero.
L'improvvisa comparsa della variante omicron ha aggiunto benzina sul fuoco. La variante altamente mutata si sta diffondendo a ritmi elevati. È ormai predominante nel Regno Unito e negli Stati Uniti e sta aumentando rapidamente la sua diffusione anche in altri Paesi europei.
"Se la diffusione di omicron in tutto il mondo avverrà in maniera analoga a quanto abbiamo visto finora, c’è forse mai stato almeno un altro virus che si è diffuso così rapidamente e ad ampio spettro su tutto il globo?”, si chiede il virologo Aris Katzourakis dell'Università di Oxford.

Un vaccino vivo

"Stiamo osservando una variante altamente contagiosa che si sta diffondendo alla velocità di un incendio boschivo. In Inghilterra ogni 2 giorni il numero di contagi raddoppia", osserva Pyotr Chumakov, biologo molecolare e corrispondente dell'Accademia nazionale russa delle Scienze. In un'intervista su YouTube ha spiegato perché l'ipotesi di un'origine artificiale di omicron non sia da considerarsi infondata.
"Disponiamo della tecnologia per crearla. È comparsa all'improvviso. In una sola variante sono concentrate le principali mutazioni della proteina spike. È strano. Non riesco a immaginare come sia successo", sostiene lo scienziato.
In passato Peter Chumakov, specialista in virus oncolitici, ha descritto omicron come un vaccino vivo che potrebbe porre fine alla pandemia. "Questa variante si diffonde rapidamente, eludendo le difese immunitarie, quindi infettando sia i non vaccinati sia i vaccinati, ma non causando malattie gravi. Si creerà dunque una categoria di persone “immuni”", sostiene il ricercatore. "Qualcuno ha voluto fermare questa pandemia", ha dichiarato.
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Ha dovuto rispondere a molte critiche da parte della comunità scientifica sia sui media tradizionali che sui social media. Su Facebook, commentando il post di un collega, scrive: "Posso dire assumendomi le responsabilità del caso che, lavorando in maniera seria a una simile attività, è possibile creare una sorta di vaccino vivo contro il COVID. Che poi nessuno si farebbe inoculare questo vaccino, nonostante i test ne dimostrino la sicurezza, è un altro discorso. Ma è del tutto possibile fare in modo che il virus si diffonda passando in osservato e fungerebbe da “ritorno di fiamma” spazzando via le varianti che causano patologie gravi”.
Alexander Sergeev, direttore dell'Accademia nazionale russa delle Scienze, ha anche suggerito l'idea di un'origine non esattamente naturale. Secondo lui, il virus potrebbe essersi evoluto durante i test dei farmaci contro la variante delta.
I sostenitori di questa ipotesi sottolineano spesso che si tratta più probabilmente di un incidente che di un rilascio deliberato del virus sulla popolazione umana. Questi casi si sono già verificati in passato. Uno dei più recenti è stato lo scoppio all'inizio di dicembre del patogeno del COVID-19 in un laboratorio dell'Academia Sinica, il più grande istituto di ricerca di Taiwan. Un giovane tecnico di laboratorio del luogo si è ammalato, le autorità hanno indagato e hanno scoperto che il personale del laboratorio non aveva seguito le precauzioni nel maneggiare le cavie infette. Indossavano maschere e altri dispositivi di protezione in modo improprio, non indossavano 2 paia di guanti, non indossavano occhiali protettivi e non si toglievano l'attrezzatura nel giusto ordine.

È molto più semplice di così

Tuttavia, la maggior parte degli esperti propende per l'ipotesi di un virus proveniente dalla natura. La possibilità di fuoriuscite di virus dal laboratorio è considerata improbabile. Il gruppo di esperti dell'OMS in visita in Cina per indagare l’origine della pandemia non ha trovato alcuna prova.
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Il dottor Michael Worobey, virologo dell'Università dell'Arizona che ha studiato le origini del SARS-CoV-2, ha delineato una cronologia dettagliata degli eventi accaduti a Wuhan in un recente articolo pubblicato su Science e ha concluso quanto segue: tutti i segnali riconducono al mercato di Huanan dove veniva commercializzata la fauna selvatica, compresi animali suscettibili a contrarre il coronavirus. Tra questi vi sono, per esempio, i cani procione tra i quali durante la pandemia sono stati registrati casi di SARS-CoV-2.
Worobey ha analizzato tutti i casi noti di COVID-19 con i quali è iniziato l'epidemia alla fine del 2019 e li ha mappati nella città. La maggior parte delle infezioni sono concentrate intorno al mercato di Huanan, specialmente vicino alla sua estremità occidentale, dove erano tenuti in gabbia i cani procione. Nonostante il sistema cinese di allerta rapida per le epidemie, gli animali non sono stati testati per l'agente patogeno e il mercato stesso non è stato chiuso fino al 1° gennaio.
Il serbatoio naturale dell'agente patogeno del COVID-19 non è stato ancora trovato, ma ci sono speculazioni a riguardo. I virus simili alla SARS sono noti per infettare i pipistrelli ferro di cavallo che vivono nelle grotte del Vecchio Mondo. I genomi di SARS-CoV-2 e SARS-CoV, che ha causato l'epidemia di SARS nel sud-est asiatico più di 15 anni fa, si sovrappongono per il 75%. Ci sono anche specie più strettamente correlate. Per esempio, il coronavirus RaTG13 rilevato nei pipistrelli nelle grotte della provincia di Yunnan si sovrappone per il 96% e i virus trovati in Laos sono simili quasi al 97%.
All’interno della proteina spike che si attacca alla cellula umana SARS-CoV-2 presenta una sequenza di 4 aminoacidi che sono responsabili della sintesi della furina, un enzima che facilita la penetrazione dell'RNA virale attraverso la membrana cellulare. La sezione di furina è presente anche nel virus dell'influenza ma è assente nelle specie simili alla SARS.
Come ci sia finita nel genoma del nuovo coronavirus è un mistero che, fino a poco tempo fa, fungeva da supporto all’ipotesi di una modifica genetica di natura artificiale.
Alcuni scienziati dell'UE hanno fatto luce sul problema. Hanno analizzato i genomi dei virus simili alla SARS che infettano i pipistrelli nelle grotte europee e hanno trovato 10 specie che differiscono di una o due lettere dalla sezione di furina della SARS-CoV-2. "Questo dimostra l'origine evolutiva naturale della SARS-CoV-2 nei pipistrelli, con o senza un ospite intermedio", concludono gli autori del documento, presentato come preprint.
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Come sia nata la variante omicron non è ancora chiaro. I genetisti del Sudafrica che hanno scoperto la variante hanno presentato tre versioni. La più plausibile è che si sia evoluto in un soggetto COVID-19 gravemente malato con un sistema immunitario indebolito. Il coronavirus potrebbe aver viaggiato verso ospiti mammiferi intermedi, essere mutato ed essere saltato di nuovo agli esseri umani. Oppure potrebbe aver avuto origine all'inizio della pandemia, essere circolato in qualche comunità chiusa, ed essere semplicemente passato inosservato a causa di un numero insufficiente di tamponi.
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