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75° Anniversario della Vittoria
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Il 75° anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale (69)
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Due siluri, un obiettivo, tanti nazisti colpiti: 75 anni fa, nella notte del 17 aprile 1945, il sommergibile sovietico L-3 attaccò la nave militare nazista Goya. Dei 7.000 tra soldati e ufficiali della Wehrmacht che si trovavano a bordo furono solo 185 i superstiti.

Sputnik vi riporta alcuni degli attacchi maggiormente riusciti inferti da sommergibili sovietici.

Attacco durante la notte

Verso la seconda metà di aprile 1945 il sommergibile diesel-elettrico L-3 Leninets guidato dal capitano di terza categoria Vladimir Konovalov era già operativo da diversi giorni nelle acque baltiche. Il mezzo pattugliava l’ingresso alla Baia di Danzica tramite la quale i tedeschi nell’ambito dell’operazione Annibale stavano evacuando via mare dalla Prussia orientale le truppe sconfitte. Il Goya di stazza pari a 5.230 tonnellate aveva già effettuato 4 traversate e trasportato in territorio nazista circa 20.000 tra soldati e ufficiali della Wehrmacht. La quinta traversata fu l’ultima.

All’imbrunire del 16 aprile l’L-3 individuò un gruppo di 3 navi e 2 pattugliatori. Konovalov grazie al periscopio scelse di attaccare l’obiettivo di dimensioni maggiori. Ma per raggiungere il nemico, il sommergibile dovette riemergere e muoversi in superficie. I natanti tedeschi si muovevano a spron battuto e l’L-3 pompava al massimo i motori. I sommergibili sovietici furono aiutati dalla sorte. Alle 22:30 la motonave Kronenfels era alla deriva per via di un guasto nella sala macchine. L’intero gruppo fu costretto a fermarsi. Il guasto fu riparato in un’ora circa. In quell’arco di tempo l’L-3 era riuscito ad eseguire alcune manovre e a passare all’attacco. Konovalov diede l’ordine di lanciare i siluri intorno a mezzanotte. Dopo pochi secondi i dispositivi rilevarono due esplosioni nell’area di ubicazione dell’obiettivo. Un siluro colpì la sala macchine del Goya e il secondo esplose in corrispondenza della prua. L’esplosione fu tale che gli alberi della nave si schiantarono sul ponte provocando colonne di fiamme e fumo. In pochi minuti il natante affondò.

I pattugliatori si misero all’inseguimento del sommergibile sovietico, ma l’L-3 riuscì a seminarli e ritornò con successo alla base. I tedeschi subirono enormi perdite: dei 7.000 soldati a bordo del Goya i superstiti furono solamente 185. Il capitano di terza categoria Vladimir Konovalov per quest’operazione fu insignito del titolo di Eroe dell’Unione sovietica.

Siluro “Per la patria”

La vittoria più celebre riportata dai sommergibili sovietici durante la Grande guerra patriottica è l’attacco andato a buon fine ai danni della nave passeggeri tedesca Wilhelm Gustloff inferto dall’equipaggio dell’S-13 guidato dal capitano di terza categoria Aleksandr Marinesko il 30 gennaio 1945. Persero la vita circa 6.500 persone, tra cui circa 1.300 sommergibilisti. Dopo questo colpo la Kriegsmarine non si riprese più fino alla fine della guerra.

Come il Goya, anche la Wilhelm Gustloff trasportava militari e sfollati tedeschi dal porto di Danzica. Sebbene non fosse il massimo da un punto di vista strategico, la nave seguiva una traiettoria lineare senza effettuare manovre antisommergibile e senza nemmeno spegnere l’illuminazione a giorno. Alle 19:00 circa del 30 gennaio 1945 dal sommergibile S-13, che si trovava in superficie, furono avvistate le luci. Il sommergibile partì all’inseguimento. Alle 21:00 l’S-13 si diresse verso l’obiettivo partendo dalla costa dove meno era probabile che arrivasse una minaccia. Alle 21:04 a una distanza inferiore ai 1.000 m i sovietici lanciarono il primo siluro che recava la scritta Za rodinu (in it., Per la patria) e poi altri due recanti le diciture Za sovetsky narod (in it., Per il popolo sovietico) e Za Leningrad (in it., Per Leningrado). I siluri colpirono con successo la nave.

La Wilhelm Gustloff fu gravemente danneggiata e affondò dopo circa un’ora. I superstiti furono solo 2.500. La maggior parte delle vittime furono civili sfollati: per questo motivo, gli storici occidentali definiscono Marinesko un criminale di guerra. Tuttavia, l’ufficiale sovietico non infranse alcuna legge scritta o non scritta.

In primo luogo, a bordo della Wilhelm Gustloff vi erano armamenti, il che la rendeva un obiettivo di per sé. In secondo luogo, la nave trasportava soldati dell’esercito. In terzo luogo, il natante era scortato da una nave militare e non recava segni di riconoscimento di nave ospedale.

Senza petrolio

Talvolta un attacco silurante che vada a buon fine è in grado di influenzare in maniera significativa l’esito di un’intera guerra proprio come dimostrarono nell’autunno del 1941 i sommergibili della Flotta del Mar Nero. Il 29 settembre il capitano Aleksandr Devyatko, a capo del sommergibile Sh-211, identificò al largo delle coste bulgare un gruppo di navi che partiva dalla città romena di Costanza e si dirigeva verso l’Italia.

L’ufficiale decise di attaccare la nave ammiraglia, ossia la petroliera italiana Superga di stazza pari a più di 6.000 tonnellate e stracolma di greggio. I sommergibili avevano già preparato per il lancio tre siluratori di prua quando furono costretti a immergersi rapidamente: infatti, fu rilevato un pattugliatore nelle vicinanze. Tuttavia Devytako non si arrese, eseguì una manovra e attaccò la Superga con siluratori di poppa. La petroliera fu colpita, ma rimase a galla. Lo Sh-211, abbandonato l’inseguimento, ritornò indietro. La sera del giorno successivo Devyatko, avvicinatosi di nascosto a 370 m dalla Superga, la colpì con due siluri.

Nella notte del 5 novembre 1941 a distinguersi fu l’equipaggio del sommergibile Sh-214 guidato dal capitano Vladimir Vlasov. Questi, infatti, silurò la petroliera italiana Torcello di stazza pari a 3.500 tonnellate, partita dal Bosforo e diretta verso Costanza. Bastò un siluro a una distanza di 740 m. In un solo mese l’Italia fascista perse 2 delle 5 petroliere che trasportavano carburante dalla Romania.

Il successo delle operazioni condotte dai sommergibili sovietici indusse Roma a rinunciare alle forniture di carburante romeno per le proprie navi fino a metà maggio 1942. L’intera flotta italiana gettò le ancore cedendo di fatto il Mediterraneo agli inglesi. Questi presero la situazione in mano e ne approfittarono per colpire le navi tedesche che approvvigionavano i Paesi africani dell’Asse di carburante, munizioni, mezzi e soldati. In sostanza, due attacchi siluranti andati a buon fine permisero agli Alleati di porre fine alle operazioni in Africa settentrionale.

Tema:
Il 75° anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale (69)
Tags:
URSS, URSS, Difesa, Grande Guerra patriottica, Seconda Guerra Mondiale
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