01:46 27 Novembre 2020
75° Anniversario della Vittoria
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Il 75° anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale (75)
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Uno dei maggiori campi di concentramento nazisti in territorio tedesco, quello di Buchenwald, fu liberato l’11 aprile 1945. Durante la Seconda guerra mondiale i nazisti sterminarono in questo campo più di 76.000 persone, tra uomini, donne e bambini.

Philipp Neumann-Thein, dottore di ricerca e vicedirettore della Fondazione per il Memoriale di Buchenwald e Mittelbau-Dora, ha raccontato in un’intervista rilasciata a Sputnik chi abbia liberato Buchenwald, perché gli americani abbiano portato gli abitanti di Weimar a vedere il campo liberato, chi oggi continua a seguire il Giuramento di Buchenwald e cosa pensano oggi gli ex prigionieri della crescita degli estremismi di destra in Germania e nel mondo intero.

— La cerimonia per il settantacinquesimo anniversario della liberazione del campo di concentramento nazista di Buchenwald, il cui svolgimento era previsto nel Teatro nazionale di Weimar, è stata cancellata. Si terrà comunque una manifestazione in memoria di quest’evento l’11 aprile a Buchenwald?

— Per via dei provvedimenti di contrasto alla diffusione del coronavirus al momento non ci è possibile tenere alcun evento. Per questo abbiamo invitato le rappresentanze diplomatiche dei Paesi dei deportati a Buchenwald, nonché i partiti democratici tedeschi a ordinare delle corone di fiori. Fortunatamente molti hanno approfittato di questa possibilità e fra questi figura anche la Rappresentanza della Federazione Russa. L’11 aprile queste corone saranno poste sull’allora Appelplatz, ossia la piazza centrale dell’ex lager, a memoria di tutte le vittime del campo di concentramento di Buchenwald. Documenteremo questa immagine, organizzeremo una trasmissione in streaming in modo che tutti (in particolare, gli ex prigionieri che non sono potuti venire a festeggiare l’anniversario della liberazione) possano prendere parte all’evento dovunque si trovino. In tal modo, desideriamo ricordare anche in questo momento la liberazione del campo e le vittime. Speriamo davvero che l’evento possa avere una grande risonanza.

— Perché è importante continuare a parlare di Buchenwald nonostante la crisi?

— Ad un certo punto supereremo la crisi del coronavirus che oggi attanaglia il mondo intero. Questioni fondamentali ed elementari legate alla storia di Buchenwald continueranno ad essere di attualità. Si tratta di questioni quali: come è stato possibile che crimini simili venissero perpetrati, in che modo si divenne sostenitori del regime, cosa ci potrebbe aiutare a difendere la democrazia, lo stato di diritto e i diritti umani oggi.

Gli ex prigionieri di Buchenwald hanno tratto lezioni importanti da ciò che hanno vissuto. Furono liberati l’11 aprile 1945 e già il 19 aprile si tenne la commemorazione per i caduti in occasione della quale si pronunciò il Giuramento di Buchenwald: “Il nostro motto è eradicare il nazismo. Il nostro obiettivo è creare un nuovo mondo di pace, un mondo estraneo alla guerra”.

Molti ex prigionieri per tutta la loro vita si sono dedicati alla realizzazione degli obiettivi del giuramento in svariati Paesi. Oggi il nostro obiettivo primario è garantire la pace e la prosperità in tutto il mondo. Purtroppo si registrano diversi fenomeni che dovrebbero preoccupare tutti. In Germania raccolgono consensi partiti e movimenti i quali diffondono idee antidemocratiche di estrema destra che minimizzano il nazionalsocialismo (uno dei leader del partito di destra Alternativa per la Germania, Alexander Gauland, ha dichiarato nel 2018 che nella storia millenaria della Germania Hitler e il nazionalsocialismo sono solamente una macchia scura (in tedesco, Vogleschiss, escremento di uccello), NdR) tanto da invitare a una “inversione di 180° della memoria politica” (cfr. discorso pronunciato nel 2017 da Bjoern Hoecke, leader della sezione di AfD della Turingia, NdR). È arrivato il momento in cui dobbiamo riconoscere in maniera più decisa che mai che la democrazia, la separazione dei poteri e lo stato di diritto non sono elementi da dare per scontato. Infatti, è necessario tutelare questi valori ogni giorno. In tal senso, studiare ciò che successe a Buchenwald può aiutarci a capire quanto siano al tempo stesso fondamentali e fragili questi valori.

— Lei ha menzionato la liberazione del campo di Buchenwald dell’11 aprile. Alcune fonti riportano che gli americani abbiano liberato Buchenwald il 13 aprile. È vero che la rivolta armata dei prigionieri dell’11 aprile permise loro di liberarsi in autonomia?

— Oggi sappiamo che nel tardo pomeriggio dell’11 aprile 1945 due divisioni dell’esercito statunitense raggiunsero il campo di concentramento di Buchenwald: una dislocata nell’area delle SS e l’altra più a nord, nell’area preposta ai servizi. Vi fu solamente un breve contatto con i prigionieri. Poi gli americani si diressero subito verso Weimar. Ma in seguito all’arrivo dell’esercito statunitense le SS del campo fuggirono. Questo permise alla resistenza armata di prendere il controllo del campo. Fu una liberazione dall’esterno, grazie all’esercito USA, e dall’interno, grazie alla resistenza armata dei prigionieri. Sul sito web è possibile consultare gli eventi in ordine cronologico per ricostruire le tappe della liberazione. Le divisioni delle SS furono fino alla fine estremamente organizzate, armate fino ai denti. I prigionieri, invece, si trovavano in una situazione sfavorevole. La fuga delle SS fu un fattore decisivo per il successo dell’operazione di resistenza. Il 13 aprile gli americani presero in carico la gestione del liberato campo di Buchenwald e misero tempestivamente in atto delle misure per prestare aiuto ai prigionieri superstiti.

— È noto l’aneddoto secondo cui le autorità americane di occupazione poco dopo la liberazione di Buchenwald organizzarono una visita del campo per gli abitanti di Weimar in modo da mostrare ai civili cosa fosse accaduto. Non avrebbero potuto raccontarlo loro?

— Su ordine del generale statunitense George S. Patton, un migliaio di cittadini di Weimar dovettero visitare il campo di concentramento di Buchenwald il 16 aprile. I civili giunsero a piedi, si tratta di circa 10 km dal centro cittadino. Oggi lungo quello stesso cammino è possibile osservare delle immagini fotografiche che rendono l’esperienza quasi una gita. Era un bellissimo giorno di sole, intorno dominava il verde. Gli americani volevano che i tedeschi si confrontassero direttamente con i crimini commessi a Buchenwald per rieducarli in un certo qual modo. Volevano mostrare loro cosa fosse accaduto nelle loro immediate vicinanze. Ad esempio, si è conservata una fotografia che raffigura un camion con rimorchio fermo davanti all’ingresso del crematorio e pieno fino all’orlo di corpi di prigionieri. Questa immagine fu mostrata agli abitanti di Weimar. La maggior parte di loro reagì dicendo che non ne sapeva nulla e che non ne era responsabile.

— È davvero possibile che la popolazione non sapesse proprio niente di questo?

— Di fatto, così come anche altri campi di concentramento, quello di Buchenwald era strettamente legato con il circondario.

Ad esempio, i civili impegnati nella prestazione di servizi vari avevano contatti con il lager, vi si recavano per lavoro e molti nel tempo erano venuti a sapere che cosa venisse fatto ai prigionieri. Molti treni diretti al campo di Buchenwald sostavano alla stazione di Weimar e sappiamo da comunicati dei sopravvissuti che i passanti facevano finta di niente e lanciavano pietre contro i prigionieri. Alcune squadre di prigionieri furono incaricate di eliminare le bombe dopo i bombardamenti su Weimar e altre città tedesche. Era evidente lo stato in cui versavano quelle persone. Chiaramente, alcuni tentarono di dare da mangiare ai prigionieri, ma altri si scatenarono anche violentemente contro di loro.

Le peggiori atrocità furono perpetrate durante le cosiddette “marce della morte” durante le quali le SS obbligavano i prigionieri a uscire dai campi (come Auschwitz o Buchenwald) e li portavano al fronte. I prigionieri che non riuscivano ad andare venivano fucilati dalle SS, morivano assiderati o per la fame. Talvolta tutto ciò accadeva all’interno o in prossimità di centri abitati. Dunque, i civili potevano avere un assaggio di ciò che accadeva a Buchenwald. La “amnesia” del 1945, a mio avviso, fu legata al fatto che i civili tedeschi temevano di poter essere considerati responsabili dei crimini dei nazisti. Molti volevano mettere una croce sopra al passato e ricominciare da zero come se nulla fosse accaduto. Volevano dimenticare e seppellire questa storia.

— Lei si è detto preoccupato per determinate figure politiche tedesche e di altri Paesi, le quali oggi si permettono di mettere in dubbio pubblicamente la storia della Seconda guerra mondiale e i crimini nazisti. Come hanno reagito gli ex prigionieri? A suo avviso, la popolazione ha tratto qualche insegnamento dalla Seconda guerra mondiale?

— Naturalmente dopo il 1945 alcuni insegnamenti sono stati tratti a partire dalle terribili atrocità commesse dai nazisti. Una delle conseguenze fu che la democrazia e la società civile si sono radicate nella Germania odierna in maniera più profonda rispetto che nella Repubblica di Weimar. La Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, approvata dall’Assemblea generale dell’ONU nel 1948, è chiaramente una delle lezioni più importanti che sono state tratte. Molti sopravvissuti si sono battuti in tutto il globo per un mondo “senza guerra”, un mondo libero nello spirito del Giuramento di Buchenwald. Ad esempio, hanno ricordato che la Germania nazista ha condotto anche una guerra feroce contro l’URSS. Milioni di prigionieri di guerra sovietici furono costretti a morire di fame: solo nel campo di Buchenwald le SS sterminarono 8.000 prigionieri di guerra sovietici.

Tuttavia, negli ultimi 5 anni in Germania le forze politiche di destra hanno messo in dubbio la democrazia e i diritti umani. Alcuni sostengono persino di aver fatto un salto indietro nel tempo. Questo suscita grande preoccupazione e paura. Ciononostante, i sopravvissuti continuano a lottare e non vogliono accettare questa situazione. Noi, in quanto memoriale, condividiamo e sosteniamo questa posizione ovunque ne abbiamo la possibilità. Noi abbiamo delimitato sempre in maniera chiara i confini della nostra interazione con AfD. La nostra posizione è stata sostenuta anche dall’ultimo rapporto dell'Ufficio federale tedesco per la Protezione della costituzione il quale ha ufficialmente preso in esame la frangia politica di AfD per le sue “comprovate manifestazioni estremiste”. Ma noi stiamo sfruttando tutti gli strumenti giuridici a nostra disposizione contro qualsivoglia tipologia di propaganda nazionalistica, fake news e incitamento indipendentemente dal fatto che si tratti di un Hitlergruß (il saluto nazista, NdR) di fronte alle porte del campo di Buchenwald o della negazione dell’Olocausto durante le visite organizzate al memoriale. Comunichiamo alle autorità qualunque avvenimento di questo tipo.

— Il Suo lavoro è stato complicato dal fatto che rimangono sempre meno ex prigionieri?

— La dipartita dei sopravvissuti influisce chiaramente sulla nostra attività e per me personalmente è un forte colpo. Conosciamo molti ex prigionieri in tutto il mondo, sono persone speciali. E quando gli studenti hanno ancora la possibilità di parlare con uno di loro è sempre un avvenimento intenso e unico. Ad ogni modo, già da decenni stiamo sfruttando fonti e metodologie di esposizione tra loro molto varie e questo ci ha permesso di acquisire una esperienza che ci lascia ben sperare. Ad esempio, gli incontri dei giovani a Buchenwald con la possibilità di pernottare e lavorare in gruppo rappresentano un’ottima possibilità per studiare in profondità questo luogo e la sua storia. La Turingia e gli altri Länder erogano un contributo finanziario per le visite di studenti al memoriale. Noi grazie al sostegno di alcuni partner siamo in grado di raccogliere fondi per gruppi provenienti dall’estero o per progetti internazionali. In questi casi i giovani hanno la possibilità sia di visitare il luogo sia di condurre ricerche negli archivi e prendere parte al lavoro di restauro. Durante la preparazione della nostra nuova esposizione permanente sul campo di Buchenwald, aperta nel 2016, abbiamo chiesto ai giovani come avrebbero voluto fruire delle informazioni sul campo: postazioni multimediali o schermi a sensori? La maggior parte degli interpellati ha risposto che sarebbe venuta al memoriale per studiare le testimonianze e i resti originali del luogo.

Tema:
Il 75° anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale (75)
Tags:
Nazisti, nazismo, Nazismo, Seconda Guerra Mondiale
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