Fidesz spera che l'UE cambi la politica delle sanzioni anti-russe dopo consultazioni in Ungheria

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Il parlamento dell'Ungheria, Budapest - Sputnik Italia, 1920, 16.10.2022
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Il direttore per le comunicazioni del partito al governo "Fidesz - Unione Civica Ungherese" Istvan Hollik ha affermato che il governo ungherese spera che a seguito delle consultazioni nazionali Bruxelles cambi la sua politica sanzionatoria contro la Russia.
Hollik, parlando in onda della radio Kossuth, ha espresso speranza che le consultazioni nazionali "indurranno (l’UE, ndr) a cambiare la politica delle sanzioni, tenendo conto delle opinioni di milioni di ungheresi".
"Se milioni di ungheresi esprimeranno la loro opinione sulle sanzioni, Bruxelles non potrà ignorarlo", ha affermato Hollik.
Il funzionario ha detto anche che la burocrazia di Bruxelles si trova "in una bolla", fuori dal contatto con la realtà, senza accorgersi che le sanzioni hanno già "prodotto un effetto contrario" e stanno distruggendo l'economia europea. La gente sta scendendo in piazza per protestare mentre i prezzi dell'energia e le bollette salgono alle stelle, ha aggiunto Hollik.
Il rappresentante del partito di Orban ha affermato che in una democrazia l'opinione di milioni di persone non può essere ignorata. A questo proposito, ha espresso speranza che questa regola fondamentale "non sia stata ancora dimenticata a Bruxelles".
Il Direttore per le Comunicazioni di Fidesz ha osservato che le questioni più importanti sollevate alle consultazioni nazionali in Ungheria sono le sanzioni energetiche. Ha ricordato che in precedenza i leader dell'UE avevano concordato di non estendere le restrizioni a questo settore, ma la scorsa estate la maggior parte di loro ha cambiato posizione.
"Questa è la fonte dei nostri problemi", ha detto Hollik. Secondo lui, queste misure danneggiano non solo gli ungheresi, ma "danneggiano tutti".
Hollik si è anche espresso contro le restrizioni al rilascio dei visti ai cittadini russi per viaggiare in Europa. Ha notato che questo sta danneggiando il settore turistico europeo e mostra ancora una volta perché il regime delle sanzioni è sbagliato.
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