Il capo del Mossad israeliano volerà negli Usa lunedì per negoziare sull'accordo nucleare con l'Iran

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 Mossad  - Sputnik Italia, 1920, 04.09.2022
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Missione dell'intelligence israeliana alla volta degli Stati Uniti nel tentativo di osteggiare il raggiungimento dell'accordo sul nucleare con l'Iran. L'intento "è il fare pressione, ma senza spingere troppo", per non rischiare di incrinare i rapporti tra Israele e gli Stati Uniti d'America.
Il capo del Mossad David Barnea volerà negli Stati Uniti lunedì per negoziare sull'accordo sul nucleare con Teheran, con Israele che continua a fare pressioni sulla Casa Bianca sull'accordo ma non vuole andare "troppo oltre", ha detto il primo ministro israeliano Yair Lapid, aprendo domenica la riunione settimanale del governo.

"A seguito della mia conversazione con il presidente (americano) Joe Biden mercoledì scorso, il direttore del Mossad partirà domani per Washington per una serie di incontri volti a portare all'attenzione dell'amministrazione statunitense la nostra posizione sui pericoli racchiusi nell'accordo", ha dichiarato il primo ministro.

Lapid ha sottolineato che il governo israeliano continua "un'intensa campagna volta a prevenire la firma di un pericoloso accordo nucleare tra l'Iran e le maggiori potenze". Allo stesso tempo, secondo il primo ministro, Israele non intende agire secondo lo schema che il suo predecessore, l'allora primo ministro Benjamin Netanyahu, scelse prima di firmare nel 2015 il 'Joint Comprehensive Action Plan' (JCPOA) con l'Iran, che, secondo Lapid, ha rovinato le relazioni tra Israele e USA.

"La politica giusta è continuare a fare pressione, ma non andare troppo lontano. Fornire informazioni credibili, essere parte del processo senza distruggere il nostro rapporto speciale con gli Stati Uniti", ha affermato il primo ministro.

Il 22 agosto, l'Iran ha inviato al capo della diplomazia europea, Josep Borrell, la sua risposta sulla proposta di testo della bozza di accordo sul ripristino dell'accordo nucleare iraniano, e ha anche espresso il suo parere sulle "questioni rimanenti" nei negoziati. L'UE ha definito costruttiva la risposta dell'Iran alla proposta di accordo nucleare e ha affermato che si stava consultando con gli Stati Uniti su ulteriori passi.
Il 24 agosto, la parte iraniana ha ricevuto una risposta dagli Stati Uniti. L'esame dei commenti del governo statunitense è in corso da diversi giorni. Venerdì, Mohammad Marandi, un rappresentante della delegazione iraniana dei negoziatori, ha espresso l'opinione che i Paesi occidentali potrebbero concludere un accordo con l'Iran sul JCPOA nei prossimi giorni.

Nel 2015, Regno Unito, Germania, Cina, Russia, Stati Uniti, Francia e Iran hanno concluso un accordo nucleare: il JCPOA sul programma nucleare iraniano, che prevedeva la revoca delle sanzioni in cambio della limitazione del programma nucleare iraniano. Nel maggio 2018, gli Stati Uniti sotto Donald Trump si sono ritirati dal JCPOA e hanno ripristinato le sanzioni contro Teheran. In risposta, l'Iran ha annunciato una graduale riduzione dei suoi obblighi ai sensi dell'accordo, rinunciando alle restrizioni sulla ricerca nucleare, sulle centrifughe e sul livello di arricchimento dell'uranio.
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A Vienna si sono svolti negoziati per rinnovare gli accordi e revocare le sanzioni di Washington contro Teheran. Nel dicembre 2021 le parti hanno raggiunto un accordo su due bozze di base, in cui la parte europea includeva le posizioni dell'Iran. Il portavoce iraniano Bagheri Kyani ha detto che i colloqui stanno andando bene, ma il portavoce del Dipartimento di Stato americano Ned Price ha valutato i progressi a Vienna come modesti, esortando Teheran a "prendere sul serio la questione", con le trattative che sono state nel frattempo sospese e Il ministero degli Esteri iraniano che ha accusato di questo l'amministrazione statunitense.
Le trattative da allora sono proseguite tra alti e bassi; l'ultima tornata di negoziati si è svolta a Doha, in Qatar, il 29 e 30 giugno di quest'anno.
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