USA, repubblicani ansiosi di scoprire i segreti del “laptop dell’inferno” del figlio di Biden

© AFP 2022Hunter Biden
Hunter Biden - Sputnik Italia, 1920, 12.04.2022
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Alla fine di marzo, i membri repubblicani del Congresso americano hanno dichiarato il loro interesse a citare in giudizio Hunter Biden per i suoi presunti affari oscuri all'estero e l'entità del presunto coinvolgimento di suo padre, il Presidente in carica.
Nancy Mace, un membro repubblicano del Comitato di sorveglianza della Camera, ha chiesto un'ulteriore indagine del Congresso sui messaggi misteriosi e, presumibilmente compromettenti, contenuti nel cosiddetto “laptop dell’inferno” (Laptop from Hell), come lo aveva definito Donald Trump.
A Fox News Mace ha detto testualmente: “Una delle prime citazioni che dovremo emettere è quella per Hunter Biden e il suo laptop. Dobbiamo andare fino in fondo. Voglio sapere chi è 'The Big Guy'. Peggio ancora, Joe Biden nega qualsiasi conoscenza di questo, e voglio per sapere anche chi è 'Pops'".
Il riferimento è ad alcuni messaggi rinvenuti archiviati nel computer che sarebbe stato lasciato da Hunter Biden in un centro assistenza e riparazioni nel Delaware alcuni anni fa, e mai recuperato. Il 52enne aveva infine ammesso che il laptop avrebbe potuto "decisamente" appartenere a lui, ma aveva anche aggiunto di non averlo mai portato in un negozio di informatica per riparazione e che gli fosse stato piuttosto sottratto o violato dall’intelligence russa.
I messaggi rinvenuti in quel portatile erano subito parsi piuttosto compromettenti, e per questo i repubblicani hanno promesso che ne avrebbero approfondito il significato, in caso fossero tornati al potere. In uno di questi scambi si evinceva che il figlio del presidente deteneva una quota in una joint venture con la società cinese CEFC per una persona conosciuta come il "The Big Guy", che presumibilmente stava proprio per il padre, il presidente Joe Biden, anche se questo non è mai stato confermato.
In un’altra mail, risalente al maggio 2014, il membro del consiglio della società ucraina Burisma, Vadym Pozharsky, avrebbe chiesto al figlio di Joe Biden di "usare la sua influenza" per sostenere politicamente la compagnia ucraina, mentre in un'altra datata aprile 2015, Pozharsky ringraziava il giovane Biden per aver organizzato un incontro con il padre, allora vicepresidente degli Stati Uniti. Biden padre, oggi presidente, ha sempre respinto le affermazioni secondo cui fosse a conoscenza del lavoro e dei guadagni finanziari di suo figlio e dei sui affari in Ucraina.
Dopo che il New York Times ha riconosciuto l'autenticità delle e-mail il 17 marzo, una serie di legislatori repubblicani ha chiesto che i principali media statunitensi e le società Big Tech venissero perseguiti per aver messo a tacere la storia del laptop Biden.
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