Ue, nessun ritorno alla normalità per economia con il prolungarsi della crisi in corso in Ucraina

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Grafico di borsa - Sputnik Italia, 1920, 12.04.2022
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Venti di crisi soffiano sull'economia europea, alla luce della crisi in corso in Ucraina e dell'aumento vertiginoso dell'inflazione. Il processo di emancipazione dalle fonti di energia di provenienza russa comporterà una radicalizzazione della crisi di sistema dell'economia dell'Unione, riferiscono gli economisti.
Gli economisti lanciano un grido di allarme: la crisi in corso in Ucraina e le conseguenti sanzioni economiche imposte alla Russia porteranno a molti cambiamenti in campo economico, "più grandi per i mercati europei rispetto a precedenti crisi come la pandemia di coronavirus".
Gli stessi hanno sottolineato come i leader europei sono stati costretti ad accelerare rapidamente i piani europei per la riduzione della dipendenza strutturale dei Paesi dell'unione nei confronti dell'apporto di energia dalla Russia.
Intanto giovedì il Parlamento europeo ha chiesto un embargo immediato e totale su carbone, petrolio, combustibili nucleari e gas russi.
Il risultato di questa totale e repentina "emancipazione" sta avendo a quanto pare un prezzo molto alto per l'Unione, con l'inflazione, già elevata di per sé, che ha raggiunto livelli record, con rischi in svariati settori, alla luce della già pesante crisi strutturale in uscita da 2 anni di pandemia.
In una nota dello scorso giovedì, BNP Paribas ha previsto che la maggiore spesa pubblica e il debito elevato, in correlazione con una spinta più rapida alla decarbonizzazione, la fine presunta della globalizzazione come la conosciamo e sempre crescenti pressioni inflazionistiche saranno un tema "duraturo" sul panorama europeo.
Carsten Brzeski, a capo del Global Macro Research di ING, ha osservato la scorsa settimana che l'Europa è a forte rischio di perdere competitività internazionale a causa del protrarsi della situazione internazionale.


“Per il continente, la crisi in corso è molto più rivoluzionaria di quanto non lo sia mai stata la pandemia. Non parlo solo in termini di politiche di sicurezza e difesa, ma in particolare dell'intera economia", ha affermato Brzeski.
L'economista ha rimarcato come l'Europa stia soffrendo sempre più le profonde problematiche strutturali dei propri modelli economici di riferimento, con una inflazione galoppante, una forte produzione orientata alle esportazioni e allo stesso tempo una pressoché totale dipendenza energetica estera.
Lo stesso ha sottolineato come la tanto auspicata transizione alle forme di approvigionamento energetico "verdi", non è attuabile in tempi immediati.
Ma i problemi riguardano anche il comparto alimentare, riportando un dato molto interessante, vale a dire che la crisi in corso occupa una area che tradizionalmente è il "granaio d'Europa":

“L'Europa sta affrontando una crisi umanitaria e una significativa transizione economica. La crisi colpisce il "granaio" d'Europa, un'area di produzione chiave per grano e mais. I prezzi del cibo saliranno a livelli senza precedenti. L'inflazione più alta nelle economie sviluppate potrebbe essere una questione di vita o di morte nelle economie in via di sviluppo".
Gli economisti riconoscono nel processo in corso un cambiamento radicale, che avrà pesanti ripercussioni sulla vita dei cittadini nei prossimi anni a venire, con pressioni notevoli sulle Banche centrali, sul debito, con i governi "stretti nella morsa" dell'inflazione e della sostenibilità in campo fiscale.
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