Scienza, le esperienze di "pre-morte" non sono allucinazioni, ma processi cognitivi distinti

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Immagine metaforica - Sputnik Italia, 1920, 10.04.2022
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Grazie ai progressi in materia di rianimazione ma anche in campo tecnologico in seno alle neuroscienze, una ricerca intende fornire un decalogo ufficiale sulle famose esperienze di "pre-morte". Dalle analisi delle testimonianze di chi ha avuto tali esperienze si è scoperto così che si parla di processi cognitivi distinti, non di allucinazioni.
I progressi nella rianimazione e nella terapia intensiva hanno consentito ad un numero sempre maggiore di persone di sopravvivere ad esperienze comunemente conosciute come di "pre-morte".
Chi ha fatto tali esperienze in seguito descrive ricordi e situazioni uniche.
Un team di esperti si è riunito per esaminare le prove accumulate sul tema ed offrire un primo risultato sottoposto a revisione paritaria uinversalmente accettato per lo studio scientifico delle esperienze ricordate relative alla morte.
I vividi ricordi mentali che descrivono tipicamente le persone sopravvissute a esperienze di pre-morte non sono allucinazioni, come alcuni hanno ipotizzato in passato, afferma un nuovo studio. Né sono coerenti con illusioni o esperienze indotte da droghe psichedeliche, ma sono piuttosto un processo cognitivo distinto, afferma una nuova ricerca volta ad una più attuale comprensione della morte.

"La morte non è uno stato assoluto"


Mentre la morte è definita clinicamente come quando il cuore smette di battere, il cervello non smette di funzionare allo stesso tempo, ha spiegato un team multidisciplinare, guidato da Sam Parnia, medico Ph. D. , direttore della "Ricerca in terapia intensiva e rianimazione" presso la Università di New York, Grossman School di Medicina.
“Le cellule cerebrali non vengono danneggiate in modo irreversibile entro pochi minuti dalla privazione di ossigeno quando il cuore si ferma. Invece, "muoiono" per ore. Ciò consente agli scienziati di studiare oggettivamente gli eventi fisiologici e mentali che si verificano in relazione alla morte", spiega Parnia, citato da EurekAlert.
Ciò ha consentito al team di scoprire che l'attività gamma e i picchi elettrici nel cervello dopo la morte indicano uno stato di coscienza intensificato. La ricerca esaminata ha accumulato prove scientifiche fino ad oggi per elaborare la prima "dichiarazione di consenso" sottoposta a revisione paritaria.
Le "Linee guida e standard per lo studio della morte e le esperienze di morte ricordate" sono state pubblicate negli Annali dell'Accademia delle scienze di New York.
Il team rappresentava molte discipline mediche, tra cui neuroscienze, terapia intensiva, psichiatria, psicologia, scienze sociali e umanistiche, e proveniva da importanti istituzioni accademiche tra cui l'Università di Harvard, quella di Baylor, ed altre.
Le esperienze di pre-morte sono definite da uno specifico arco narrativo, spiega lo studio, che inoltre spesso sfociano in una crescita psicologica positiva della persona dopo la rianimazione. Gli scienziati hanno concluso che le esperienze ricordate che circondano la morte seguono una narrazione specifica, che implica una percezione di:
Separazione dal corpo e un accresciuto senso di coscienza e riconoscimento della morte
Viaggio verso una destinazione
Revisione significativa della vita, che comporta un'analisi critica di azioni, intenzioni e pensieri verso gli altri
Percezione di essere in un luogo che sembra “casa”
Ritorno alla vita
“L'arresto cardiaco rappresenta la fase finale di una malattia o di un evento che causa la morte di una persona. L'avvento della rianimazione cardiopolmonare (RCP) ci ha mostrato che la morte non è uno stato assoluto, piuttosto è un processo che potrebbe potenzialmente essere invertito in alcune persone anche dopo che è iniziato", ha affermato Parnia.
Ad oggi, gli studi non sono stati in grado di provare in modo definitivo la realtà o il significato delle esperienze dei pazienti in relazione alla morte.
"Pochi studi hanno esplorato cosa succede quando moriamo in modo obiettivo e scientifico, ma questi risultati offrono spunti interessanti su come la coscienza esista negli esseri umani, e possono aprire la strada a ulteriori ricerche", ha concluso lo scienziato a capo dello studio.
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