Svezia: i cittadini che combatteranno in Ucraina potrebbero diventare una minaccia al loro ritorno

© REUTERS / Kai PfaffenbachMercenari britannici a Lvov, Ucraina
Mercenari britannici a Lvov, Ucraina - Sputnik Italia, 1920, 05.04.2022
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Secondo la polizia di sicurezza svedese, i membri dei gruppi militanti di destra partiti volontari per andare a combattere in Ucraina potrebbero tornare a casa con una soglia di violenza significativamente più bassa.
Numerosi svedesi con legami con organizzazioni di destra si sono recati in Ucraina per sostenere la sua causa, dopo l'inizio dell'operazione speciale della Russia per smilitarizzare e de-nazificare il paese. Secondo la Säpo, la polizia di sicurezza del paese scandinavo, questi uomini potrebbero rappresentare una minaccia al momento del loro ritorno a casa.
Secondo la Radio svedese, non meno di 678 volontari svedesi stanno attualmente combattendo in Ucraina.
Philip Brännvall, un 47enne originario di Lidingö, che ha organizzato formalmente la brigata di volontari svedesi, afferma che vengono ricercate solo persone con addestramento militare o con capacità professionali tali da poter essere utilizzate militarmente, come medici e ingegneri.
Secondo Säpo, che afferma di avere una buona conoscenza di quanti svedesi stanno partecipando ai combattimenti, e su quanti di loro hanno legami con l'estremismo violento, alcune di queste reclute potrebbero diventare ancora più pericolose una volte ritornate a casa.

"Torni a casa traumatizzato, e con la soglia di violenza significativamente più bassa di prima, questo è principalmente il motivo per cui li seguiamo", ha affermato alla radio svedese Fredrik Hallström, responsabile dell'unità per l'antiterrorismo di Säpo.

In precedenza, la Svezia è diventata uno dei principali esportatori di jihadisti d'Europa, fornendo oltre 300 "combattenti stranieri", come venivano formalmente chiamati, alla rivolta islamista in Iraq e Siria.
La presenza di estremisti stanieri di destra in Ucraina è datata 2014, quando e' divampato un conflitto nella parte orientale del paese, dove il Donbass, di lingua russa, ha dichiarato l'indipendenza. Uno degli esempi più noti include quello dello svedese Mikael Skillt, che ha combattuto con il battaglione neonazista Azov dal 2014. Skillt, ex operaio edile e nazionalista dichiarato, con sette anni di esperienza nell'esercito svedese e nella Guardia nazionale svedese, ha ammesso di aver svolto funzioni di cecchino e fi comandante di un'unità di ricognizione. Nonostante indizi evidenti, comprese le insegne, i legami neonazisti del battaglione Azov sono stati negati con veemenza dalla leadership ucraina e meticolosamente edulcorati dai media occidentali, che supportano la narrativa del "Nessun nazista in Ucraina".
Dopo che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha invitato persone provenienti da tutto il mondo a unirsi alla lotta contro la Russia, una legione internazionale è stata istituita in Ucraina e tutti i mercenari stranieri sono stati esentati dal visto. All'inizio di marzo la Russia aveva avvertito che i mercenari stranieri non avrebbero avuto pietà, e ha effettuato un massiccio attacco missilistico sulla base di addestramento militare di Yavorov, nell'Ucraina occidentale. Il ministero della Difesa russo ha stimato che oltre 200 combattenti stranieri sono stati uccisi e oltre 400 feriti.
Dopo più di un mese di combattimenti, gli occidentali che si sono offerti volontari per combattere in Ucraina sono diminuiti, con alcuni di loro che hanno lasciato il paese e altri che continuano a pubblicare testimonianze online, divenute virali, relative a sospetti crimini di guerra ucraini, alla presenza di neonazisti e persino di jihadisti combattenti tra le loro fila, con minacce contro la loro sicurezza personale da parte dei comandanti ucraini che ordinano loro di andare in prima linea senza armi, munizioni ed equipaggiamento adeguati.
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