Putin ha firmato decreto su misure di ritorsione in materia di visti nei confronti di Paesi "ostili"

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Putin allo stadio Luzhniki - Sputnik Italia, 1920, 04.04.2022
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Il presidente russo Vladimir Putin ha messo la sua firma in calce ad un decreto che prevede misure di restrizione in materia di visti, in relazione alle azioni di paesi stranieri ritenuti "ostili". Il documento è stato pubblicato sul portale ufficiale della Federazione russa per le informazioni in materia giuridica.
Il presidente russo Vladimir Putin ha firmato un decreto sulle misure di ritorsione in materia di visti in relazione alle azioni ostili di stati stranieri. Il documento è stato pubblicato sul portale Internet ufficiale di informazioni legali.
Il decreto è stato firmato "sulla base della necessità di adottare misure urgenti in risposta alle azioni ostili dell'Unione europea". Come si evince dal documento, la Russia ha sospeso alcuni punti degli accordi di facilitazione in materia di visti con Ue, Norvegia, Danimarca, Islanda, Svizzera e Liechtenstein.
In particolare, questi punti riguardano i membri delle delegazioni ufficiali dei Paesi dell'UE, nonché i giornalisti.
Il presidente ha incaricato il ministero degli Esteri di inviare le opportune notifiche alle rappresentanze e alle ambasciate dell'UE dei paesi elencati e di imporre restrizioni personali all'ingresso in Russia per gli stranieri e gli apolidi che commettono azioni ostili.
Il governo deve predisporre e presentare alla Duma di Stato un disegno di legge sulla sospensione dei trattati internazionali di cui al decreto.
Le relazioni tra la Russia e l'Unione europea si sono notevolmente deteriorate dopo l'inizio dell'operazione militare speciale per smilitarizzare e de-nazificare l'Ucraina.
L'UE, dopo gli Stati Uniti, ha imposto sanzioni su larga scala contro Mosca, con gli appelli a ridurre la dipendenza dalle risorse energetiche russe che hanno iniziato ad alzarsi sempre più insistenti, vari Paesi hanno espulso diverse dozzine di diplomatici russi. Mosca ha risposto inserendo tutti i 27 stati dell'UE e altri dieci Paesi non UE nell'elenco ostile. Ora l'elenco include 48 Paesi, con in cima alla lista gli Stati Uniti.
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