Conte contro Draghi, il leader del M5s dice no alla corsa al riarmo

© Filippo AttiliPassaggio di consegne tra Conte e Draghi
Passaggio di consegne tra Conte e Draghi - Sputnik Italia, 1920, 30.03.2022
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Giuseppe Conte, rieletto leader del M5s, dopo la sentenza del tribunale di Napoli che aveva invalidato la precedente votazione, dice un fermo 'no' alla corsa al riarmo: "È impensabile una corsa al riarmo ora", fa sapere ANSA.
Arrivano le proteste del M5s, dopo l'odg di Fratelli d'Italia in favore di un aumento delle spese militari al 2% del Pil. Il partito con a capo Giuseppe Conte avrebbe voluto la messa ai voti.
È forte l'opposizione del M5s all'odg mosso da Fdl, al momento in esame in seno alle commissioni Esteri e Difesa del Senato, che impegna il governo “a dare seguito all’ordine del giorno approvato a maggioranza alla Camera dei Deputati lo scorso 16 marzo, nonché alle dichiarazioni rese dal Presidente del Consiglio in merito alla necessità di incrementare le spese per la Difesa, puntando al raggiungimento dell’obiettivo del 2 per cento del Pil“.
“Questo governo non è nato per una corsa al riarmo. Devono ascoltarci“, fa sapere Conte, secondo quanto riferisce Secolo d'Italia, annunciando anche che se un odg simile venisse presentato alla Camera, sarebbe respinto dal Movimento. “Se dovesse succedere che alcuni senatori lo sottoscriveranno, ne riparleremo: ma tenderei ad escluderlo. È una posizione chiara ed univoca quella che c’è all’interno Movimento 5 stelle”.
Conte ha poi voluto specificare che il no non riguarda il decreto Ucraina: “Il M5s si è dichiarato in modo chiaro e univoco favorevole agli aiuti all’Ucraina. Questo provvedimento non c’entra nulla con il riarmo. (...) Non voglio mettere in difficoltà nessuno, ma non voglio neppure mettere in difficoltà il Paese sull’onda emotiva del conflitto. Io non intendo mettere in discussione l’accordo siglato con la NATO: non lo chiedo neppure al premier. Però gli accordi presi illo tempore devono tenere conto delle sopravvenienze, e quelle dell’Italia sono superiori a quelle di altri paesi. Quindi ci si mette attorno ad un tavolo e si discutono le tempistiche e gli impegni“, ha riferito Conte, secondo quanto riportato dal Fatto Quotidiano.
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Il no all’aumento del 2 per cento del Pil sulle spese militari Conte l'ha ribadito anche all'incontro di ieri, 29 marzo, con Mario Draghi, durato circa un'ora e mezza. I leader dei Pentastellati ribadisce che fu lui stesso nel 2019, da Presidente del Consiglio, ad approvare gli accordi presi con la NATO, "ma l’aumento della spesa militare ora è improvvido, e al momento le priorità sono altre", fa sapere Open.
Eppure da Palazzo Chigi la risposta è decisa: "Se si mettono in discussione gli impegni assunti, in un momento così delicato alle porte dell’Europa, viene meno il patto di maggioranza". "i piani concordati nel 2014, e seguiti dai vari governi che si sono succeduti, prevedono entro il 2024 un continuo progressivo aumento degli investimenti. Il bilancio della difesa nel 2018 era sostanzialmente uguale al 2008. Nel 2018 si registravano circa 21 miliardi, nel 2021 24,6 miliardi (un aumento del 17 per cento). Questi sono i dati del Ministero della difesa nei governi Conte. Tra il 2021 e il 2022 il bilancio della difesa sale invece a 26 miliardi: un aumento del 5,6 per cento".
Non si è fatta attendere, però, la risposta di Conte: "Come si può parlare di crisi di governo? Draghi avrà pure il diritto di informare il presidente (Mattarella - ndr), ma io non ho sollevato alcuna crisi di governo: dico solo che se dobbiamo programmare una spesa militare un partito di maggioranza può discutere i termini anche temporali per rispettare questo impegno", riporta sempre Open.
Conte ha comunque assicurato che il "confronto proseguirà".

Pareri contrastanti in seno al Movimento

Non mancano poi le voci contrastanti all'interno del Movimento, tra cui quella della senatrice Antonella Campagna, componente della Commissione difesa di Palazzo Madama: “Il discorso è questo. - riferisce ad Adnkronos - È fuori discussione, lo sappiamo, che nel 2014 si è sottoscritto in ambito NATO l’impegno per portare al 2% del Pil le spese per la difesa. In ogni caso, questo impegno il nostro Paese l’ha preso. Un impegno riconfermato, ciò è agli atti, nel 2019 durante il 70° anniversario dell’Alleanza Atlantica. L’aumento delle spese va oggi preso in considerazione anche nell’ottica della creazione dell’esercito comune europeo”. La senatrice conclude, infine, dicendo: “Piaccia o non piaccia, l’Italia fa parte della NATO e non può sottrarsi a un impegno. Prima o poi bisogna prenderne atto. Non possiamo dire: ce ne andiamo, non collaboriamo”.
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