Sputnik V efficace al 79% nei pazienti con HIV in terapia antiretrovirale - nuovo studio

© Sputnik . Evgeny UtkinLe persone a San Marino ricevono la terza dose di Sputnik Light
Le persone a San Marino ricevono la terza dose di Sputnik Light - Sputnik Italia, 1920, 28.03.2022
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L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha riportato che il 23% dei pazienti sieropositivi contagiati dal coronavirus sono deceduti. Il Russian Direct Investment Fund (RDIF) ha sottolineato che il vaccino russo Sputnik V potrebbe essere la "soluzione definitiva" per i pazienti afflitti da HIV.
Secondo uno studio congiunto del Centro nazionale di ricerca epidemiologica Gamaleya e del Centro per il controllo e la prevenzione dell'AIDS di Mosca, Sputnik V, il primo vaccino contro il COVID-19 ad essere registrato al mondo, sarebbe in grado di fornire una comprovata protezione contro il coronavirus alle persone sieropositive.
Come evidenziato nello studio, pubblicato sulla rivista medica internazionale The Lancet, Sputnik V ha mantenuto un'efficacia del 79% contro il COVID-19 nelle persone affette da HIV che ricevono terapia antiretrovirale (ART).
La ricerca si basa su uno studio retrospettivo di gruppo, condotto utilizzando dati provenienti da 24.000 pazienti affetti da HIV.
Il vaccino russo ha inoltre mostrato un'efficacia del 90% nella prevenzione dei ricoveri da COVID-19, efficacia che, per quanto concerne la prevezione dello sviluppo di malattie moderate o gravi causate dal coronavirus, ha toccato il 97% nei pazienti con HIV.

"Lo studio pubblicato su The Lancet suggerisce che lo Sputnik V è la soluzione definitiva per i gruppi vulnerabili, anche nei paesi ad alta prevalenza di HIV", ha affermato il Fondo russo per gli investimenti diretti (RDIF), che ha finanziato lo sviluppo e la produzione di Sputnik V.

Lo studio ha specificato che i pazienti HIV in terapia ART con conteggi relativamente elevati di cellule T helper, le quali svolgono un ruolo importante nel rilevamento dei patogeni e nell'adattamento della risposta del sistema immunitario ad essi, hanno ricevuto una migliore protezione dallo Sputnik V.
Secondo lo studio, i pazienti con livelli di cellule T helper superiori a 350/µl nel sangue hanno registrato una riduzione di 3,3 volte delle infezioni da COVID-19.
I pazienti con livelli inferiori a 350/µl, invece, hanno presentato un rischio di 2,5 volte ridotto di soffrire di COVID-19.
I conteggi inferiori a 200 sono generalmente considerati sindrome da immunodeficienza acquisita (AIDS).
I dati dell'Organizzazione Mondiale della Sanità suggeriscono che il 23% dei pazienti sieropositivi ricoverati in ospedale con COVID-19 è morto a causa della malattia, rendendoli uno dei gruppi più vulnerabili nel corso della pandemia.
Lo Sputnik V è stato registrato nell'agosto 2020, diventando il primo vaccino al mondo contro il COVID-19, con un'efficacia comprovata del 97,6%.
Con l'aiuto dell'RDIF, il vaccino è stato registrato in 71 paesi ed esportato in tutto il mondo.
Il preparato in due dosi si è dimostrato efficace anche contro tutte le varianti del coronavirus, fornendo una protezione duratura contro di esse.
Il Centro di ricerca Gamaleya ha successivamente rilasciato una variante one-shot del vaccino, lo Sputnik Light, che può anche fungere da vaccino di richiamo non solo per chi inizialmente immunizzato con Sputnik V, ma anche per coloro che hanno ricevuto altri vaccini, compresi quelli stranieri, come il vaccino AstraZeneca.
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