L'inviato degli Stati Uniti in Iran raffredda entusiasmi sulla possibilità dell’accordo sul nucleare

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Iran, la centrale nucleare di Bushehr  - Sputnik Italia, 1920, 28.03.2022
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Alti funzionari statunitensi avvertono che l'accordo nucleare con l'Iran potrebbe non essere così vicino come sembra, dopo che il governo di Tel Aviv ha promesso che Israele sarebbe comunque andato per la sua strada.
Robert Malley sabato ha spiegato prima della conferenza internazionale del Forum di Doha che "non può essere sicuro" che un accordo "sia imminente". "Alcuni mesi fa, pensavamo di essere anche abbastanza vicini", ha osservato l'inviato speciale.
Le osservazioni sembravano arrivare in risposta alle dichiarazioni di alti funzionari dell'Unione europea e iraniani che al contrario facevano ben sperare che un accordo sarebbe presto stato raggiunto per tornare ai termini del Piano d'azione globale congiunto del 2015 (PACG).
Intervenendo alla conferenza di sabato, il capo della politica estera dell'UE Josep Borrell aveva annunciato "siamo molto vicini a un accordo... non posso dirvi quando o come, ma è questione di giorni". Un consigliere senior del leader iraniano della rivoluzione islamica, l'ayatollah Seyyed Ali Khamenei, aveva a sua volta espresso sentimenti simili quando anch’egli a Doha aveva asserito che un accordo nucleare fosse "imminente", ma che alla fine i negoziati sarebbero dipesi "dalla volontà politica degli Stati Uniti".
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Uno dei maggiori ostacoli per un esito positivo per i colloqui in corso a Vienna ora sembrano essere le sanzioni del governo degli Stati Uniti contro il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Iraniane (IRGC).
Hossein Amir-Abdollahian, ministro degli Esteri iraniano, ha spiegato sabato a un pubblico televisivo iraniano che, poiché "l'IRGC è uno dei principali istituti" in Iran, rimuovere le sanzioni contro l'IRGC "è una delle questioni principali".
In una conferenza stampa congiunta domenica a Gerusalemme, il primo ministro israeliano Naftali Bennett ha descritto la potenziale rimozione delle sanzioni all'IRGC come "una questione molto importante" anche per Israele. Si è schierato al fianco del Segretario di Stato americano Anthony Blinken, che ha tentato di placare i timori apparenti di un negoziato di successo tra i leader del regime israeliano e molti altri paesi dell'Asia occidentale.
Blinken ha affermato che gli Stati Uniti e Israele "vedono negli occhi" quello che ha definito "l'elemento più importante... che l'Iran non acquisirà mai un'arma nucleare". Per raggiungere questo obiettivo, il ministro degli Esteri israeliano Yair Lapid ha minacciato un'aggressione militare contro l'Iran.
“Israele e Stati Uniti continueranno a lavorare insieme per prevenire un Iran nucleare. Allo stesso tempo, Israele farà tutto ciò che riteniamo necessario per fermare il programma nucleare iraniano. Qualsiasi cosa,” ha insistito Lapid.
All'incontro di Gerusalemme hanno partecipato anche nazioni mediorientali che hanno normalizzato le relazioni con Israele negli ultimi anni, tra cui Bahrain, Marocco, Emirati Arabi Uniti ed Egitto. In un'apparente dimostrazione di solidarietà con il popolo palestinese, la Giordania avrebbe rifiutato l'invito.
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