Medicina, uno studio francese ipotizza terapia per HIV come prevenzione al coronavirus

© Sputnik . Alexandr Kryazhev / Vai alla galleria fotograficaLaboratorio di screening immunologico il sangue viene testato per l'infezione (epatite, sifilide, HIV) su apparecchiature automatiche presso il centro di donazione del sangue di Novosibirsk.
Laboratorio di screening immunologico il sangue viene testato per l'infezione (epatite, sifilide, HIV) su apparecchiature automatiche presso il centro di donazione del sangue di Novosibirsk. - Sputnik Italia, 1920, 27.03.2022
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Lo studio ha portato alla luce una presunta correlazione tra terapia a base di farmaci inibitori della proteasi, e un "effetto scudo" nei confronti del virus del Covid-19, che se confermata, aprirà nuove possibilità alla terapia e prevenzione nei confronti della malattia che da 2 anni a questa parte preoccupa il mondo intero.
Uno studio francese ha messo alla prova l'ipotesi che la terapia a base di un trattamento antiretrovirale mediante inibitori della proteasi possa servire come prevenzione contro il temuto virus della Sars-CoV-2.
Lo studio è stato condotto su oltre 500 persone e suggerisce proprio un "effetto scudo" nei confronti della malattia da parte del trattamento antiretrovirale.
Nei pazienti sottoposti alla terapia si è visto il rischio di contrarre il Covid-19 abbassarsi del 70%, percentuale evidentemente notevole.
Lo studio verrà presentato nella sua completezza in occasione del congresso europeo di microbiologia clinica e malattie infettive che si terrà a Lisbona questo prossimo aprile, ed è stato condotto da Steve Nguala, del centro di ricerca dell'ospedale intercomunale di Villeneuve-Saint-Georges, in collaborazione con l'ospedale generale di Melun, in Francia.
La cautela degli studiosi è comunque quanto meno necessaria, dato il tema dello studio, come sottolinea lo stesso ricercatore Steve Nguala, citato da Adnkronos:
"I farmaci inibitori della proteasi hanno una lunga storia di utilizzo, un buon profilo di sicurezza e sono generalmente ben tollerati (...) Attaccando il virus prima che abbia la possibilità di moltiplicarsi, offrono potenzialmente un'opportunità per prevenire la diffusione di infezioni e future varianti", afferma il dottor Nguala. "La minore incidenza di Covid tra i pazienti trattati con un regime a base di inibitori della proteasi solleva la questione di un effetto preventivo che dovrebbe essere ulteriormente studiato. Per confermare questi risultati preliminari sono necessari ulteriori studi".
Il trattamento era stato già proposto nel lontano 2003 a protezione all'epoca contro il virus, e l'infazione conseguente, della Sars, ma il piccolo numero di casi non aveva permesso di trarre valide conclusioni.
Oggi questa strada sembra ottenere ulteriori conferme, anche se si dovrà aspettare il pronunciamento degli organi compenti al controllo sulle cure e sui farmaci, a cominciare dall'Oms.
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