Luana, la 22enne morta in fabbrica: la famiglia rifiuta proposta di risarcimento da 1,2 milioni

Luana D'Orazio - Sputnik Italia, 1920, 27.03.2022
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La famiglia di Luana D’Orazio, la 22enne toscana morta al macchinario in fabbrica dove lavorava, ha rifiutato il seppur notevole risarcimento di 1,2 milioni di euro offerto dalla Unipol, compagnia assicurativa della ditta, adducendo a motivo del rifiuto la "incommensurabilità del dolore provato per la perdita".
"Il dolore non si quantifica e non si mercifica”. Queste le motivazioni alla base del rifiuto da parte dei familiari della ragazza 22enne che è morta stritolata dal macchinario della fabbrica tessile dove lavorava da circa un anno, in provincia di Prato. Macchinario che non le ha dato purtroppo scampo, e che era risultato manomesso come emerso dagli elementi di indagine, per poter aumentarne la produzione.
In particolare i periti tecnici nominati dalla procura, alla presenza di quelli nominati dalle parti in causa, avevano provveduto ad effettuare gli accertamenti irripetibili sia sul macchinario usato da Luana D’Orazio che un altro orditoio “gemello” presente in azienda.
Dalle analisi dei macchinari è risultato che le fotocellule di sicurezza erano funzionanti, ma al momento della morte della ragazza su quell’orditoio risultavano come disattivate.

"Questa storia di denaro sbandierato ai quattro venti come se la morte di mia figlia avesse un prezzo mi fa stare male. Il dolore non si quantifica e non si mercifica e comunque queste cose vanno fatte nelle sedi opportune, perché per me, gettarmele addosso, sono come pugnalate al cuore", ha riferito in merito la madre della ragazza, come riportato da Fanpage.

Intanto il prossimo 7 aprile si aprirà il processo che vede 3 persone sul tavolo degli imputati.
"E allora se queste persone vogliono preparare strategie di difesa lo facciano in silenzio senza tormentare me e la mia famiglia. Non si può giocare con la vita di una famiglia colpita duramente da una tragedia. Io sto vivendo un calvario infinito ma il mio dolore non viene rispettato (...) Ho solo due grandi desideri: che sia fatta giustizia e che non ci siano più morti sul lavoro", ha poi proseguito la donna, come riportato ancora da Fanpage.
i tre imputati, nello specifico la titolare dell'azienda Luana Coppini, il marito della stessa Daniele Faggi e il tecnico manutentore, Mario Cusimano, sono accusati di "omicidio colposo e rimozione dolosa delle cautele" del macchinario che ha provocato la morte di Luana.
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