Microplastiche trovate per la prima volta nel sangue umano, gli scienziati si interrogano sui rischi

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Sangue - Sputnik Italia, 1920, 24.03.2022
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L'inquinamento da microplastica è stato rilevato per la prima volta nel sangue umano, con gli scienziati che hanno trovato le minuscole particelle in quasi l'80% delle persone testate dimostrando come queste possano viaggiare in tutto il corpo e depositarsi negli organi.
L'impatto che tutto ciò possa avere sulla salute è ancora sconosciuto tuttavia i ricercatori sono piuttosto preoccupati poiché le microplastiche causano danni alle cellule umane in laboratorio e le particelle di inquinamento atmosferico sono già note per entrare nel corpo e causare milioni di morti precoci all'anno.
Enormi quantità di rifiuti di plastica vengono scaricate nell'ambiente e le microplastiche ora contaminano l'intero pianeta. Le microplastiche non sono altro che piccole particelle di materiale plastico generalmente più piccole di un millimetro fino a livello micrometrico generate appunto dal disfacimento dei rifiuti plastici che l’uomo produce e poi sprovvedutamente disperde nell’ambiente e nei mari.
Era già noto alla scienza che gli esseri umani consumano le minuscole particelle attraverso il cibo e l'acqua e le inspirano, nonché erano già state trovate anche nelle feci umani, ma non era noto se fosse possibile trovarne traccia anche nel sangue.
Per togliersi il dubbio gli scienziati hanno analizzato campioni di sangue di 22 donatori anonimi, tutti adulti sani e hanno trovato particelle di plastica in 17 di questi. La metà dei campioni conteneva plastica PET, che è comunemente usata nelle bottiglie di bevande, mentre un terzo conteneva polistirene, usato per confezionare alimenti e altri prodotti. Un quarto dei campioni di sangue conteneva polietilene, da cui sono fatte le buste di plastica.
"Il nostro studio è la prima indicazione che abbiamo particelle di polimero nel sangue: è un risultato rivoluzionario", ha affermato il professor Dick Vethaak, ecotossicologo presso la Vrije Universiteit di Amsterdam in Olanda. "Ora dobbiamo estendere la ricerca e aumentare le dimensioni del campione, il numero di polimeri valutati, ecc. Sono già in corso ulteriori studi da parte di diversi gruppi”, ha affermato.
Il professore si è detto preoccupato perché tali particelle nel sangue, significa che viaggiano in tutto il corpo e possono arrivare ovunque, con effetti ancora pochi chiari ma non certamente positivi per la salute umana.
"La grande domanda è cosa succede poi nel nostro corpo?" si è chiesto Vethak “Le particelle sono trattenute nel corpo? Vengono trasportate a determinati organi, ad esempio oltrepassando la barriera ematoencefalica?" E questi livelli sono sufficientemente alti per scatenare malattie? Abbiamo urgente bisogno di finanziare ulteriori ricerche in modo da poterlo scoprire", ha concluso lo scienziato.
Un nuovo documento di revisione pubblicato martedì, coautore lo stesso Vethaak, valutando il rischio di cancro e ha concluso: “Ricerche più dettagliate su come le micro e nanoplastiche influenzino le strutture e i processi del corpo umano e se e come possano trasformare le cellule e indurre cancerogenesi, è urgente, soprattutto alla luce dell'aumento esponenziale della produzione di plastica. Il problema diventa ogni giorno più urgente”.
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