Bifochi: “L’Europa può ottenere l’indipendenza energetica, ma a quale prezzo?”

© Foto : Giuliano BifolchiGiuliano Bifolchi
Giuliano Bifolchi - Sputnik Italia, 1920, 23.03.2022
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Con l’UE che vuole diventare indipendente dal gas russo, la Spagna, che vanta il 45% dello stoccaggio di gas naturale liquefatto e un terzo del lavoro di rigassificazione in Europa, nutre l’ambizione di diventare il nuovo snodo del gas europeo.
Quando l’Europa potrà dire addio al gas russo? Che ruolo potrebbero svolgere la Spagna e l’Italia per raggiungere questo obiettivo? A chi converrebbe lo stop di forniture russe? Per un approfondimento, Sputnik Italia ha raggiunto Giuliano Bifolchi, Research Manager di Special Eurasia.
- Dott. Biflochi, dopo il conflitto in corso la Spagna potrebbe diventare il nuovo snodo del gas europeo, come sostiene con forza Arturo Gonzalo, AD di Enagas? Ci sono dei presupposti dal punto di vista delle infrastrutture e per la cosiddetta “rigassificazione” - trasformazione del gas liquido in quello naturale?
- Enagas è leader nel commercio di gas naturale liquefatto (GLN) in Europa, mentre la Spagna detiene il maggior numero di impianti per la “rigassificazione” sul suolo europeo, fattori che permettono alla compagnia spagnola di candidarsi come attore chiave per la sicurezza energetica del continente e fare fronte alla crisi che attualmente stiamo vivendo.
La domanda che ci si deve sempre porre in questi casi, però, è a che prezzo i diversi paesi europei potranno comprare il gas, considerando che il processo industriale per rigassificare tale risorsa implica costi maggiori. Occorre infatti evidenziare come il prezzo globale del GNL abbia registrato un forte aumento da febbraio 2021. Nel novembre dello stesso anno, i prezzi del GNL, sebbene avessero registrato una diminuzione del 9% rispetto al mese prima, avevano subito un aumento quasi del 1.500% rispetto al maggio 2020.
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- Una volta si puntava di fare della Sicilia uno snodo energetico del Mediterraneo. È un progetto fattibile, oppure destinato a rimanere un sogno?
- Il progetto di trasformare la Sicilia in un hub energetico del Mediterraneo è stato già presentato e discusso in passato. Recentemente, anche la compagnia italiana Terna è tornata a valutare questa possibilità. Nel luglio 2021, infatti, la compagnia aveva illustrato ai cittadini siciliani le opportunità che forniva l’asse Italia-Tunisia.
Quando si parla di progetti energetici, però, occorre ampliare l’analisi e prendere in considerazione diversi fattori, in primis le possibilità dei paesi interessati a investire in nuove infrastrutture o nell’espansione di quelle già esistenti e la sicurezza della regione. L’Italia, come il resto dei paesi europei, sta cercando di trovare una soluzione per diversificare il proprio approvvigionamento energetico, in una situazione d'emergenza causata non solo dal conflitto in Ucraina, che pone il Governo italiano di fronte alla necessità di trovare risposte in tempi rapidi, ma anche dai due anni di pandemia, che hanno influenzato negativamente il contesto economico e imprenditoriale italiano.
La regione mediterranea, così come quella nordafricana, presentano invece una criticità elevata, come hanno dimostrato i diversi movimenti di protesta, chiamate Primavere Arabe, che sottolineano una mancanza di stabilità a cui si deve aggiungere la minaccia alla sicurezza rappresentata dai conflitti ancora irrisolti e dai diversi gruppi jihadisti che operano nella regione. Sulla carta, il progetto per trasformare la Sicilia in un hub logistico è realizzabile, ma i dubbi sorgono sulla possibilità di investimento da parte del Governo italiano e così sulla stabilità dell’intera regione mediterranea verso cui ora si sta guardando.
- L’Italia, la Germania e molti altri paesi hanno bloccato le sanzioni su gas e petrolio russi. Nello stesso tempo, l’amministrazione a Bruxelles sta lavorando per garantire l’approvvigionamento energetico entro la fine del 2022. Si potrà trovare una soluzione rispettando questa scadenza o l’Europa potrebbe essere costretta ad affrontare un inverno freddo?
- I dubbi che molti analisti ed esperti hanno espresso è dato dal fatto che la crisi ucraina è iniziata otto anni fa, nel 2014, ma l’Unione Europea, fino a febbraio 2022, ha adottato politiche energetiche che fino ad ora si sono rivelate poco affidabili. Potrà l’Europa garantire l’approvvigionamento energetico entro la fine del 2022? Sembrerebbe di sì, ma anche in questo caso il problema maggiore rimane a quale prezzo e in che modo la nuova politica energetica di Bruxelles potrà influire sul benessere dei suoi cittadini, già stremati da due anni di pandemia e ora messi nuovamente alla prova con il rincaro dei prezzi del carburante, dell’energia e anche dei beni primari.
- E cosa invece pensa del piano dell’UE di eliminare completamente la dipendenza dalle forniture russe prima del 2030? Sarebbe possibile trovare in pochi anni un gas a buon mercato facilmente trasportabile grazie alla vicinanza territoriale?
- Nei prossimi otto anni Bruxelles dovrà lavorare in maniera più attiva rispetto agli ultimi otto anni e guardare a nuove rotte di approvvigionamento. Diversificare potrebbe essere la soluzione, ossia trovare nuovi partner commerciali o aumentare l’importazione da alcuni paesi esportatori del passato, così come favorire la green energy.
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Già dagli anni ’90 rimane soltanto un’idea il progetto di gasdotto transcaspico che potrebbe portare in Europa il gas turkmeno e giungere proprio in Italia come terminale ultimo, grazie alla rete di pipeline già esistente che dall’Azerbaigian attraverso Georgia, Turchia, Grecia, Albania e Mar Adriatico. Quello che è rimasto un progetto sulla carta per decenni potrebbe, nel breve futuro, concretizzarsi, considerando anche l’impegno che negli ultimi tempi un team di professionisti e diplomatici statunitensi sta dimostrando per la realizzazione di almeno un gasdotto azerbaigiano-turkmeno. In questo modo, l’Europa potrebbe ridurre la dipendenza dal gas naturale russo, anche se si deve sempre considerare il rischio geopolitico derivante dal fatto che le pipeline attraversano l’area del Mar Caspio e del Caucaso, così come la stabilità del Turkmenistan, paese che sta guardando anche verso il mercato orientale asiatico per poter favorire le proprie esportazioni. Il Qatar potrebbe aumentare le proprie forniture di gas, così come l’Europa potrebbe ricorrere al GNL statunitense, o si potrebbe aumentare la capacità importata dall’Algeria, paese che però presenta una criticità politica e della sicurezza interna medio-alta e che è in aperta contesa con il vicino Marocco per quel che riguarda il Sahara Occidentale.
In teoria, ripeto, è possibile diversificare l’approvvigionamento europeo e quindi ridurre la dipendenza dalla Russia, o anche annullarla. Rimane, però, sempre l’incognita sul prezzo che i cittadini europei dovranno pagare nei prossimi anni, in termini di qualità della vita, aumento dei prezzi, possibilità di mobilità. Si potrebbe, quindi, palesare il rischio di una forte insoddisfazione sociale che, unita alle difficoltà che l’Europa sta già affrontando a causa della pandemia, a cui si dovrà aggiungere la crisi umanitaria derivante dal conflitto in Ucraina, potrebbe portare ad agitazioni interne e ad una divisione in seno all’Unione Europea stessa.
- Da anni, Washington tenta di bloccare l'avvio del nuovo gasdotto Nord Stream 2, e ora questo obiettivo è stato finalmente raggiunto. Dall’altro canto, a dicembre 2021 gli Stati Uniti sono diventati, per la prima volta, i più grandi esportatori di gas naturale liquefatto (GNL) al mondo, che vorrebbero vendere ai suoi partner. Possiamo ipotizzare che questo conflitto, che ha provocato una pioggia di sanzioni e potrebbe causare un possibile stop alle forniture, aprirebbe un ampio varco al gas d’oltreoceano?
- Il conflitto in Ucraina può considerarsi come una vittoria statunitense per quel che concerne l’aspetto economico-energetico e geopolitico. Grazie al conflitto, infatti, gli Stati Uniti non solo sono riusciti senza mobilitare nessun soldato a separare l’Europa dalla Russia e provocare una frattura che sembra molto difficile da risanare nel breve periodo, ma Washington ha raggiunto anche l’obiettivo di aumentare le sue esportazioni di GNL in Europa, divenendo un attore di primaria importanza nel mercato europeo e favorendo la propria economia. Se le sanzioni dovessero rimanere tali o si estenderessero alla totalità delle importazioni di gas naturale, in questo caso gli Stati Uniti potrebbero beneficiare della situazione e aprire, come sostiene lei, un varco al gas d’oltreoceano.
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