“Neutralità” secondo Treccani, ma in UE il concetto sembra diverso

© David Fisher/G7Draghi, Biden, Macron e von der Leyen al G7 in Cornovaglia
Draghi, Biden, Macron e von der Leyen al G7 in Cornovaglia - Sputnik Italia, 1920, 22.03.2022
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Approfondimento
Dal vocabolario Treccani, alla voce "neutralità":
È la condizione giuridica di quegli stati che intendono rimanere estranei in una guerra fra altri, cioè non partecipare né per l'uno né per l'altro dei contendenti. Tale condizione è costituita da rispettivi diritti e doveri internazionali, cui dà origine il rapporto giuridico che si viene a creare fra i detti stati e gli stati belligeranti. L'opposizione è dunque fra neutralità e guerra e non v'è, nel diritto internazionale moderno, posto per nessuna condizione giuridica intermedia.
Lo stato neutrale deve anzitutto astenersi da ogni ostilità e quindi da ogni azione che possa aumentare la forza d'un belligerante, o comunque avvantaggiarlo (la concessione di uguali agevolazioni o aiuti alle due parti avrebbe quasi sempre risultati diversi). Così è vietato allo stato neutrale: a) l'invio di truppe o il loro reclutamento sul suo territorio… b) la fornitura di armi e munizioni e in genere di tutto ciò che può servire alle forze armate (tale divieto riguarda lo stato e non i privati, a cui lo stato neutrale può lasciare libera, limitare, o interdire una simile attività); c) la concessione di prestiti o sussidî pecuniari (anche qui il divieto riguarda lo stato come tale, non i privati) …”.
Allora è una delle due: o la Treccani non è aggiornata, oppure, con l’invio di armi e denaro, l’Italia e l’Europa tutta sono in guerra contro la Russia e a favore dell’altro belligerante, l’Ucraina.
Ma la nostra Costituzione non dice all’art. 11 che siamo contro la guerra? Non dice anche (art. 78) che solo il Parlamento è autorizzato a deciderla e il Presidente (art. 87) a dichiararla? Cari politici italiani, come la mettiamo? Lo avete fatto senza saperlo, come lo fece un altro vostro predecessore per cose ben più futili? Lui fu costretto a dimettersi, e voi?
Purtroppo, come troppo spesso succede, la maggior parte della gente non sa che siamo già in guerra e che la stiamo facendo addirittura contro una potenza nucleare. Pochi giorni fa, un esponente del governo russo ha minacciato, seppur genericamente, il nostro Paese di “gravi conseguenze” e ciò che ha ottenuto è stata la risposta “indignata” di tutto lo schieramento parlamentare. Ma davvero nessuno dei nostri ha capito quel che stiamo facendo e perché ci minacciano? Oppure contiamo solo sul fatto che a Mosca ci “abbaiano contro ma non mordono"?
Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov - Sputnik Italia, 1920, 21.03.2022
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Beh, qualche “morsicata”, seppur non ancora letale, la sentiamo già, con i prezzi dell’energia schizzati alle stelle, e le nostre aziende cominciano a temere per la loro sopravvivenza, a causa dei costi energetici e della carenza di alcune materie indispensabili per la produzione. Siamo abituati a pensare alla Russia come fornitrice di gas e petrolio, ma i prodotti di cui inonda il mondo non sono solo quelli. Se la situazione dei nostri rapporti con Mosca si aggraverà, è possibile che il Cremlino decida qualche restrizione alle esportazioni, come ha già fatto con il grano e i fertilizzanti. I prodotti che potrebbero essere toccati sono anche l’alluminio, il nickel, il legno, il titanio, il palladio e i rottami di ferro. Senza contare altri generi più voluttuari, quali i diamanti, l’oro ecc.
La speranza di chi vuole che la pace ritorni e che le nostre imprese possano tirare un sospiro di sollievo sta solo nella fine dell’”operazione speciale” russa, grazie a una negoziazione tra le parti che consenta un accordo soddisfacente per entrambi. Fino ad ora i due si sono incontrati quattro volte, ma il sospetto è che si sia trattato solo di fare fumo per mostrare al mondo che una volontà di accordo esiste, anche se, in realtà, nessuno dei belligeranti aveva la minima intenzione di cedere alcunché.
Gli ucraini hanno l’interesse di resistere il più a lungo possibile, in questo incoraggiati dagli “sponsor” occidentali, per poter alzare il prezzo e, magari, sperare che l’opinione pubblica russa parteggi per loro, costringendo il Cremlino a fermare l’aggressione. I russi, da parte loro, non hanno alcuna intenzione di accontentarsi di un piatto di lenticchie, dopo aver investito nel conflitto grandi risorse di uomini e armi. Per loro l’obiettivo è di mettere in ginocchio il governo di Kiev, affinché accetti la rinuncia definitiva ad entrare nella NATO, accetti un ruolo di neutralità vera e riconosca i diritti delle minoranze russe presenti in grande percentuale nel Paese. È ovvio che, se un qualunque accordo fosse raggiunto, esso dovrebbe essere approvato e vidimato anche da USA, Europa, Cina e ONU, che ne diventerebbero garanti per il futuro.
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Per come le cose si sono messe finora, il ruolo di mediatore non potrà essere assunto da nessuno di coloro che, in un modo o nell’altro, hanno parteggiato per uno dei contendenti e va quindi esclusa anche la Turchia che, prima dell’inizio delle ostilità, aveva stretto con Kiev diversi accordi di collaborazione, ivi incluso uno per il settore della difesa. Apparentemente, chi sarebbe oggi meglio posizionato per ospitare e favorire un’intesa ci sembra sia Israele. Tel Aviv ha da tempo rapporti sufficientemente buoni sia con la Russia che con l’Occidente e il Primo Ministro Bennet si è già recato a Mosca e ha parlato anche con Zelensky. Non ci si può attendere, tuttavia, che la cosa avvenga prestissimo, perché gli ucraini sperano di poter resistere ancora un po', in attesa di nuovi eventi, e i russi accetterebbero di negoziare veramente solo dopo aver assunto il controllo delle città giudicate strategicamente più importanti.
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