L'orangotango come fa? Studio rivela vere e proprie capacità ‘linguistiche’ di questi primati

© Foto : PixabayUna mamma orango con il suo piccolo
Una mamma orango con il suo piccolo - Sputnik Italia, 1920, 22.03.2022
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Un team di ricerca internazionale, capitanato dal professor Adriano Lameira, del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Warwich, Regno Unito, ha scoperto che i versi che fanno gli oranghi per comunicare tra loro, considerata la loro varietà e originalità, assomigliano in qualche modo a veri e propri linguaggi.
I ricercatori del gruppo di Lameira, che comprende studiosi provenienti da vari continenti e che ha visto anche la partecipazione di ricercatori del Dipartimento delle Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi dell’Università di Torino, ha osservato almeno 70 esemplari di orango nel Borneo e Sumatra per oltre 6mila ore, lavorando in sei distinte stazioni di ricerca tra il 2005 e il 2010, prima di giungere alle conclusioni pubblicate sull’articolo apparso sulla rivista Nature Ecology and Evolution.
Analizzando attentamente quelli che si credevano essere comuni versi di animale, i baci-squittii tipici di questa specie, unico primate di grandi dimensioni presente al di fuori del continente africano, gli scienziati hanno notato come in realtà tali suoni siano niente affatto standard e ripetitivi, ma al contrario varino spesso, non solo da comunità a comunità, non solo da individuo a individuo, ma addirittura lo stesso esemplare nel corso del tempo può mutare il suo ‘slang’, inventandosi tonalità ed espressioni differenti.
Inoltre, è stato notato che la frequenza dei nuovi segnali di allarme emessi per scambiarsi informazioni di pericolo nei gruppi è influenzata dalla densità della comunità locale.

“Il modo in cui la vedo io è che le comunità di oranghi a bassa densità demografica abbiano un repertorio gergale che ripetono e usano costantemente. Sono 'conservatori', ma una volta utilizzata una nuova variante di chiamata, tutti la sentono e la variante viene rapidamente incorporata, arricchendo il gergo", ha affermato il professor Lameira.

“Nelle comunità ad alta densità, invece, la comunicazione è più simile a una cacofonia. Sembra che la 'novità' sia un premio, proprio come negli uccelli canori, e che i soggetti vogliano mostrare la loro freddezza e quanto siano ribelli", ha aggiunto Lameira.
Gli esemplari che vivono in comunità altamente popolate, quindi, il che è anche intuitivo, tendono a generare una più ampia gamma di nuovi richiami, probabilmente per farsi meglio notare, tuttavia questa ricchezza gergale cade presto in disuso. Al contrario, nei piccoli gruppi nascono più raramente nuove chiamate, le quali però poi tendono a rimanere nella ‘tradizione’ più a lungo.
In qualche modo, questo fenomeno ricorda quello che avviene con lo slang umano: nelle grandi città nascono e muoiono molto velocemente espressioni nuove, nelle piccole comunità molto più raramente vengono introdotte nuove espressioni, ma quando poi queste si fanno strada, diventano tradizione.
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