US Navy afferma che la Cina ha trasformato tre isole nel Mar Cinese Meridionale in basi militari

© REUTERS / U.S. NavyNavi cinesi presso le isole contese nel Mar Cinese Meridionale
Navi cinesi presso le isole contese nel Mar Cinese Meridionale - Sputnik Italia, 1920, 21.03.2022
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La Cina avrebbe completamente militarizzato almeno tre delle sue isole artificiali nel Mar Cinese Meridionale, dove avrebbe installato sistemi missilistici antinave e antiaerei, apparecchiature laser e dispositivi di disturbo, oltre a jet da combattimento, secondo l’Ammiraglio John C. Aquilino, del comando Indo-Pacifico statunitense.
John Christopher Aquilino comandante della United States Indo-Pacific Command dall’aprile 2021, ha affermato che le azioni cinesi in quest'area contrastano con le precedenti dichiarazioni del presidente Xi Jinping, secondo il quale la Cina non cerca di trasformare le isole in basi militari.
"Penso che negli ultimi 20 anni abbiamo assistito al più grande accumulo militare dalla seconda guerra mondiale da parte della Republica Popolare Cinese", ha detto Aquilino all'Associated Press in un'intervista. "Hanno avanzato tutte le loro capacità e quell'accumulo di armi sta destabilizzando la regione".
L'ammiraglio, insieme ai giornalisti, ha sorvolato la parte contesa del Mar Cinese Meridionale nell'area dell'arcipelago Spratly. Mentre era a bordo, l'aereo da ricognizione P-8A Poseidon della US Navy ha ricevuto diversi avvertimenti dall'esercito cinese, che ha affermato che l'aereo era entrato illegalmente nel territorio sovrano cinese e ha consigliato di "allontanarsi immediatamente per evitare errori di valutazione".
Il pilota dell'aereo della Marina degli Stati Uniti ha ignorato questi messaggi e ha continuato a volare, trasmettendo ai cinesi via radio che stava agendo in conformità con il diritto internazionale.
Aquilino ha affermato che la Cina vede la militarizzazione delle isole come un modo per espandere la propria capacità offensiva "oltre le coste continentali". Secondo l'ammiraglio, qualsiasi aereo militare o civile che sorvola acque contese potrebbe facilmente cadere nel raggio del sistema missilistico delle isole cinesi.
"Quindi questa è la minaccia che esiste, ecco perché è così preoccupante per la militarizzazione di queste isole", ha detto. "Minacciano tutte le nazioni che operano nelle vicinanze e tutto lo spazio marittimo e aereo internazionale".
Le controversie nel Mar Cinese Meridionale sono per lo più legate a diversi gruppi di isole, rivendicate da Cina, Vietnam, Filippine, Brunei, Malesia e Taiwan. Pechino dichiara di avere diritti storici su quasi l'intero territorio del Mar Cinese Meridionale, citando vecchi documenti che attribuiscono il 90 per cento di questo mare alla Cina.
Questa parte del confine è conosciuta come la "linea dei nove trattini". Questa linea a forma di U discende dalla costa meridionale della Cina fino alle acque della punta settentrionale dell'isola del Borneo e comprende lo Scarborough Shoal e le Isole Spratly.
Con l'aumento delle capacità delle navi da guerra militari cinesi, la Cina ha ampliato sempre più le sue rivendicazioni e alla fine nel 2009 ha dichiarato circa l'80% dell'intera area acquatica del Mar Cinese Meridionale come suo territorio sovrano.
Le grandi riserve di idrocarburi presenti nell'area, in particolare vicino alle Isole Spratly, hanno aggiunto ulteriore importanza a questo territorio. Negli ultimi anni, con la militarizzazione dell'area, compresa la trasformazione delle barriere coralline in isole artificiali e la costruzione di infrastrutture militari, le tensioni nella regione sono aumentate.
Il 12 luglio 2016, la Corte arbitrale internazionale dell'Aia ha ritenuto infondate le pretese sia di Filippine su di una certa parte del Mar Cinese Meridionale che della Cina sull’intero mare.
La Cina ha rifiutato di riconoscere la decisione della corte, definendola una "farsa politica fabbricata con il pretesto della legge".
Dagli anni 2010, ogni amministrazione statunitense ha attivamente cercato di sfidare la crescente presenza cinese nel Mar Cinese Meridionale con il pretesto di "difendere la libertà di navigazione", ma l'attuale amministrazione ha intrapreso ulteriori misure, tra cui un potenziamento militare senza precedenti e nuove strategiche alleanze nella regione Asia-Pacifico.
L'area, oltre che per le potenziali riserve di petrolio e minerarie, è apprezzata anche per la pesca nonché l’eccellente posizione strategica all'incrocio delle rotte marittime verso l'Oceano Indiano e Pacifico.
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