Emarginazione della Russia: può l’Occidente fare a meno delle materie prime russe?

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Approfondimento
I paesi occidentali dipendono molto dal petrolio, dal gas, dai minerali, dai metalli e dai fertilizzanti minerali russi. Non è facile sostituire queste risorse, alcune sono irreperibili altrove.
In questo articolo, Sputnik approfondisce gli scenari futuri che attendono il mercato delle materie prime.

L’“esclusiva” russa

La Russia è uno dei paesi più ricchi di materie prime. È il primo produttore ed esportatore mondiale di gas naturale e il secondo esportatore di petrolio. Molti esperti credono che, se Mosca rispondesse all'Occidente con le stesse sanzioni senza precedenti e smettesse di esportare energia, scoppierebbe una crisi globale.
Oltre al petrolio e al gas, la Russia estrae carbone, ferro, apatite, sali di potassio, fosforiti, diamanti, rame, oro, nichel e platinoidi, alluminio, titanio e cromo. Questi sono tutti elementi importanti per l'esportazione. La Russia è il primo produttore mondiale di diamanti, il secondo di cobalto, vanadio e platino, il terzo di oro, nichel e zolfo, il quarto di argento e fosfati, il quinto di minerali di ferro. Rusal è il leader tra le fonderie di alluminio, Norilsk Nickel produce più nichel e palladio di qualsiasi altra azienda al mondo e VSMPO-Avisma detiene il primato per il titanio.
"La cessazione delle esportazioni di metallo dalla Russia è potenzialmente un grande problema per il mondo intero", afferma Leonid Khazanov, esperto industriale, nonché dottore di ricerca in Economia. “Per esempio, le sanzioni contro Rusal porteranno a carenze di alluminio negli Stati Uniti e in Unione Europea e gonfieranno i prezzi. E sostituire il "metallo alato" della Russia con quello cinese sarebbe fatale per i produttori americani ed europei, che hanno cercato per tanti anni di eliminare i prodotti cinesi dai loro mercati. Non se la passano meglio nichel, cobalto, platino e palladio. Le sanzioni imposte ai danni di Norilsk Nickel saranno un vero shock, in quanto non c'è un degno sostituto a quest’azienda. Infatti, la brasiliana Vale non sarà in grado di soddisfare la domanda globale di nichel e nemmeno la giapponese Sumitomo riuscirà a evadere tutti i suoi ordini di cobalto. Per non parlare poi della domanda di platino e palladio. Di conseguenza, gli Stati Uniti e l'Europa vedranno un crollo delle consegne di acciaio inossidabile e di riflesso un calo della produzione di automobili e dei prodotti petroliferi".
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Tuttavia, non tutti gli esperti sono così categorici.
“In caso di abbandono dei prodotti russi, soltanto il mercato occidentale di palladio, titanio e cromo sarà colpito in maniera significativa”, sostiene Igor Petrov, esporto di scienze minerarie e metallurgiche. “La Russia, infatti, detiene una quota del mercato mondiale di questi prodotti, pari al 25-35% del totale. Dunque, sostituirli nel breve periodo è estremamente difficile".
La Russia fornisce palladio a Stati Uniti, Giappone, Germania e altre nazioni industrializzate. Questo metallo è usato come catalizzatore nel cracking del petrolio e nella sintesi organica, così come nell'elettronica. I principali consumatori del titanio russo sono Boeing, Airbus, Safran SA, Rolls-Royce e altri leader nella costruzione di aerei e motori. Esportiamo cromo negli Stati Uniti e in Germania, dove viene utilizzato per produrre superleghe.
"Per altri metalli non ferrosi, la Russia detiene tra il 5% e il 10% del mercato mondiale. In questo senso, per le aziende occidentali la situazione non è critica", continua l'esperto. “La riduzione delle esportazioni ci colpirà duramente, dovremo ridirezionare le forniture di alluminio, nichel, rame dal mercato estero al mercato interno, che non è così grande. Di conseguenza la produzione diminuirà e forse le aziende dovranno chiudere”.
Il Canada e gli Stati Uniti producono da soli l'alluminio, mentre la Cina prenderà facilmente il posto della Russia nelle importazioni di questo metallo. Il Canada vanta grandi depositi di nichel, ma è l'Indonesia ad avere le maggiori riserve. Siamo solo il sesto produttore di rame al mondo. Il Cile è in testa alla classifica con un bel distacco: detiene una quota del 35% del mercato mondiale ed è in grado di aumentarne facilmente la produzione.
"Una situazione simile si registra con alcune tipologie di materie prime usate in metallurgia, che la Russia esporta da sempre in Europa. Per esempio, la Bolivia potrebbe sostituirsi alla Russia nella fornitura di tungsteno. Noi dovremo quindi capire come creare gli impianti necessari per trattare il materiale sul suolo russo”, osserva Petrov.
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Gli esperti sono unanimi sul fatto che l'Europa non potrà fare a meno dei fertilizzanti minerali, la maggior parte dei quali sono importati sul mercato europeo da Russia e Bielorussia. La loro produzione richiede gas naturale e al suo prezzo attuale anche le poche compagnie che operano in Europa rischiano di fallire.
"Quelli che rimangono a galla non saranno in grado di coprire il fabbisogno e la capacità dell'UE di comprare fertilizzanti dagli Stati Uniti, dal Canada, dall’Africa settentrionale e dal Medio Oriente è fortemente limitata. Il massimo che si può fare è aumentare le importazioni di cloruro di potassio e fosfato, sebbene con grande difficoltà", sostiene Leonid Khazanov. “Di conseguenza, le rese dei raccolti diminuiranno, il che porterà a carenze di cibo e a una grande spirale d’inflazione. I produttori russi dirotteranno i flussi di energia verso la Cina, l'India e l'America Latina, dove non si rifiuteranno di comprare i nuovi volumi".
"Gli Stati Uniti comprano fertilizzanti al fosforo dalla Russia. È improbabile che possano sostituirli con i loro prodotti, la cui qualità è molto peggiore", continua l'esperto.
Il fatto è che in Russia i fertilizzanti al fosforo sono prodotti a partire dall'apatite, e negli USA - dalle fosforiti. Il passaggio ai fertilizzanti al fosforo influenzerà inevitabilmente la qualità dei prodotti agricoli e danneggerà gli agricoltori americani.
Per gli Stati Uniti, il taglio delle forniture di uranio russo sarà un altro tema delicato. Oggi, circa la metà dell'uranio per le centrali nucleari statunitensi proviene da Russia, Kazakistan e Uzbekistan. Gli Stati Uniti non hanno un proprio impianto di trattamento dell'uranio. Pertanto, la Casa Bianca lo ha rimosso dalla lista delle materie prime energetiche soggette al divieto di importazione dalla Russia.

Il ruolo dell'Ucraina

Nonostante il fatto che la Russia sia una potenza in fatto di materie prime, registriamo carenze di alcune risorse, soprattutto metalli, che compensiamo principalmente con le importazioni da paesi che non hanno aderito o hanno aderito parzialmente alle sanzioni. Fa eccezione l'Ucraina. La situazione in questo senso non è ancora molto chiara, ma gli esperti credono che in ogni caso le forniture continueranno, come hanno fatto durante i periodi più difficili che hanno caratterizzato le relazioni bilaterali.
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L'Ucraina esporta tradizionalmente titanio e zircone. Nel 2020 la loro quota nella fornitura delle imprese metallurgiche russe era rispettivamente dell'80% e del 50%.
"C'è speranza per il complesso industriale Tuganskiy GOK, di recente avviamento in Siberia; tuttavia, bisogna sempre tenere conto del processo piuttosto lungo di adattamento ai prodotti di un nuovo fornitore. Si potrebbero venire a creare anche problemi relativamente al rutilo, impiegato nella produzione di elettrodi per saldatura", nota Igor Petrov.
Le imprese ucraine sono collegate a quelle russe in catene di approvvigionamento multilaterali. Ad esempio, i prodotti dello stabilimento di Nikolaev finiscono nelle fonderie di alluminio di Rusal, in Russia, e vendono i loro prodotti negli Stati Uniti. VSMPO-Avisma riceve il titanio dall'Ucraina e lo usa per produrre derivati che sono usati principalmente dai produttori di aerei americani ed europei.
L'Ucraina detiene il 20% delle riserve mondiali accertate di minerali di titanio. Oltre alla Russia, fornisce il metallo alla Cina e alla Turchia. L'Ucraina era il quinto esportatore mondiale di ferro nel 2020. È il secondo maggior estrattore mondiale di gallio, il quinto di germanio, il sesto di titanio e l'ottavo di manganese.
L'Ucraina è il primo produttore mondiale di neon, che rappresenta circa la metà della domanda globale. L’interruzione delle forniture può causare gravi intoppi nell’operatività delle aziende che producono elettronica e apparecchiature informatiche (il gas è necessario per i microchip). Quest’ultimo è anche usato in lampade a scarica, celle fotovoltaiche, raddrizzatori e altri prodotti radioelettronici, e il neon liquido è usato in applicazioni criogeniche. Impianti di produzione per ottenere neon di alta purezza da miscele di aria sono in funzione a Odessa e Mariupol. La Russia vanta una azienda proprietaria impegnata in questo settore.

Il rischio di rottura dei legami internazionali

La Russia esporta in Occidente principalmente materie prime a basso valore aggiunto, come concentrati e metalli primari, e riceve indietro prodotti ad elevato contenuto tecnologico. Ad esempio, le polveri metalliche per la stampa 3D e la spruzzatura al plasma, molto richieste nell'industria russa dei motori, o il needle coke per produrre elettrodi di alta qualità, senza i quali la produzione di acciaio elettrico è impossibile.
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Una questione a parte riguarda invece la cooperazione delle imprese russe con quelle europee e americane. Ad esempio, i carbonati di metalli delle terre rare prodotti in Russia sono forniti all'Estonia, dove c'è una società che li separa. Una parte significativa del prodotto finito va negli Stati Uniti. Per loro, si tratta di una delle poche fonti di terre rare non di origine cinese.
"Rompere tali legami porterebbe inevitabilmente a conseguenze negative per tutte le parti coinvolte. Se l'Estonia si rifiutasse di ricevere materiale russo, si renderà necessaria la creazione di strutture produttive di una certa rilevanza in Russia, oppure ancora la consegna dei carbonati in Cina”, spiega Petrov.
Un altro esempio è l'acciaio inossidabile, che Mosca compra dall'Europa.
"I consumatori russi possono rifiutarsi di importare l'acciaio europeo, ma per i produttori non sarà facile trovare un mercato per questo metallo: il consumo nel Vecchio Mondo ha raggiunto un tetto e il mercato globale è sovrasaturo di prodotti cinesi", afferma Khazanov.
Anzitutto, però, l'Occidente, ovviamente, è preoccupato per le forniture di petrolio e gas dalla Russia. Mosca ha finora rispettato tutti i suoi obblighi internazionali, ma se decidesse di imporre controsanzioni sulle esportazioni di energia, le conseguenze per l'economia mondiale sarebbero molto gravi.
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