Sanzioni fai-da-te per il petrolchimico di Siracusa, fornitori boicottano Lukoil

© AFP 2022 / NIKOLAY DOYCHINOVLukoil
Lukoil - Sputnik Italia, 1920, 18.03.2022
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Oltre dieci aziende, tra cui una di Stato, hanno deciso di interrompere le relazioni con la società italiana Isab, che gestisce due raffinerie e due impianti di gassificazione e cogenerazione di energia elettrica.
La crisi in Ucraina ha colpito anche il petrolchimico di Siracusa, dove una delle principali raffinerie sta subendo una campagna di ostruzionismo da parte dei fornitori per i suoi rapporti con la Russia.
Nonostante non sia oggetto di alcuna sanzione a società, Isab-Lukoil si sta vedendo negare “la fornitura di servizi e parti di ricambio essenziali ai fini della produzione”.
"Sta accadendo che stiamo subendo gli effetti delle sanzioni nonostante queste non siano state emesse", denuncia il vicepresidente Isab, Claudio Geraci, secondo quanto riporta la stampa locale.
La Isab è una società italiana che gestisce nel polo di Priolo due raffinerie e due impianti di gassificazione e di cogenerazione. La sua "colpa" sarebbe quella di "gravitare" nell'orbita russa.
Per questa ragione, oltre dieci società avrebbero deciso di sospendere i rapporti di lavoro.
“Isab è una società italiana a tutti gli effetti, la cui proprietà è di una società svizzera, Litasco, con partecipazione della russa Lukoil. Né Isab, né Litasco, né Lukoil sono oggetto di sanzioni. Lukoil, peraltro, ha avuto il coraggio di prendere una posizione precisa sulla guerra”, ha spiegato.
Secondo Geraci, si sta generando "un effetto annuncio sulle sanzioni", a cui si accompagna "un’onda di indignazione nei confronti della Russia e di tutto ciò che, in qualche modo, afferisce alla Russia".
Il presidente di Confindustria Siracusa Bivona denuncia questo clima di “demonizzazione” verso una delle principali società del petrolchimico, in un momento di crisi del settore energetico. Il rischio è quello di "scatenare un 'effetto valangae in grado di travolgere molte delle realtà produttive della nostra provincia”.
“È urgente un intervento con particolare riferimento al ministero dell’Economia e finanza, per ricondurre a concretezza e realtà la percezione del rischio corrente, prima che il danno indotto diventi irrimediabile”, l'appello di Bivona.
La situazione preoccupa anche il parlamentare regionale Giovanni Cafeo, che parla di “ostruzionismo nei confronti di Isab-Lukoil” e lancia un appello al governo nazionale e al Capo dello Stato “perché si faccia chiarezza e si consenta all’azienda, non interessata alle sanzioni dell’UE, di poter lavorare, scongiurando una fuga dal Petrolchimico di Siracusa devastante per l’economia siciliana”.
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