Italia in guerra: all’aeroporto di Pisa armi nascoste negli aiuti umanitari per l’Ucraina

© Foto : U.S. Air Force/Airman 1st Class Rusty FrankUn aereo da trasporto militare С-130 Hercules (foto d'archivio)
Un aereo da trasporto militare С-130 Hercules (foto d'archivio) - Sputnik Italia, 1920, 18.03.2022
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Armi nascoste negli aiuti umanitari sono partite dall’aeroporto civile di Pisa verso l’Ucraina, questo ancor prima del sì della Camera al decreto che approva l’invio di armamenti a Kiev. L’Italia in piena crisi economica aumenta le spese militari al 2% e invia armi agli ucraini, entrando in guerra a tutti gli effetti.
Con una mano si sventola la bandierina della pace con l’altra si arma un Paese allargando così un conflitto e provocando più morti.
La Camera dà l’ok all’invio di armi all’Ucraina, mentre, stando ai sondaggi, gli italiani sono nettamente contrari a tale scelta.
La realtà però è che l’Italia stava mandando armi agli ucraini già da prima del sì alla Camera: l’hanno scoperto i dipendenti dell’aeroporto Galileo Galilei di Pisa, un gruppo di aeroportuali che si è rifiutato di caricare casse piene di armi nascoste fra gli aiuti umanitari destinati all’Ucraina. Una notizia clamorosa che ha fatto il giro del mondo.
L’Italia sceglie la strada delle armi. Sputnik Italia in vista della manifestazione contro l’invio di armi prevista per sabato all’aeroporto di Pisa ha raggiunto per un’intervista Cinzia Della Porta dell’Unione Sindacale di Base.
-Armi nascoste negli aiuti umanitari per l’Ucraina in partenza dall’aeroporto di Pisa. La scoperta degli aeroportuali ha fatto il giro del mondo. Armi camuffate da aiuti umanitari: Cinzia Della Porta, qual è la gravità di questo fatto?
-La gravità è l’uso delle strutture civili e dei dipendenti dell’aeroporto. L’elemento immediato è anche quello relativo alla sicurezza: non si può pensare di movimentare le armi assieme agli aiuti umanitari.
Un secondo elemento è che le strutture civili hanno un’altra funzione; il dipendente di un aeroporto civile non può essere coinvolto nella spedizione di armi. Un gruppo di lavoratori non hanno caricato le casse con le armi, si sono rifiutati. Altri lavoratori invece magari l’hanno fatto, l’aereo è partito alla fine.
-Chi ha organizzato il trasporto di queste armi? Dove si trovano le armi non caricate?
-L’aereo molto probabilmente è stato caricato. A Pisa l’aeroporto civile e l’aeroporto militare non sono lontani. Noi non sappiamo come e perché è successo. È una domanda da fare a Toscana Aeroporti che è l’azienda la quale gestisce l’aeroporto civile. Toscana Aeroporti ha dichiarato che non accadrà mai più, senza però spiegare come questa cosa sia avvenuta.
C’è un comunicato del COVI (Comando operativo di vertice interforze) in cui si dichiara che questo è avvenuto perché c’era un carico di lavoro importante sull’aeroporto militare e perciò si sono appoggiati sull’aeroporto civile.
Non conosciamo il livello di coinvolgimento né la catena di comando come ha funzionato. Su questo c’è un’interrogazione parlamentare. Il COVI ha comunque dichiarato che è un fatto risaputo: vengono inviate le armi. Ora l’ha anche approvato il Parlamento. Lo sappiamo tutti.
-Il dl “Ucraina” che parla di invio di armi all’Ucraina ha ottenuto il via libera solo giovedì, il carico all’aeroporto di Pisa è stato scoperto però giorni prima. Possiamo dire che chi da un lato parla di pace per l’Ucraina dall’altro lato manda armi allargando il conflitto?
-Sabato infatti c’è una manifestazione contro l’invio di armi. Essere contrari alla guerra ed essere pacifisti significa non entrare nel conflitto e non inviare armi. Noi diciamo al governo e alle strutture istituzionali che questa non è la strada per arrivare ad una risoluzione diplomatica del conflitto. L’invio delle armi secondo noi non è la strada giusta.
-Che cosa si rischia con questa scelta dell’Italia?
-Secondo noi e secondo tutte le forze che sabato scenderanno in piazza questa non è la strada per raggiungere una soluzione diplomatica. L’invio delle armi è la strada per alimentare il conflitto. La nostra posizione è molto contraria alle scelte prese dal Paese.
Il governo ha approvato l’aumento delle spese militari in una situazione in cui la sanità, la scuola e la situazione sociale sono veramente drammatiche. I soldi andrebbero messi su altri tipi di spesa. Il titolo della manifestazione è “Dalla Toscana ponti di pace e non voli di guerra”. La posizione dei partiti di governo non è rappresentativa della società che dice “no alla guerra”.
-Quale appello vorrebbe lanciare in chiusura?
-La cosa importante da ribadire: non è aumentando le spese militari o mandando le armi che si pone fine ad un conflitto. I conflitti e le guerre ammazzano le popolazioni, i lavoratori, distruggono i tessuti sociali di un Paese. Siamo contrari alle guerre in generale e alla partecipazione dell’Italia nel conflitto.
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