Video mostra Biden confessare di aver proposto di bombardare Belgrado durante l'operazione NATO

© Sputnik . Sergey Guneev / Vai alla galleria fotograficaJoe Biden all'incontro con Putin a Ginevra
Joe Biden all'incontro con Putin a Ginevra - Sputnik Italia, 1920, 17.03.2022
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In precedenza, Joe Biden aveva definito il presidente Vladimir Putin un "criminale di guerra" per l'operazione russa volta a smilitarizzare e de-nazificare l'Ucraina, lanciata il 24 febbraio per difendere la popolazione prevalentemente di lingua russa delle Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk.
Un video, apparso da poco sui social media, mostra l'allora senatore Joe Biden parlare a una riunione della commissione per gli affari esteri del Senato nel 1998, dove afferma di aver suggerito di bombardare la pacifica città di Belgrado e di inviare piloti americani a distruggere tutti i ponti sul Danubio nel 1999.
Il Direttore Generale di Roscosmos, Dmitry Rogozin, ha ripubblicato su un suo account social il filmato, ricordando all'attuale presidente degli Stati Uniti il bombardamento NATO della Jugoslavia, che si stima abbia ucciso circa 2.500 persone, tra cui 89 bambini.
"Si può ricordare a Biden chi è il criminale di guerra?", ha chiesto Rogozin, aggiungendo:

"Sull'orlo della sua tomba, questo vecchio sporco di sangue dovrà ricordare le sue atrocità, le migliaia di civili che ha ucciso".

La dichiarazione del capo dell'agenzia spaziale russa ha seguito la mossa del presidente degli Stati Uniti di etichettare il presidente russo Vladimir Putin come un "criminale di guerra".
La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha ricordato che l'incontro nel video con Biden era avvenuto appena un anno prima del bombardamento di Belgrado.

“Biden dice che è stato lui a suggerire di bombardare la capitale jugoslava. Ripeto ancora una volta, ne parla anche prima del bombardamento vero e proprio, spiegando che se Belgrado fosse stata bombardata, come ha consigliato, in Bosnia non sarebbero morte 200mila persone. E tutto questo viene detto da un rappresentante di uno stato che non aveva né confini comuni né una storia comune con la Jugoslavia. La Jugoslavia non rappresentava una minaccia diretta o indiretta per gli Stati Uniti o i suoi cittadini", ha affermato la Zakharova.

L'operazione russa di "smilitarizzazione e de-nazificazione" dell'Ucraina, lanciata il 24 febbraio, è stata posta in essere in risposta agli attacchi mortali del regime di Kiev contro la popolazione prevalentemente di lingua russa del Donbass, nel sud-est dell'Ucraina. Essa è arrivata dopo che Mosca ha riconosciuto ufficialmente le Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk (DPR, LPR), istituite nella primavera del 2014 in risposta al colpo di stato appoggiato dall'Occidente a Kiev e da allora sistematicamente soggette ad "abuso e genocidio".
Rispondendo alla richiesta ufficiale di assistenza militare da parte della DPR e della LPR, il governo russo ha ripetutamente affermato che l'obiettivo dell'operazione in corso è quello di neutralizzare la capacità militare dell'Ucraina, senza danneggiare la popolazione civile del Paese.
Gli Stati Uniti e la loro sfilza di alleati della NATO hanno condannato a gran voce l'operazione russa in Ucraina come una "invasione", nonostante i loro sanguinosi precedenti.
Washington e le sue coorti occidentali hanno condotto unilateralmente numerose operazioni militari, senza alcuna autorizzazione da parte delle Nazioni Unite, che vanno dalle guerre guidate dagli Stati Uniti all'aggressione per procura, con il bombardamento dell'ex Jugoslavia come esempio lampante.
Nel 1999 la NATO si è lanciata nello scontro armato tra i separatisti albanesi dell'Esercito di liberazione del Kosovo e l'esercito serbo, conflitto scoppiato nel 1992, lanciando un'operazione militare contro l'allora Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia.
Joe Biden, all'epoca senatore democratico del Delaware, fu tra i primi a sostenere la cosiddetta politica del lift and strike, volta ad abbandonare l'embargo sulle armi imposto dalle Nazioni Unite, in vigore dal 1991, e sostenere i musulmani bosniaci con gli attacchi aerei della NATO.
Le successive amministrazioni presidenziali di George HW Bush e Bill Clinton si erano inizialmente mostrate riluttanti ad attuare tale politica. Fino a quando un provvedimento legislativo portato avanti da Bob Dole (R-Kansas) e dal senatore Joseph Lieberman (D-Connecticut), denominato disegno di legge Dole-Lieberman, è stato approvato con una votazione di 69-29 che ha avuto il sostegno bipartisan di 21 Democratici e 48 repubblicani.
La legislazione, vincolante, ha spinto l'amministrazione Clinton a prendere una posizione più energica. Il rifiuto della Jugoslavia di firmare gli accordi di Rambouillet, adducendo condizioni inaccettabili offerte a Belgrado dai mediatori occidentali, è stato inizialmente offerto come giustificazione per l'uso della forza da parte della NATO. La decisione di agire contro una nazione sovrana si basava sulle accuse dei paesi occidentali secondo cui le autorità jugoslave stavano effettuando azioni di pulizia etnica degli albanesi del Kosovo.
L'Operazione, chiamata in codice Allied Force, ha portato le forze della NATO a colpire incessantemente il paese con missili da crociera e attacchi aerei.
L'operazione, che ha visto l'uso della forza militare da parte della NATO senza l'approvazione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, ha finito per uccidere decine di civili e devastare le infrastrutture del paese. Numerosi ponti, strutture industriali ed edifici pubblici sono stati fatti saltare in aria insieme ai veri obiettivi militari, mentre gli attacchi aerei della NATO sono continuati dal 24 marzo al 10 giugno 1999.
Le autorità serbe affermano che circa 2.500 persone, tra cui 89 bambini, sono state uccise e circa 12.500 persone sono rimaste ferite negli attentati. Il presidente serbo Aleksandar Vucic ha, inoltre, affermato che l'uso di armi all'uranio impoverito ha causato un drammatico aumento del numero di malati di cancro nel Paese.
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