Scioglimento dei ghiacciai, anche l'Elbrus perde il “copricapo”

© Fotolia / Jacf5244Il panorama di Elbrus
Il panorama di Elbrus - Sputnik Italia, 1920, 17.03.2022
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Gli scienziati russi avvertono che i ghiacciai del monte Elbrus, il più alto nel continente europeo (5.642 metri), si ridurranno notevolmente entro la fine del secolo. È un rischio che minaccia l’intera catena montuosa del Caucaso.
Sputnik approfondisce per voi le conseguenze di questo fenomeno.

Perché il Caucaso si sta riscaldando?

Gli studi sul Monte Elbrus furono avviati a partire dalla fine del XIX secolo, ma soltanto negli anni ’70 si ottennero i primi dati affidabili sulla massa dei suoi ghiacciai.
Ad esempio, le osservazioni sistematiche del ghiacciaio Garabashi, sul versante sud, raggiungibile con la funivia, furono condotte solo dalla metà degli anni '80.
Il monte Elbrus è la cima più alta della Russia e della zona continentale europea fino agli Urali, è uno dei simboli del Caucaso e un'importante fonte di acqua dolce per la regione. Le acque termali, dette narzan, provengono proprio dall’area sottostante questo vulcano dormiente. Sulle sue pendici si trovano alcune stazioni sciistiche.
Gli scienziati dell'Istituto di Geografia dell'Accademia nazionale russa delle Scienze hanno calcolato che dal 1997 al 2017 la superficie dei ghiacciai dell’Elbrus si è ridotta del 10,8%. Non sembra molto, ma nello stesso periodo il loro volume è diminuito di quasi il 23%. Si osserva una situazione analoga in tutto il Caucaso. Le prime variazioni furono registrate a partire dalla seconda metà del secolo scorso, quando divennero disponibili metodi di valutazione accurata del bilancio di massa glaciale, come l'uso di immagini satellitari.
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"Sul ghiacciaio Dzhankuat (nella parte superiore della valle di Adyl-Su) sono state effettuate osservazioni continue dal 1967. C'è stato un breve periodo in cui la massa di questo ghiacciaio stava crescendo, ma in generale, è in diminuzione", sostiene Oleg Rybak, ricercatore principale del Laboratorio di idrologia globale dell'Istituto per i problemi idrici dell'Accademia nazionale russa delle Scienze.
Solo negli ultimi 20 anni il Caucaso ha perso 13 chilometri cubici di ghiaccio, il che è abbastanza significativo per la regione.
"La ragione è il cambiamento climatico. Secondo i dati della stazione meteorologica Terskol, durante la seconda decade del XXI secolo la temperatura media estiva è aumentata di 0,7 gradi, rispetto alla prima decade. La radiazione solare è aumentata perché ci sono più giorni chiari e arriva più spesso la polvere dai deserti. Tutto ciò accelera lo scioglimento dei ghiacciai", afferma Stanislav Kutuzov, ricercatore presso il Dipartimento di Glaciologia dell'Istituto di Geografia dell'Accademia nazionale russa delle Scienze.
Secondo Oleg Rybak, nel Caucaso la neve si accumula principalmente in inverno e si scioglie in estate, a differenza, per esempio, del Tien-Shan. L'aumento delle temperature estive, l'aumento dell'ablazione (fusione, evaporazione) e la riduzione delle precipitazioni invernali riducono i ghiacciai, aggiunge lo scienziato.
Secondo alcune previsioni, il Caucaso potrebbe perdere l'85% dei suoi ghiacciai entro la fine del secolo. Rimarrebbero solo alcuni piccoli ghiacciai sulle cime maggiori.
"Il monte Elbrus presenta l’area glaciale più importante della catena (il 10% di tutta la massa glaciale si trova proprio lì) e con essa alimenta i maggiori fiumi quali il Malka, il Kuban e il Baksan", nota Stanislav Kutuzov.
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Il fenomeno di degradamento glaciale dell'Elbrus costituisce una minaccia per le stazioni sciistiche e impone un riassestamento dei percorsi escursionistici e alpinistici. Lo scioglimento glaciale accelerato porta con sé una serie di conseguenze quali la creazione di fratture nei laghi pre-glaciali, sostiene il glaciologo. Questo è già successo nella zona di Dzhily-Su: nel 2017 la formazione di crepe nel lago Bashkara, situato più in basso rispetto all'omonimo ghiacciaio, ha portato a conseguenze disastrose. Se invece l’Elbrus si risvegliasse, è possibile che si presenti il fenomeno dei lahar (gigantesche colate di fango). Sono state trovate loro antiche tracce nelle valli a una distanza considerevole dallo strato vulcano.
Tuttavia, non si teme un'eruzione nel prossimo futuro. Gli scienziati non hanno ancora registrato alcun segnale di allerta di una possibile eruzione, come fumarole o forti scosse sotterranee.

Alla ricerca di ghiaccio antico

Gli scienziati non lavorano solo nelle stazioni meteorologiche ai piedi e sulle pendici del Monte Elbrus, ma salgono anche sui ghiacciai, per praticare dei fori e ottenere informazioni sulla situazione climatologica passata e sull'inquinamento atmosferico. Quest’attività è difficile e pericolosa e richiede una formazione da alpinista. Bisogna portare con sé molta attrezzatura e la discesa non è semplice.
"Il monte Elbrus è uno dei luoghi migliori per studiare il clima delle epoche precedenti, perché le sue cime non sono interessate da scioglimento. Abbiamo trovato un punto sull'altopiano occidentale, nella caldera di un antico vulcano, dove il ghiacciaio è spesso più di 200 metri. Questo ha permesso di ricostruire la sua storia chimica dal 1773", afferma Stanislav Kutuzov.
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È sul monte Elbrus che gli scienziati intendono trovare il ghiaccio più antico del Caucaso. Si sa che circa 20.000 anni fa l'ultima era glaciale raggiunse il suo massimo. Durante il periodo interglaciale (Olocene), che sostituì 11.700 anni fa l’era glaciale, il pianeta registrò un riscaldamento generalizzato. Poi, 6-7.000 anni fa i ghiacciai cominciarono a ritirarsi in maniera significativa, ma non scomparvero mai completamente. Il più antico ghiacciaio dello Alpi risale proprio a questo periodo.
"Cosa accade allora nel Caucaso? Le perforazioni ci aiuteranno a dare una risposta", ne è certo lo scienziato.
Sull'altopiano occidentale del monte Elbrus sono presenti strati di ghiaccio risalenti a un periodo compreso tra un anno e mezzo e 2.000 anni fa. È possibile che il ghiaccio della cima orientale risalga a oltre 2-3.000 anni fa.

Quanto velocemente si scioglie un ghiacciaio?

Gli scienziati dell'Istituto per i problemi idrici dell'Accademia nazionale russa delle Scienze stanno creando modelli che descrivono il comportamento dei ghiacciai del monte Elbrus sulla base delle proiezioni climatiche sviluppate dai partecipanti al progetto internazionale CORDEX. Per farlo, utilizzano i materiali dell'Istituto di Geografia dell'Accademia nazionale russa delle Scienze: modelli digitali di elevazione, dati sullo spessore del ghiaccio, informazioni dalle stazioni meteorologiche.
Questi modelli hanno mostrato che nel Caucaso centrale dovremmo aspettarci un aumento significativo dell’altezza della linea di neve, poiché si registra un accumulo di precipitazioni solide che contribuiscono ad alimentare la massa glaciale. Di conseguenza, anche la superficie glaciale registrerà un calo.
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Questa previsione è valida per tutti e 4 i principali scenari di cambiamento climatico globale, da RCP 2.6 a RCP 8.5. Le cifre si riferiscono a un aumento della radiazione solare in watt per metro quadrato, dovuto a maggiori concentrazioni di gas serra.
"Anche nel caso più moderato, l’RCP 2.6, i confini glaciali dell’Elbrus si stanno ritirando, e con l’RCP 8.5, la linea di neve sale a quota 4.800-4.900 metri sul livello del mare entro la fine del secolo. Ora si trova a circa 4.000 metri", sottolinea Oleg Rybak, il quale aggiunge che queste sono stime preliminari, quelle definitive saranno fatte in autunno.
Gli scienziati hanno analizzato immagini satellitari d'archivio e hanno scoperto come è cambiata l'area di tutti i ghiacciai del Caucaso. Mentre nel 1960 era 1.674,9 km2, nel 2000 si è attestata a 1.284,7 km2 e nel 2018 a 1.067,1 km2. Il tasso di contrazione della superficie è aumentato: dal 1960 al 2000 è stato in media dello 0,58% all'anno e dal 2000 al 2018 è stato dello 0,94%.
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