Energia, Bonomi: "Interventi subito o le imprese italiane verso la paralisi"

Carlo Bonomi - Sputnik Italia, 1920, 17.03.2022
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Il presidente di Confindustria chiede un tetto al prezzo del gas, per evitare una stagnazione che, senza interventi strutturali, può trasformarsi in recessione.
"Molti dicono che stiamo rallentando per colpa della guerra, ma già a novembre Confindustria faceva notare come la produzione industriale stesse rallentando, la guerra ha solo accelerato il processo". Lo afferma in un'intervista al Messaggero il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, che avverte sul rischio di "una stagnazione che, senza interventi strutturali, può diventare recessione".
"Le imprese energivore sotto l'impatto di questi prezzi stanno bloccando la produzione. È un tema della massima urgenza. Hanno iniziato le acciaierie in Sicilia, seguite da quelle in Friuli e in Veneto, poi ha iniziato a fermarsi la ceramica in Emilia, ora le cartiere", spiega Bonomi, chiedendo "misure strutturali per tamponare questa situazione prima che diventi irreparabile".
Preoccupa non solo l'assenza di interventi strutturali per far fronte alla crisi negli approvvigionamenti di materie prime, ai rincari generali e dei prezzi dell'energia, ma anche l'assenza di un nuovo piano energetico dovuta "all'inerzia" della burocrazia.
"Andrebbe subito messo un tetto al prezzo del gas. Draghi ha fatto molto bene a tentare di coinvolgere l'Europa, ma se l'operazione non riesce, l'Italia deve farlo anche da sola", prosegue il capo di viale dell'Astronomia.
La misura può essere applicata sul mercato con "un'operazione trasparenza sui contratti in essere di approvvigionamento del gas", ovvero differenziando i prezzi ed indicando un prezzo equo che comprenda "margini di profitto ragionevoli" e non legati "al folle trend del prezzo quotidiano".
Secondo Bonomi, bisogna differenziare anche il prezzo dell'energia elettrica, partendo da un "super premio" per le fonti rinnovabili. In terzo luogo, chiede l'eliminazione delle imposte indirette sui carburanti.
"Non è possibile - osserva - che lo Stato in questo momento benefici di un extra-gettito per miliardi e poi pensi di abbattere il prezzo al distributore solo di 15 centesimi al litro. In nessun paese europeo accise e Iva sono pari al 123% del costo industriale del carburante".
Sul piano fiscale gli industriali si aspettano "un taglio contributivo del cuneo fiscale", per aumentare la competitività delle aziende a livello europeo anche sul costo del lavoro e "una reale modifica del sistema di tassazione delle imprese", con un' aliquota Ires ordinaria in linea con la tassa minima internazionale al 15% e "un'addizionale fino al 9% in più per chi preferisce gli utili invece che reinvestirli".
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