L’inquinamento atmosferico è legato a un maggiore rischio di malattie autoimmuni

© AP Photo / Manish SwarupNuova Delhi inquinamento
Nuova Delhi inquinamento - Sputnik Italia, 1920, 16.03.2022
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Uno studio dell’Università di Verona ha scoperto che l'esposizione a lungo termine all'inquinamento atmosferico può aumentare il rischio di malattie autoimmuni. Tra queste l'artrite reumatoide e il morbo di Crohn sono tra le più probabili.
In medicina è già noto che l'esposizione al particolato sia collegata a ictus, cancro al cervello, aborto spontaneo e problemi di salute mentale. Una revisione globale, pubblicata nel 2019, ha concluso che quasi tutte le cellule del corpo potrebbero essere interessate dall'aria sporca.
Ora i ricercatori dell'Università di Verona aggiungono alla lista dei rischi dovuti all’inquinamento atmosferico per la salute umana anche un rischio maggiore, di circa il 40%, di artrite reumatoide, un rischio maggiore, del 20%, di malattie infiammatorie intestinali come il Crohn e la colite ulcerosa, e un rischio maggiore, del 15%, di malattie del tessuto connettivo, come il lupus.
Lo studio italiano, pubblicato sulla rivista RMD Open, ha raccolto informazioni mediche complete su 81.363 uomini e donne, su un database di ricoveri tra giugno 2016 e novembre 2020. A circa il 12% dei pazienti è stata diagnosticata una malattia autoimmune durante questo periodo.
Ogni paziente è stato collegato alla stazione di monitoraggio della qualità dell'aria più vicina, tramite il proprio codice postale residenziale.
Lo studio ha analizzato l'esposizione media a lungo termine al particolato fine (noto come PM10 e PM2,5), prodotto da fonti quali veicoli e centrali elettriche. Livelli di concentrazione di 30µg/m3 per PM10 e 20µg/m3 per PM2,5 sono le soglie generalmente considerate dannose per la salute umana.
Lo studio ha concluso che l'esposizione complessiva a lungo termine al particolato al di sopra di questi livelli era associata, rispettivamente, a un rischio maggiore del 12% e del 13% di sviluppare una malattia autoimmune.
Il dottor Giovanni Adami, uno degli autori del rapporto e reumatologo dell'Università di Verona, ammette che i dati raccolti indicano come debba esserci una relazione, ma che è presto per tirare conclusioni definitive, in quando i dati sarebbero da approfondire, siccome ad incidere sulla qualità dell’aria respirata da singoli individui vi è una serie di altri elementi da considerare, quali ad esempio il fumo passivo.
"L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha recentemente identificato l'inquinamento atmosferico come uno dei maggiori rischi ambientali per la salute", ha affermato. “Il nostro studio fornisce nuove prove di vita reale sul legame tra malattie autoimmuni ed esposizione all'inquinamento atmosferico. Inoltre, c'è una forte logica biologica alla base delle nostre scoperte. Tuttavia, una relazione causale è difficile da dimostrare. In effetti, è improbabile che studi randomizzati e controllati possano essere condotti su tale argomento”.
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