Esodo di profughi dall’Ucraina, quanto peserà sulle tasche degli italiani?

© REUTERS / Lukasz GlowalaProfughi ucraini in Slovacchia
Profughi ucraini in Slovacchia - Sputnik Italia, 1920, 15.03.2022
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Approfondimento
Aiutare persone indifese che fuggono da una guerra è un dovere umano ed è più che giusto. Così come la Russia ha accolto e accoglie profughi in fuga dal Donbass, bersaglio delle artiglierie dell’esercito ufficiale ucraino, anche tutti i paesi dell’UE stanno accogliendo ora quegli ucraini che fuggono dai bombardamenti dell’esercito russo.
Come spesso succede in questi casi, è cominciata la gara tra i governi, le amministrazioni locali e i comuni a lanciare le dichiarazioni più altisonanti di solidarietà. Si vedrà poi quale sarà la realtà dei fatti.
Le persone che dall’inizio di questo conflitto hanno lasciato l’Ucraina per entrare nell’Unione sono state, fino al 10 di Marzo, due milione e trecentomila e si sa di altri che stanno cercando di seguirli. Il numero totale si stima che non sarà molto lontano dai quattro milioni di persone. La maggior parte sono donne, bambini e anziani, e alcuni di loro cercheranno di ricongiungersi con qualche familiare già presente in questi Paesi.
La Commissione ha deciso di esentare gli ucraini in arrivo dal presentare domanda di asilo e assegnerà loro una “protezione temporanea”, che consente immediatamente a chi ne è titolare di soggiornare, lavorare, ricevere istruzione e assistenza sanitaria su tutto il territorio dell’Unione. Questo permesso avrà la durata di un anno e potrà essere rinnovato di sei mesi in sei mesi, fino ad un massimo di tre anni. Evidentemente, quando si parla di soggiorno si intende che sarà necessario mettere a loro disposizione una qualche forma di alloggio e il diritto al lavoro implica che si cercherà di aiutare chi potrà farlo a trovare un qualche impiego.
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Al di là dei naturali e umani sentimenti di solidarietà, non è tuttavia improprio fare qualche calcolo su quello che è, e sarà, il costo economico cui non potremo sottrarci. L’Italia è già oggi il paese europeo che ospita regolarmente il maggior numero di cittadini ucraini (oltre 235.000) ed è naturale immaginare che sarà lo stato più interessato dal fenomeno dei ricongiungimenti familiari. Secondo il governo italiano, ogni ucraino accolto in Italia costerà al bilancio dello Stato circa 10.000 euro l’anno, e la stima globale prevista sarà di circa 2,5 miliardi per il primo anno.
In teoria, secondo i criteri delle “quote” concordati negli anni passati, la distribuzione di questi profughi dovrebbe basarsi su calcoli che considerano la popolazione di ciascun paese, il PIL, il tasso di disoccupazione locale e quanto già fatto nell’accoglienza di precedenti rifugiati. La qualifica di “protezione temporanea” consente tuttavia a chi ne gode di potersi spostare in qualunque paese europeo a proprio piacimento e, quindi, poter sapere in anticipo dove gli ucraini in arrivo decideranno di stabilirsi è praticamente impossibile. Attualmente, il maggior numero di loro, circa il 63%, è entrato in Europa occidentale attraverso la Polonia e il 10% attraverso l’Ungheria. È tuttavia improbabile che questi due paesi accettino di farsi carico di numeri importanti di rifugiati, anche se sarebbe bene non dimenticare che nel 2015 Varsavia e Budapest intentarono in causa contro la Commissione Europea per evitare di dover applicare il meccanismo di “ricollocamento” concordato, per non essere obbligati ad accogliere sul proprio territorio una quota dei richiedenti asilo di allora. Oggi sicuramente faranno di tutto per farci dimenticare il loro comportamento passato e chiederanno con forza che le regole del “ricollocamento” siano adesso applicate.
In questi giorni è difficile sentire in Italia voci di chi critica la decisione di accogliere tutti i profughi ucraini, ma c’è da domandarsi se l’atteggiamento sarà lo stesso quando qualcuno si renderà conto che, mentre alcuni cittadini italiani trovano gravi difficoltà a permettersi un alloggio regolare, lo Stato provvederà invece ad alloggiare gratuitamente i nuovi arrivati. Ancora peggio si sentiranno i detentori di pensione minima (meno di 7.000 euro l’anno) nel sapere che per ogni ucraino se ne spenderanno circa 10.000.
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Già che siamo in vena di cifre, mentre tutti portano la loro attenzione sui gravi problemi energetici che ci troviamo ad affrontare, è necessario anche rilevare che le sanzioni contro la Russia, pretese dagli Stati Uniti ed entusiasticamente adottate dall’Unione Europea, hanno diverse implicazioni per le banche italiane e quelle americane. Il non potere avere più rapporti finanziari con Mosca per le nostre banche implica un’esposizione di circa 25 miliardi di dollari, mentre quella delle banche americane non supera i 15 miliardi. Anche le borse, indice di come il mondo dell’economia guarda agli eventi in atto, vedono una differenza di risultati. Il calo medio nell’eurozona è stato finora del 10,4%, e di Milano in particolare del 12,8. Se valutati in euro, i valori della borsa americana sono invece saliti dell’1,7% (in dollari c’è stato comunque un calo, ma solo dell’1,3%). Pure in Australia e in Canada, anch’essi attuatori delle sanzioni anti-russe, le borse hanno entrambe guadagnato rispettivamente il 6,4% e il 4,3%, rapportando i loro valori sull’euro (nella loro valuta la crescita è stata +1,6 e + 1,5%). Ne tragga le conclusioni chi lo vuole.
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