Crisi ucraina fra Europa e Russia, l’energia potrebbe trasformarsi in elemento di pace

© Sputnik . Dmitrij Leltschuk / Vai alla galleria fotograficaUn gasdotto
Un gasdotto - Sputnik Italia, 1920, 14.03.2022
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Approfondimento
Nonostante il conflitto in Ucraina il gas russo continua ad affluire verso l’Europa, ma in Italia si parla sempre più spesso della necessità di sostituire le forniture dalla Russia. Tale scelta avrebbe conseguenze economiche devastanti per l’Italia e per l’Europa. L’energia, al contrario, potrebbe trasformarsi in un elemento di pace.
L’Europa può davvero fare a meno del gas russo? Stando ai numeri che illustrano il fabbisogno energetico dei Paesi europei, ivi compresa l’Italia, no. È considerevole il peso del gas nella crisi che si è aperta fra Europa e Russia in seguito al conflitto in Ucraina. Un possibile stop alle forniture energetiche dalla Russia verso l’Europa converrebbe solamente agli Stati Uniti e al loro gas naturale liquefatto, di certo non gioverebbe agli interessi dei Paesi europei e dell’Italia.
Bisognerebbe partire proprio dall’energia e dal gas naturale per sedersi attorno ad un tavolo, ritiene l’analista geopolitico Demostenes Floros: “Nonostante tutto i contratti vengono rispettati, il gas viene fornito anche in quantitativo maggiore. Questo vuol dire che la Federazione russa sta dicendo alle principali economie europee che non vuole arrivare a tagliare il gas, sarebbe tragico per le economie europee così come per quella russa”. Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista Demostenes Floros, senior energy economist del CER (Centro Europa Ricerche), autore del saggio “Guerra e Pace dell’Energia. La strategia per il gas naturale dell’Italia tra Federazione russa e NATO” edito da Diarkos.
-Demostenes Floros, l’Italia senza il gas russo che cosa farà?
-Cominciamo fornendo qualche dato. Il nostro Paese nel 2021 ha consumato 76 miliardi di metri cubi di gas naturale e di questi 76 ne abbiamo prodotti poco più di 3, ne abbiamo importati 29 dalla Federazione russa, che copre una percentuale sui nostri consumi totali di gas maggiore del 40%. La Federazione russa è il primo fornitore di gas dell’Italia.
In questi giorni si sta parlando tanto della possibilità di sostituire le importazioni di gas naturale dalla Russia per quanto attiene l’Italia e l’Europa. Io credo che la sostituzione di tale ammontare sia alquanto improbabile, se non impossibile sia nel presente sia negli anni a venire. Certo, il nostro Paese è ampiamente diversificato grazie alle strategie messe in atto diversi decenni fa da Mattei; quindi potrà chiedere agli altri fornitori, penso all’Algeria e all’Azerbaijan, qualche miliardo di metri cubi in più. Da qui a parlare di sostituzione del gas della Federazione russa è un’opzione improbabile.
L’Europa ha importato nel 2021 185 miliardi di metri cubi di gas naturale dalla Federazione russa. Quando ci chiediamo a chi potrà fare riferimento l’Italia per sostituire il gas russo è evidente che la stessa domanda se la porranno anche gli altri Paesi europei. Tutti i Paesi europei ricorreranno al gas dei fornitori rimasti, aggiungendoci il gas naturale liquefatto statunitense qatariota. Ricordiamoci che il gas liquefatto è più costoso del 20%. La sostituzione avverrebbe quindi ad un costo maggiore.
© Foto : Demostenes FloresGuerra E Pace Dell'energia - Floros Demostenes
Guerra E Pace Dell'energia - Floros Demostenes - Sputnik Italia, 1920, 14.03.2022
Guerra E Pace Dell'energia - Floros Demostenes
-L’economia italiana quali rischi correrà in questo contesto?
-Facciamo un piccolo passo indietro per capire che cosa è successo nel 2021 ai prezzi delle fossili nel complesso ed in particolar modo a quelli del gas naturale. Nel rapporto sulla transizione energetica redatto dal CER (Centro Europa Ricerche) noi abbiamo calcolato che le fossili sono aumentate a livello globale più del 100%, in particolar modo è aumentato il prezzo del gas naturale più delle altre fossili nel mercato regionale europeo di quasi il 400%. Ebbene, per i prezzi che noi abbiamo toccato nel 2021 e che stanno proseguendo nel 2022 il 60% della manifattura tedesca rischia di saltare e questa percentuale sale al 70% se noi parliamo della manifattura del nostro Paese. La situazione è gravissima, e noi facciamo riferimento al mantenimento dei prezzi del 2021, quindi è un contesto che precede l’allargamento del conflitto all’intera Ucraina. Abbiamo raggiunto 345 euro per megawatt-ora, prezzo regionale del gas in Europa. Siamo attorno a quasi 4 mila dollari per mille metri cubi. I contratti che avevamo con Gazprom nel decennio trascorso erano attorno ai 200 dollari per mille metri cubi.
A tutto ciò dobbiamo aggiungere la questione delle sanzioni. Da un punto di vista sociale le conseguenze sono gravissime. Le sanzioni non sono soltanto molto gravi per quanto riguarda la Federazione russa, ma anche in particolar modo per l’Unione europea. La mia impressione è che se affondiamo affondiamo insieme.
-Nonostante il conflitto in Ucraina il gas russo continua ad arrivare in Europa attraverso la stessa Ucraina. Che cosa ci dice questo dato?
-I dati sono molto chiari, ma mal riportati dalla maggior parte dei media di informazione. Nel 2021 le esportazioni russe verso l’Europa aumentano del 5,6%; vi è stata una maggior offerta di gas da parte della Russia, è bene ribadirlo, perché si attribuisce a Mosca la responsabilità dell’aumento dei prezzi del gas naturale, che invece ha a che fare con fattori di mercato, ma anche con fattori geopolitici concernenti la transizione energetica. Mi riferisco al cambio dei contratti voluti dall’Europa, parlo del passaggio dei contratti indicizzati al prezzo del petrolio di lungo periodo a quelli non più indicizzati al prezzo del petrolio, bensì ad un mercato di domanda e offerta del gas naturale di breve periodo.
Per quanto riguarda i fattori geopolitici intendo l’abbandono del gasdotto South Stream, che tanto era importante per gli interessi strategici dell’Italia: con 63 miliardi di metri cubi avrebbe contribuito ad ampliare la capacità di offerta e di trasporto del gas di circa il 16-18% di quelli che sono i nostri consumi in Europa. Il gasdotto non è andato a buon fine in virtù delle pressioni statunitensi. Ora stiamo pagando economicamente, ma anche per non avere reso il nostro Paese un hub gasiero dell’Europa centro meridionale in complementarietà con il Nord Stream della Germania, che ha addirittura raddoppiato la tratta diventando l’hub gasiero per eccellenza dell’Unione Europea.
Cucina a gas - Sputnik Italia, 1920, 11.03.2022
L’Europa può farcela senza il gas russo entro il 2027?
-La Russia non ha diminuito quindi in alcun modo la fornitura di gas nonostante il conflitto.
-Dal 23-24 febbraio i flussi di gas dalla Federazione russa verso l’Europa addirittura raddoppiano. La maggior parte di questo gas viene convogliato attraverso i gasdotti attraverso l’Ucraina. Sono false le ricostruzioni sull’interruzione del gasdotto Yamal, quello che giunge in Europa dalla Russia attraverso la Bielorussia e la Polonia; si trattava in realtà di interruzioni brevi del flusso.
È un segnale importante che ci stanno mandando i russi: nonostante tutto i contratti vengono rispettati, il gas viene fornito anche in quantitativo maggiore. Questo vuol dire che la Federazione russa sta dicendo alle principali economie europee che non vuole arrivare a tagliare il gas, sarebbe tragico per le economie europee così come per quella russa. È un messaggio che dovrebbe spingere gli europei a far capire agli altri alleati della NATO che a queste condizioni le economie europee saltano.
-Il gas, ma non solo, ci insegna che la Russia e l’Unione Europea non possono fare una a meno dell’altra?
-Assolutamente sì. È un discorso che va dal gas naturale al petrolio e al carbone. Noi importiamo dalla Russia 5-6 tonnellate di prodotti raffinati al mese difficilmente sostituibili. La qualità russa può essere parzialmente sostituita facendo riferimento alle qualità dell’Iran e del Venezuela, ma vorrei vedere chi ha intenzione di dire apertamente che necessitiamo di tale sostituzione. L’Unione Europea ha un utilizzo del carbone di circa il 12% del consumo totale, il principale fornitore è la Federazione russa; i prezzi del carbone stanno raggiungendo i 500 dollari per tonnellata, quasi due volte e mezzo i prezzi che avevamo fino qualche settimana fa. La situazione è gravissima.
Bisogna mettere da parte la logica del ricatto per quanto riguarda il gas naturale, ma anche il petrolio e il carbone che l’Unione Europea utilizza per il 70% dei propri consumi di energia primaria. Bisognerebbe invece ripartire proprio dall’energia e dal gas naturale per sedersi attorno ad un tavolo.
-I tubi del gas hanno infatti un valore geopolitico molto grande. L’energia potrebbe trasformassi in elemento di pace?
-Noi come europei abbiamo di fronte una contraddizione che si materializza in un gasdotto: da una parte i rapporti e gli interessi fra NATO e Paesi europei, dall’altra gli interessi energetici e commerciali con la Russia, che è la porta verso l’Eurasia. Abbiamo due strade: quella attuale, che a mio avviso ci porterà ad un disastro sociale dell’Europa, un problema molto meno grave per gli Stati Uniti. Dall’altra parte abbiamo la possibilità di affrontare questa contraddizione prendendo il toro per le corna attraverso il tema dell’energia per poter risederci ad un tavolo con un’intermediazione favorita dalla Cina e dalle principali economie europee. Non più l’energia intesa come ricatto, ma l’energia intesa come bandolo della matassa dal quale ripartire per poter dialogare.
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