Cgia: “L’Italia a rischio stagflazione”, in 16 giorni boom prezzi materie prime

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Petrolio - Sputnik Italia, 1920, 12.03.2022
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Nickel +94%, gas +48% e granoturco +30%, secondo l’associazione. L’aumento dell’inflazione e la contemporanea stagnazione economica possono portare a una nuova crisi nel Paese.
“Il rischio non è immediato, ma il pericolo che la nostra economia stia scivolando lentamente verso questa tempesta perfetta è molto elevato. Stiamo parlando della stagflazione”. A lanciare l’allarme è l’Ufficio studi della Cgia di Mestre.
Il termine stagflazione si usa per determinare quando a stagnazione economica si affianca un’inflazione molto alta che fa impennare il tasso di disoccupazione.

“Un quadro economico che potrebbe verificarsi anche in Italia, così come già è successo nella seconda metà degli anni ’70 del secolo scorso”, ricorda la Cgia, che non prevede che possa ripetersi nel 2022, ma più avanti.

“Le difficoltà legate al post-pandemia, gli effetti della guerra in Ucraina, le sanzioni economiche alla Russia, l’aumento dei prezzi delle materie prime e dei prodotti energetici rischiano, nel medio periodo, di spingere l’economia verso una crescita pari a zero, con un'inflazione che si avvierebbe a sfiorare le due cifre. Uno scenario che potrebbe rendere pressoché inefficaci persino i 235 miliardi di euro di investimenti previsti nei prossimi anni dal Pnrr”.

Come contrastare la stagflazione?

“Per invertire la spinta inflazionistica, gli esperti sostengono che le banche centrali dovrebbero contenere le misure espansive e aumentare i tassi d'interesse, operazione che consentirebbe di diminuire la massa monetaria in circolazione”, rileva l’Ufficio studi.
In Italia, bisognerebbe intervenire “simultaneamente almeno su altri due versanti: in primo luogo, attraverso la drastica riduzione della spesa corrente e, in secondo luogo, con il taglio della pressione fiscale, unici strumenti efficaci in grado di stimolare i consumi e per questa via alimentare anche la domanda aggregata di beni e servizi”.
Per portare avanti questa linea, però, bisogna prima arrivare a un accordo in sede europea sulla revisione del Patto di Stabilità.

La spirale “prezzi-salari”

La Cgia spiega che un altro elemento collegato alla stagflazione è quello che collega l’aumento dei prezzi e gli stipendi.
“Su 992 contratti di lavoro depositati presso l’Archivio nazionale dei contratti pubblici e privati del CNEL, al 31 dicembre scorso 622 risultavano scaduti (il 62,7%)”.
“È evidente che con un numero elevato di contratti da rinnovare, le ‘responsabilità’ in capo alle parti sociali saranno importantissime”.
L’inflazione al 4% impone di “evitare di alimentare la spirale ‘prezzi-salari’ che verso la fine degli anni ’70 contribuì a far schizzare il caro vita a un livello superiore addirittura al 20%”.

L’escalation dei prezzi delle materie prime

Dopo 16 giorni dall’inizio della crisi in Ucraina, i prezzi delle principali materie prime sono schizzati all’insù, provocando non pochi problemi a tantissime imprese.
Della dozzina di voci monitorate, ecco quelle che hanno subito la variazione di prezzo più importante:
1.
il nickel +93,8%;
2.
il gas +48%;
3.
il granoturco +30,3%;
4.
il frumento tenero +29,2%;
5.
l’acciaio +25,1%;
6.
il petrolio +16,3%.
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