L’Europa può farcela senza il gas russo entro il 2027?

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Cucina a gas - Sputnik Italia, 1920, 11.03.2022
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Secondo le informazioni diffuse dalla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen al vertice di Versailles, entro il 2027 si concretizzerà la fine della dipendenza energetica dell’Unione europea dalla Russia.
"Siamo troppo dipendenti dalla Russia, specie sul gas. Dobbiamo diversificare le forniture, puntando in particolare al gas naturale liquefatto. E dobbiamo aumentare la condivisione delle rinnovabili", - ha ribadito la presidente della Commissione europea spiegando che, nel breve termine, bisognerà fronteggiare il caro prezzi legato alla fornitura dell’energia e prepararci poi al prossimo inverno.
L’Europa potrà costruire una propria sovranità energetica nell’arco dei prossimi 5 anni? Per un approfondimento Sputnik Italia ha raggiunto Domenico Nocerino, esperto di geopolitica e co-founder & CEO presso Opinio Juris - Law & Politics Review.
-Dott. Nocerino, l’Italia e l’Ue quanto dipendono dalla Russia per l’approvvigionamento del gas il prezzo del quale ha raggiunto il nuovo record?
-Tantissimo. L’Europa importa il 30% del gas dalla Russia (percentuale che arriva al 50% se consideriamo le importazioni extraeuropee), chiaramente questa cifra rende vulnerabili molti paesi a partire dall’Ungheria fino alla Germania. Una dipendenza che è cresciuta negli anni anche a causa dell’instabilità di paesi come la Libia che, per tanto tempo, sono stati fornitori di gas o anche delle difficoltà di produzione in Algeria e il calo della produzione norvegese. L’Italia in particolare è il paese che in Europa fa maggior ricorso al gas naturale che impatta per il 43% dell’approvvigionamento totale energetico.
Per far comprendere il “peso” che ha il gas naturale assume nel mix energetico italiano questa percentuale (43%) è pari alla somma di quanto ne necessitano la Francia (17%) e la Germania (26).
Di questo 43% il gas russo pesa per il 39% seguito poi dall'Algeria (27,8%), dall'Azerbaijan (9,5%), dalla Libia (4,2%) e per il 2,9% dal Nord Europa (nello specifico da Norvegia e Olanda).
© Foto : fornita da Domenico NocerinoDomenico Nocerino - esperto di geopolitica e co-founder & CEO presso Opinio Juris - Law & Politics Review
Domenico Nocerino - esperto di geopolitica e co-founder & CEO presso Opinio Juris - Law & Politics Review - Sputnik Italia, 1920, 11.03.2022
Domenico Nocerino - esperto di geopolitica e co-founder & CEO presso Opinio Juris - Law & Politics Review
-Il portavoce di Gazprom Sergej Kupriyanov ha assicurato che il colosso russo continuerà a fornire gas per il transito in Europa attraverso il territorio ucraino come di consueto. Che cosa succede se il gas proveniente dalla Russia dovesse ridursi o bloccarsi? Quali scenari si aprono?
-Sicuramente potrebbe essere un’ipotesi specie se la guerra dovesse protrarsi. Dal punto di vista europeo, ieri (10/03) al vertice di Versailles, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha affermato che l’Europa potrebbe concludere la sua dipendenza energetica dell'Ue dalla Russia entro il 2027, aggiungendo che "l’Europa è troppo dipendente dalla Russia, in particolare sul gas. Bisogna provare a diversificare le forniture, puntando in particolare al gas naturale liquefatto e le rinnovabili.
Chiaramente queste sono prospettive sul lungo periodo, con l’avvicinarsi della primavera la domanda energetica fisiologicamente si ridurrà, ma bisogna però considerare gli stoccaggi per il prossimo inverno.
Mi chiedo se la Russia potrà nel lungo periodo fare a meno del primo cliente: l’Europa.
Stando ai dati di Gazprom:
il 30% della produzione energetica russa viene esportato
di questo 30%, il 70% va verso l’Europa, il restante 30% viene esportato in altri Paesi, in particolari in ex-Stati sovietici come Kazakistan, Armenia, Tagikistan e Uzbekistan
Una parte piuttosto piccola è invece destinata al mercato asiatico (anche tramite GNL, gas naturale liquefatto) come Cina, Corea del Sud, Taiwan e Giappone.
È evidente che oggi l’Europa non può fare a meno del gas russo, così come la Russia non può fare a meno degli acquirenti europei. Per questo considero il blocco del flusso un’ipotesi che potrebbe realizzarsi nel breve periodo come ritorsione ma alla lunga si troverà un accordo.
-Il premier Mario Draghi ha annunciato in Parlamento di volere incentivare l’installazione di impianti da fonti rinnovabili, aumentare fino a 5,5 miliardi di metri cubi la produzione nazionale di gas oggi ridotta al lumicino (3,3 miliardi di metri cubi) attingendo soprattutto ai giacimenti dello Stretto di Sicilia, e intensificare le forniture dai gasdotti meridionali Tap (Azerbaijan), TransMed (Algeria e Tunisia) e GreenStream (Libia). Questo piano potrebbe funzionare per sostituire il gas russo?
-L’Italia sta provando a diversificare l’approvvigionamento ed è una mossa che avrebbe dovuto fare da parecchio, lo dicono anche le leggi di mercato che non si può dipendere da una fonte.
Il Ministro di Maio è volato in Algeria e Qatar per fare accordi di questa natura. Chiaramente ci sono problemi tecnici legati alle infrastrutture ma anche di costo, è chiaro che il paese che ti esporta gas sa che tu hai una necessità e su questa necessità si giocano i prezzi.
La realtà però è che l’Italia non ha avuto visione strategica. Non volendo entrare nella discussione legata alla vicenda del Tap, limitiamoci solo alla prospettiva estera.
Dopo Mattei non abbiamo avuto più un ruolo di primo piano sulle vicende legate agli approvvigionamenti. Basti pensare alla Libia, di fatto abbiamo permesso che ci portassero via il nostro “distributore” privilegiato nel 2011. E chiaro anche che oggi corriamo il rischio di essere superati anche dalla Turchia nelle partite energetiche che si stanno giocando nel Mediterraneo.
-Come commenterebbe invece l’ipotesi di riaprire le centrali a carbone in Italia? Vuol dire che il green può attendere?
-Non si farà, almeno stando alle parole del Ministro Cingolani. Recentemente intervenuto in una trasmissione televisiva, ha affermato in caso di emergenza continueranno a lavorare quelle già in funzione (Brindisi e Civitavecchia) ma non verranno riaperte quelle chiuse come quella di Vallegrande.
Chiaro che davanti ad un’emergenza dare risposte di pancia è più semplice ma non sempre è la risposta più corretta. Faccio un esempio il referendum che si tenne in Italia dopo Chernobyl decretò la chiusura delle centrali nucleari, fu una reazione di pancia, così come la decisione simile presa dalla Merkel dopo Fukushima, ma è chiaro che sul lungo periodo abbiamo pagato e non poco la mancanza di energia nucleare, basti fare un paragone con la Francia che oggi in Europa è il paese tra i meno vulnerabili proprio in virtù di scelte strategiche.
Una minore vulnerabilità che ti permette anche un maggiore libertà di movimento basti guardare l’attivismo di Macron.
- L’Europa potrà costruire una propria sovranità energetica dal punto di vista pratico?
-Sarebbe il primo tassello verso finalmente un’Europa forte e unita, ma ahimè vedo la prospettiva un po’ lunga. Non è un caso che il primo nucleo dell’Europa sia nato intorno a questione energetiche che erano state la causa principale dei due conflitti mondiali, non è un caso che i Padri Fondatori, da Altiero Spinelli in poi, immaginarono un’Europa unita a partire dalla creazione Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio (Ceca), costituita con il trattato di Parigi nel 1951.
Oggi sicuramente è più complicato anche perché l’Europa ha fatto una scommessa nel 2019, è quella del Green New Deal ispirata ai 17 Sustainable Development Goals dell'Onu.
Il Green Deal europeo punta ad una transizione verso un nuovo scenario di sovranità energetica in cui tutta l'energia di cui abbiamo bisogno ci verrà data dal sole e non più dai fossili dei russi, degli arabi o dei texani.
- Come valuta la decisione della Germania di fermare il gasdotto Nord Stream 2?
-Per quanto riguarda la il Nord Stream 2 che ricordiamolo fu una scelta politica tedesca, strategicamente da valutare, portata avanti nonostante la contrarietà degli Stati Uniti e i dubbi dell’Unione europea e soprattutto grazie al ruolo che ha avuto all’epoca l’ex cancelliere Gerhard Schröder possiamo definirlo ufficialmente morto. E per l’Italia potrebbe essere un bene, si può puntare al raddoppio del TAP.
-Si sono le voci che l’Ue cerca l’intesa con l’Iran - la nazione considerata paria dagli Stati Uniti per via del programma di arricchimento nucleare. Come potrebbe reagire a questo avvicinamento Washinton?
-I colloqui procedono, l’Europa ha sempre guardato con interesse al ritorno iraniano ai negoziati. E credo che anche gli Stati Uniti non possono permettersi un terzo fronte di instabilità dopo quello dell’indo-pacifico e Ucraino.
C’è speranza anche valutando l’insolito ottimismo del capo negoziatore della delegazione iraniana, Ali Bagheri Kani, che ha ammesso come le parti "siano più vicine che mai a un accordo". Ma Kani ha anche aggiunto che i negoziati possono ancora fallire. "Niente è concordato fino a che tutto non è concordato. I nostri partner devono essere realistici, evitare l'intransigenza mostrata negli ultimi quattro anni".
Parlando di decisioni importanti. Chiaramente più che gli Stati Uniti, questa decisione non fa piacere ad Israele, lo capiamo dall’attivismo di Naftali Bennett che è volato a Mosca ad incontrare Putin sicuramente per questioni legate al conflitto ma forse anche per avere rassicurazioni sulla partita del nucleare iraniano.
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