Guerra energetica con la Russia, come e quanto costerà liberarsi dal gas russo?

© AP Photo / Cornе Sparidaens / ANPImpianto di trattamento del gas nei Paesi Bassi
Impianto di trattamento del gas nei Paesi Bassi - Sputnik Italia, 1920, 11.03.2022
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Approfondimento
L'inverno in corso è stato un duro banco di prova per gli europei, a causa degli alti prezzi del carburante. Al contempo, però, i politici europei spingono sempre più per rendersi indipendenti dal gas russo, che al momento garantisce circa il 40% dei consumi europei. Fino ad ora, le forniture hanno registrato soltanto un incremento.
In questo approfondimento cerchiamo di capire se Bruxelles è pronta a far precipitare il mondo in una crisi energetica.

Populismo energetico

L'alto rappresentante dell'UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, ha dichiarato che, anche se le sanzioni anti-russe danneggeranno l'Europa, questo è un prezzo da pagare. Tuttavia, un arresto immediato degli acquisti di carburante potrebbe creare una significativa turbolenza di mercato.
A sua volta, la commissaria europea per l’energia, Kadri Simson, avverte che Mosca stessa potrebbe tagliare il gas e invita a prepararsi a questo scenario. Secondo la Simson, già entro la fine di questa stagione l’Europa raggiungerà uno stato di completa sicurezza energetica.
La ministra britannica degli Esteri, Liz Truss, chiede agli altri membri del G7 di limitare le importazioni di gas e petrolio dalla Russia. Il ministro tedesco dell'Economia e vice-cancelliere, Robert Habek, sostiene che Berlino è pronta ad abbandonare del tutto le materie prime russe. I prezzi aumenteranno all'inizio, ma la Germania può contare su fornitori alternativi, che copriranno il deficit, sostiene. Il cancelliere austriaco, Karl Nehammer, afferma che, per il momento, le forniture non sono a rischio, ma a medio termine Vienna ridurrà la sua dipendenza energetica da Mosca.
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Il think tank belga Bruegel crede che l'Unione Europea possa sopravvivere al prossimo inverno senza il gas russo. Secondo gli analisti, l'UE eviterà gravi danni economici a causa della rottura con Mosca, se riuscirà a ridurre il consumo di gas del 15% e a passare al gas liquefatto statunitense (GNL). Riempire i depositi sotterranei di gas almeno fino a metà costerebbe 70 miliardi di euro invece degli attuali 10.
La situazione non è facile, ad essere onesti. Alla fine dell'anno scorso, i prezzi del gas hanno superato i 2.000 dollari. I depositi sotterranei di gas dell'Unione Europea sono pieni solo al 29,5%, dichiara Gazprom. Nello specifico, in Germania il fattore di riempimento è pari al 29,4%, in Francia al 22,9%. Nell'aprile 2021 il valore si avvicinava al 33%, ma ora, secondo le previsioni, potrebbe essere inferiore anche al 20.
"Gazprom ha aumentato le sue forniture a febbraio. In Italia del 135,5%, in Polonia del 41,1%, in Bulgaria del 26,4%, in Slovenia del 53,7%, in Bosnia ed Erzegovina del 17,6%.
La Russia vanta 4 rotte verso l'Europa: il Turkish Stream, lo Yamal-Europa (attraverso la Bielorussia, in direzione della Polonia), il gas di transito ucraino e il Nord Stream. Ci sarebbe dovuto essere anche il Nord Stream 2, che è stato costruito ma non è mai stato avviato. Le procedure di autorizzazione sono state sospese. La Shell, una delle più grandi compagnie di petrolio e gas, si è ritirata da tutti i progetti di Gazprom, mentre Nord Stream 2 AG, l'operatore del progetto, è sull'orlo del fallimento, secondo Reuters. Tuttavia, gli altri gasdotti non sono ancora in difficoltà.
Dall'inizio dell'operazione speciale militare, Gazprom ha persino aumentato la sua fornitura di carburante in direzione dell'Ucraina, fino a raggiungere i 109 milioni di metri cubi al giorno previsti dal contratto. Il gasdotto Nord Streamconsegna circa 156 milioni di metri cubi, con una capacità di pompaggio pari a 165. Lo Yamal-Europa sarà usato al momento solo per equilibrare le forniture, ma, se dovessero sorgere criticità, sarà usato al massimo della sua capacità.
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In teoria, è possibile eliminare la propria dipendenza dalle materie prima russe, ma questo non porterà a un ribilanciamento del mercato energetico, quanto piuttosto a una sua completa trasformazione. La Russia produce un sesto del gas mondiale e i clienti europei consumano il 40% di questo volume. Quindi, minacce su minacce. Guarda caso, però, Gazprombank non è stata esclusa dallo SWIFT e la maggior parte dei pagamenti delle consegne di gas è effettuata proprio da questo istituto di credito.

Alternativa alla Russia

Bruxelles ora non ha praticamente alternative. Il gas per l'Europa proviene anche dall'Azerbaigian, dall'Algeria, dalla Libia e dalla Norvegia, ma questi Paesi non possono aumentare i volumi di estrazione.
Nel 2021, i norvegesi hanno aumentato le forniture di gas del 4%, raggiungendo 112,5 miliardi di metri cubi, ma hanno dichiarato che si tratta di un valore massimo non superabile.
L'Azerbaigian consegna annualmente all'Unione Europea circa dieci miliardi di metri cubi di gas, l'Algeria 22, la Libia 11. L'anno scorso, la Russia ha venduto all’UE 131 miliardi di metri cubi.
La Commissione europea ha chiesto al Qatar e agli Stati Uniti altro GNL, ma la risposta è stata deludente. Il ministro dell'energia del Qatar, Saad al-Qaabi, ha detto che ormai i volumi a disposizione per i prossimi anni sono già oggetto di contratti a lungo termine. Se si spostassero i flussi di fornitura, il mercato non sopravvivrebbe e risponderebbe con un'impennata dei prezzi.
Inoltre, potrebbero esserci problemi a livello infrastrutturale. I terminali di rigassificazione del GNL sono distribuiti in modo molto irregolare in Europa. La Germania non ne ha nemmeno uno, mentre la Spagna sì, ma questi sono mal integrati nel sistema paneuropeo.
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"A livello globale non si registra un’eccedenza di gas naturale. Se l'Unione Europea dovesse abbandonare il gas russo, l'alternativa costerebbe circa 3.000 dollari al metro cubo. L'America Latina e il Sud-Est asiatico sarebbero privati del gas. L'UE dovrebbe comprare la metà del mercato del GNL, mentre Mosca non avrebbe modo di compensare i volumi di coloro che consumavano il GNL", dichiara Sergey Pikin, direttore del Fondo di sviluppo energetico.
Tuttavia, la Russia potrebbe ancora essere in grado di consegnare un po' di gas all'estero. Tra le destinazioni ovvie c'è la Cina. Proprio verso questo Paese si intende estendere un secondo gasdotto.
"Il prezzo a 3.000 causerà un aumento di tutti i prodotti finiti in UE. Inoltre, indurrà in crisi il mercato globale dell'energia. Penso che le sanzioni dureranno un inverno e poi basta. Per la Russia sarà più facile che per il resto del mondo. Gazprom esporta solo un terzo della sua produzione. Sì, andrà in perdita, ma i consumatori russi non percepiranno alcuna grande differenza", sostiene l’esperto. Si osservi che i prezzi del gas hanno già superato i 2.200 il 2 marzo, stabilendo un nuovo record.
Tuttavia, non si tratta solo della crisi attuale. L'UE è da tempo impegnata nella decarbonizzazione dell'economia. “Ma se prima avevano intenzione di ridurre la dipendenza a partire dal 2030, ora cercheranno di farlo più velocemente. Per quanto riguarda la Russia, continuiamo ad avere una strategia per la transizione all’idrogeno. Le sanzioni rendono questo obiettivo più difficile da raggiungere, è ancora tutto poco chiaro", sottolinea il direttore del Fondo di sviluppo energetico.
Sergei Suverov, capo del dipartimento analitico della BK-Savings Management Company, ritiene che a medio termine, per esempio entro il 2025, l'Unione Europea potrebbe risolvere il problema delle conseguenze dell’abbandono del gas russo. "A quel punto, il mondo comincerà a produrre più GNL, a stipulare nuovi contratti e a costruire le relative infrastrutture. Da un punto di vista economico, questo non è molto razionale, ma oggi è la politica a farla da padrona ", osserva l'esperto.
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In questo caso, il rublo subirà una forte svalutazione. Ma c'è una buona notizia: il gas diventerà più economico sul mercato interno, perché l'offerta supererà la domanda. Inoltre, Gazprom venderà più carburante alla Cina.
Dunque, considerata la complessa situazione politica nel mondo, le minacce dell'UE non dovrebbero essere considerate vuote. È da tempo che in UE tramano questi piani.
Anche se è improbabile che il piano venga attuato rapidamente, la Russia dovrebbe pensare in anticipo a come difendersi.
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