Fine vita, dalla Camera il primo sì alla legge: al Senato sarà battaglia

© Foto : Presidenza della RepubblicaIl Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nell'Aula di Montecitorio in occasione della cerimonia di giuramento
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nell'Aula di Montecitorio in occasione della cerimonia di giuramento - Sputnik Italia, 1920, 11.03.2022
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Si teme che il testo faccia la fine del ddl Zan, perché i numeri del centrosinistra sono risicati. Precondizioni molto rigide per accedere e obiezione di coscienza per i sanitari.
Dopo la bocciatura del quesito referendario sull’eutanasia da parte della Corte Costituzionale, il via libera della Camera, che ieri ha approvato il testo della legge sul fine vita, è un sospiro di sollievo per il fronte che aveva portato avanti la battaglia, raccogliendo 1,2 milioni di firme.
Adesso perà lo scoglio è quello del Senato, dove i numeri del fronte giallorosso sono meno ampi e si rischia che il testo faccia la fine del ddl Zan.

La legge è stata approvata con 253 e 117 no: molte le assenze, soprattutto nel centrodestra, dove il 56% dei leghisti e il 59% dei forzisti non si sono presentati in Aula.

A favore si sono schierati anche sei deputati FI e cinque di Coraggio Italia.

Le condizioni rigide

Il testo approvato ricalca le richieste della Corte costituzionale nella sentenza sul caso Cappato-Dj Fabo, ed equipara la “morte volontaria medicalmente assistita” alla morte naturale.
Accede a questa fattispecie, però, prevede delle precise condizioni:
può accedervi, purché sia maggiorenne e in grado di intendere e di volere, solo la “persona affetta da una patologia irreversibile e con prognosi infausta”;
o una persona “portatrice di una condizione clinica irreversibile che cagioni sofferenze fisiche e psicologiche intollerabili”, la cui sopravvivenza dipende da “trattamenti sanitari di sostegno vitale”;
il paziente deve avere avuto accesso alle cure palliative;
la patologia deve essere certificata da un medico, che potrà intervenire anche a casa per aiutare a staccare la spina.
Nel testo, durante la lunga trattativa tra i partiti, è stata introdotta l’obiezione di coscienza per i sanitari e la non punibilità dei medici, cui viene applicata una “sanatoria” retroattiva anche per condanne passate in giudicato.
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