Continua la censura antirussa: documentario su Khlebnikov cancellato dal Meeting Point di Vilnius

© Foto : Paolo Maria SpinaIl documentario TIMEKEEPER del produttore italiano Paolo Maria Spina, dedicato al poeta futurista Khlebnikov
Il documentario TIMEKEEPER del produttore italiano Paolo Maria Spina, dedicato al poeta futurista Khlebnikov - Sputnik Italia, 1920, 11.03.2022
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A Vilnius è stato cancellato, dalla selezione dell’evento Meeting Point, il documentario TIMEKEEPER del produttore italiano Paolo Maria Spina. Il film è dedicato al poeta futurista Khlebnikov, di cui nel 2022 si celebrano i 100 anni dalla morte. Perché si continua a censurare la cultura russa?
La triste decisione dell’Università Milano Bicocca di annullare le lezioni dedicate a Dostoevskij è solo l’inizio di una serie di interventi quanto meno strani, contraddittori e quasi incomprensibili. Ora tocca al poeta futurista Khlebnikov: il documentario di coproduzione italiana, russa e tedesca dedicata alla figura del poeta russo è stato cancellato dalla selezione dell’evento-mercato Meeting Point di Vilnius.
Il desiderio di oscurare la cultura russa e tutto ciò che le ruota attorno si fa sempre più sentire in Italia. Perché? Dove affondano le ragioni di questa strana e preoccupante tendenza? Sputnik Italia ha raggiunto, per una riflessione in merito, Paolo Maria Spina, il produttore cinematografico e distributore televisivo censurato all’evento di Vilnius.
- Paolo Maria Spina, ci parli della censura al suo documentario, escluso dal Meeting Point di Vilnius. Come ha saputo che la sua opera non potrà partecipare all’evento?
- Mi hanno comunicato in maniera ufficiosa che il direttore del Festival era inamovibile e voleva che tutti i titoli che avevano a che fare con regia, produzione o tematiche russe dovessero essere cancellati.
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- Il motivo della sua esclusione dal festival era il tema del documentario, cioè il poeta futurista Khlebnikov?
- Per il tema, la regia e la coproduzione russa. Il documentario è una coproduzione fra Germania, Italia e Russia. La regista è di Omsk, però da 15 anni vive a Berlino per motivi di dissenso politico; la produttrice tedesca è di origine russa, ma ha studiato a Berlino, anche lei molto critica nei confronti del governo russo; delle due produttrici russe una vive a Cannes, l’altra ha lasciato Mosca con sua madre pochi giorni fa.
Il tutto è stato doppiamente punitivo, perché il documentario non ha avuto alcun finanziamento dal ministero russo, è totalmente autofinanziato, i russi che partecipano a questo documentario non sono sicuramente vicini al governo russo. È incomprensibile la cancellazione di un documentario su un poeta futurista di cui quest’anno si celebra il centenario dalla morte. Si tratta di un poeta che era contro ogni forma di regime governativo, totalmente pacifista; le sue poesie sono assolutamente attuali nel contesto bellico di questi giorni. È veramente senza senso voler eliminare un documentario come questo dalla selezione.
- Le è mai successo qualcosa di simile nella sua carriera?
- Mi è successo in passato un caso di censura su due film che ho distribuito a Venezia nel 2003-2004: uno si chiamava Ken Park di Larry Clark, l’altro A Snake of June di Shinya Tsukamoto. Si trattava di due film ad alto contenuto sensuale, quindi diedero il divieto ai 18 anni per l’uscita in sala. Ciò significava non poterlo vendere alla Rai, i film vietati ai minori non si possono vendere alla Rai. Parliamo di una censura di mercato.
Per motivi etnici invece non mi era mai successo. Non mi ricordo in passato di film sauditi, turchi, israeliani, iraniani o americani censurati nei grandi festival perché provengono da questi Paesi, perché si tratta di Stati che hanno invaso altre nazioni, perché sono in guerra o nei quali vi sono problemi di diritti civili. Non mi sembra che i film cinesi vengano censurati. Non mi pare che il governo Erdogan sia una splendida democrazia, malgrado ciò i film turchi vanno in tutti i festival. Stesso discorso per i film sauditi. Trovo tutto ciò quanto meno contraddittorio.
© Foto : Paolo Maria SpinaIl documentario TIMEKEEPER del produttore italiano Paolo Maria Spina, dedicato al poeta futurista Khlebnikov
Il documentario TIMEKEEPER del produttore italiano Paolo Maria Spina, dedicato al poeta futurista Khlebnikov - Sputnik Italia, 1920, 11.03.2022
Il documentario TIMEKEEPER del produttore italiano Paolo Maria Spina, dedicato al poeta futurista Khlebnikov
- Volevamo avere un suo commento su ciò che sta accadendo in Italia per quanto riguarda l’isteria anti-russa: dalle lezioni su Dostoevskij annullate agli sportivi russi esclusi dalle paralimpiadi, così come i libri dalla fiera di Bologna. Perché secondo lei si sta demonizzando un intero popolo e la sua cultura?
- Negli ultimi 30 anni in Italia è stata operata una distruzione sistematica del tradizionale apparato pedagogico, di cui l’Italia era il nome tutelare nel mondo. Parlo della tradizione della pedagogica umanistica di stampo crociano. Il sistema universitario, liceale, quello delle scuole medie superiori e inferiori è stato totalmente rimodellato fra la fine degli anni ’80 e nel corso degli anni ’90. Tutti i governi hanno rimodellato il sistema scolastico in favore dell’americanizzazione. Gli studenti italiani prima degli anni ’80 erano quelli che studiavano di più.
Credo che l’americanizzazione della scuola e dell’università abbia impoverito il bagaglio critico e culturale di molte persone, che alla fine rappresentano anche l’élite dirigenziale di un paese un po’ in tutti i settori della società civile. In più, abbiamo visto il processo di americanizzazione della TV con Berlusconi negli anni ’80. Tutto ciò ha rappresentato un inaridimento culturale e critico di una grande parte del paese come mai prima nella storia moderna italiana. Credo che questo lavoro di distruzione sistematica sia stato poi completato dalla catastrofe culturale dei social media.
- Che cosa intende?
- Secondo me, i social hanno completato il lavoro di distruzione e di isolamento delle persone attraverso l’antisocializzazione. Le persone non comunicano più personalmente, lo fanno solo attraverso sistemi elettronici. Questa disumanizzazione del rapporto culturale fra le persone, e quindi anche della dialettica critica, ha portato in Italia ad un impoverimento desolante della qualità intellettuale del dibattito su qualsiasi tema, ed anche ad un facile approccio emotivo delle vicende, dei fatti che capitano in Italia e nel mondo. Nella storia, quando si verifica un impoverimento culturale drastico, poi tutto viene schiacciato sul presente senza un’analisi storica del passato e senza prospettiva sul futuro. Il popolo italiano è vittima di questo sconvolgimento sub-culturale.
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Le decisioni prese dalla Bicocca di Milano, dalla fiera del libro a Bologna e altri incresciosi avvenimenti di questo tipo, credo, rappresentino una parte minoritaria degli italiani. Si tratta di persone che in posizioni dirigenziali hanno sentito il bisogno di dover dimostrare un approccio politicamente corretto. Sono convinto che la maggioranza degli italiani non la pensa così.
- Quali rischi comporta, secondo lei, questo clima d’odio nei confronti dei cittadini russi e della cultura russa?
- La cosa più importante è che arrivi la pace subito, che si smetta di sparare in Ucraina. Questo aiuterà a riportare un po’di serenità anche nell’analisi dei fatti. In secondo luogo, vorrei dire che personalmente non voglio farmi risucchiare in questa polarizzazione di opinioni estreme che escludono un’analisi storica lucida.
La pace subito, gridiamolo. Nel momento in cui tornerà la serenità forse si potrà comprendere, da parte di tutti, che l’Ucraina è solo una scacchiera su cui stanno giocando in tanti sulla pelle degli ucraini. Quando si arriverà a questa comprensione, credo che l’emotività nei confronti del popolo russo dovrebbe calare. Sono anche convinto che in Italia c’è una maggioranza silenziosa che ha difficoltà ad esprimersi, perché non ha rappresentanza politica di fatto né rappresentanza giornalistica.
Questa maggioranza silenziosa è composta da italiani che amano la più bella letteratura degli ultimi 170 anni, la letteratura russa, adorano il cinema russo e sovietico. La maggior parte degli italiani è contro le sanzioni e contro l’invio delle armi all’esercito ucraino, perché in molti pensano che sia incostituzionale inviare armi all’Ucraina. È troppo subdolo partecipare ad una guerra con i morti degli altri.
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