Isteria antirussa, Sgarbi: "Cultura si salva, misure grottesche provocano reazioni di solidarietà"

Vittorio Sgarbi - Sputnik Italia, 1920, 08.03.2022
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L’escalation militare in Ucraina va di pari passo con un’isteria diffusa in Europa contro la cultura russa e contro tutto ciò che è russo. Dal caso di Dostoevskij alla Bicocca di Milano passando per i cantanti, gli sportivi e i giornalisti russi. Censurare la cultura russa è un danno per tutto il mondo.
In Italia sui media e nella società si respira un clima d’odio nei confronti dei cittadini russi, come se fossero radioattivi. Se la prendono con i direttori d’orchestra, con i gatti, con gli atleti paraolimpici, con i libri e addirittura con Fedor Dostoevskij, patrimonio dell’umanità. Si fa confusione fra le operazioni militari e la cultura, bene prezioso per tutti senza confini né partiti di appartenenza.
Fin dove si spingerà l’isteria antirussa in Occidente? Oltre ad essere un dato negativo di fatto, la censura però fa riflettere e risveglia gli animi. “Lo scandalo del comportamento dell’Occidente attraverso queste misure determina una reazione di solidarietà. Misure così grottesche ed estreme determinano una posizione a favore della Russia. Questo è un effetto imprevisto”, ritiene il noto critico d’arte Vittorio Sgarbi intervistato da Sputnik Italia.
-Spettacoli teatrali che saltano, corsi universitari su Dostoevskij annullati, libri russi esclusi dalle fiere del libro. Vittorio Sgarbi, come spiegare quest’isteria anti russa in Italia? Perché si fa confusione fra cultura russa e guerra in Ucraina?
-Perché abbiamo dei governanti incapaci sul tema della trattativa diplomatica come si è dimostrato sul piano delle misure che dovrebbero sanzionare un governo, invece limitano la libertà della cultura. Il caso di Dostoevskij è esemplare.
Io sono appena stato in Russia, potremmo dire così: ho visto a Parigi alla fondazione Vuitton la collezione Morozov e adesso a Rovigo una mostra di Kandinskij con tutti i dipinti che provengono dalla galleria Tretjakov, dal museo Pushkin, dall’Ermitage; questi dipinti rimarranno lì, è impossibile restituirli a causa delle rotture con il governo russo. Avremo il nucleo di opere di Kandinskij a Rovigo invece che all’Ermitage, perché la procedura di restituzione sarà impedita dalla mancanza di rapporti fra i due Paesi. È un altro paradosso.
Da un lato la parola “isteria” è giusta, c’è anche da dire che il fallimento della NATO e dell’Unione Europea consiste nel fatto che non sono stati in grado di trovare con Putin un accordo diplomatico. La sua aggressione all’Ucraina è sicuramente riprovevole, ma non particolarmente violenta. Si tratta di uno spazio che lui ha occupato a causa dell’incapacità della NATO e dell’Unione Europea. Lui è responsabile ma sono responsabili anche gli altri. È tutto molto complicato.
-La Russia si aspettava le sanzioni economiche, ma che cosa c’entrano gli sportivi, i giornalisti e gli artisti?
-Questo per voi è un vantaggio perché è l’unica possibilità di avere qualche posizione a vostro favore da parte delle persone che ragionano. Lo scandalo del comportamento dell’Occidente attraverso queste misure determina una reazione di solidarietà, che sarebbe difficile altrimenti. È negativo di fatto, ma chiunque difende Dostoevskij, chiunque difende Kandinskij, i cantanti, i ballerini russi e gli sportivi. Misure così grottesche ed estreme determinano una posizione a favore della Russia. Questo è un effetto imprevisto.
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-Qual è il pericolo della russofobia che osserviamo in Italia? Fin dove si può spingere?
-Hanno fatto avanti e indietro con Dostoevskij, hanno ottenuto solo che Paolo Nori rifiutasse alla fine il corso. Più continuano con queste misure più ottengono il risultato opposto. Attaccando il mondo delle persone che non c’entrano niente otterranno il contrario. È come se avessero censurato Platone quando i colonnelli hanno governato la Grecia. Non c’è nessun nesso possibile fra le decisioni di Putin e un direttore d’orchestra, uno scrittore, un ballerino e un pittore.
-Cancellare o oscurare la cultura russa è un danno che si fa al mondo e a tutti, no?
-Esattamente, ma credo che questa posizione sia molto condivisa. La cultura si salva. La censura in realtà serve a riflettere.
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