Gramsci nipote: c'è un errore di prospettiva nel comprendere la Russia

© Sputnik . Sergey Pyatakov / Vai alla galleria fotograficaTuriste sulla Piazza Rossa
Turiste sulla Piazza Rossa - Sputnik Italia, 1920, 08.03.2022
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"Un moderato sostenitore di Vladimir Putin", così si descrive Antoni Gramsci, nipote del fondatore del PCI, sulle pagine del Corriere della Sera.
Antonio Gramsci è nato e cresciuto a Mosca e da 25 anni insegna musica e biologia alla scuola dell'ambasciata italiana nella capitale russa.

"Nessuna delle persone con le quali parlo è d’accordo con i media occidentali, che secondo me non ci stanno capendo molto, quando dicono che il presidente ha iniziato questa guerra senza alcuna ragione. Il diavolo è sempre nei dettagli di questi otto anni di tensione continua con l’Ucraina, di un conflitto a bassa intensità nel Donbass che è andato avanti senza che il governo di Kiev facesse nulla per fermarlo", afferma Gramsci al Corriere.

Gramsci, di 56 anni, non si sente influenzato dai media russi o europei: "Ma no, passo gran parte del mio tempo sugli spartiti musicali, e per natura sono scettico sulle informazioni dei media. Mi baso sulle testimonianze dirette", afferma. E parla anche di Putin: "Nella Russia di oggi non esistono valide alternative a Putin. Questo la gente lo sente, lo capisce. Certo, a ogni elezione esiste un’altra possibilità di scelta, ma nessuna garantisce la stabilità di questo Paese come lui. Per questo l’ho votato".
In seguito, il nipote del fondatore del Partito Comunista parla di quelli che spesso, nei media occidentali, vengono definiti metodi autoritari da parte del governo russo: "Il nostro popolo non ha mai conosciuto una vera libertà. Io c’ero ai tempi dell’Urss, ci sono nato. Meglio ora. Esistono ancora povertà e deficit, di soldi nella Russia del ceto medio non ne girano poi molti. Ma la sensazione che solo Putin possa garantire gli interessi del suo Paese, e che quindi quel che decide va bene, le posso assicurare che è molto diffusa", riporta sempre il Corriere le parole di Gramsci.
Conclude la sua intervista al Corriere, Gramsci, parlando di un errore di prospettiva del mondo occidentale nell'interpretare la Russia: "Credo che il mondo guardi alla Russia attraverso la lente delle sue due grandi città. E allora si fanno grandi teorie sulla nostra occidentalizzazione. Ma esiste una grande differenza tra il livello di vita delle metropoli russe e le loro periferie. Chi vive altrove, considera i cittadini come piccolo borghesi che non producono nulla. E in parte ha ragione. Mosca può sembrare una capitale abitata da persone che si divertono e fanno affari, dedite alla finanza e al terziario. Come a Londra o a Milano. Basta spostarsi di cento chilometri appena, ed è tutta un’altra storia. La Russia profonda è tutt’altro che omologata all’Occidente. E quindi, non ne ha tutto questo desiderio. L’isolamento fa più paura agli “occidentali”, i giovani russi abituati a viaggiare. Gli altri, quelli come me che sono cresciuti in epoca sovietica, sono già immunizzati".
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