Petrolio, impennata dei prezzi dopo l'ipotesi di embargo sull'import dalla Russia

© Sputnik . Mikhail FomichevVice primo ministro russo Igor Secin visita il giacimento petrolifero
Vice primo ministro russo Igor Secin visita  il giacimento petrolifero - Sputnik Italia, 1920, 07.03.2022
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Il Wti sale dell’8,15 per cento e si attesta a quota 125,12 dollari al barile: è record dal 2008.
Un’ipotesi finora accantonata inizia a prendere corpo. Mentre in Ucraina continuano gli scontri tra esercito russo e militari di Kiev, gli Stati Uniti e i Paesi europei studiano nuove sanzioni contro Mosca. E tra queste si fa strada quella di un embargo internazionale sul petrolio russo.
A proporre la misura che rischia di creare un vero e proprio tsunami sui mercati globali è il segretario di Stato americano Antony Blinken, che ne avrebbe già parlato con il presidente Joe Biden.
E secondo la Reuters l’idea avrebbe fatto breccia anche dall’altra parte dell’Oceano. Non è un mistero, ad esempio, che il governo italiano in queste ore sia al lavoro per allentare la dipendenza dal gas che arriva da Mosca. L'obiettivo, fanno sapere fonti di Palazzo Chigi citate dal Corriere della Sera, è quello di "dimezzare" le forniture nel breve periodo ed "azzerare le importazioni entro due anni".
“Stiamo discutendo attivamente con i nostri partner europei di vietare l’importazione di petrolio russo nei nostri Paesi, mantenendo allo stesso tempo una fornitura costante su scala globale”, ha detto Blinken che in questi giorni si trova sul Vecchio Continente per coordinare con gli alleati la risposta all’operazione militare russa in Ucraina.
Ma gli effetti di un possibile bando alle importazioni di petrolio dalla Russia già si fanno sentire. Il Sole 24 Ore dà notizia di una prima impennata del prezzo del petrolio con il Wti che sale dell’8,15 per cento e si attesta a 125,12 dollari al barile. Si tratta di uno dei livelli più alti mai raggiunti dal 2008. Anche il Brent del Mare del Nord ha fatto registrare una nuova fiammata con un rialzo del 10,5 per cento, arrivando a 128,64 dollari.
Alcune stime prevedono che con un embargo il prezzo potrebbe raggiungere addirittura quota 150 dollari. Per questo, nota il quotidiano economico, se da una parte il blocco dell’acquisto di petrolio russo da parte dei Paesi occidentali potrebbe danneggiare l’economia di Mosca, dall'altra le ripercussioni si farebbero sentire anche sui mercati internazionali.
Gasdotto  - Sputnik Italia, 1920, 07.03.2022
I futures europei sul gas hanno raggiunto il massimo storico di 3.500 dollari per 1000 metri cubi
Stesso discorso per il gas che arriva da Mosca, dal quale l’Europa dipende per un terzo e che per ora non è stato oggetto di sanzioni né di riduzioni di fornitura da parte russa. Ma le tensioni con l’Occidente non fermano il balzo dei prezzi che sono arrivati ai massimi storici, con un incremento del 17 per cento, che ha fatto schizzare il costo di un Mmbtu a 225 euro.
In questo caso, si legge sempre sul Sole 24 Ore, che cita il ceo della francese Engie, Catherine MacGregor, un possibile embargo potrebbe portare a misure “estreme” come il razionamento delle forniture per aziende e famiglie.
“L’Europa – ha detto ai media francesi la manager - ha forniture sufficienti per superare questo inverno, ma sorgerebbero problemi nella costruzione di scorte durante l’estate”.
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