Liste USA dei “filo-Putin” d’Italia. Quale sarà il prossimo passo?

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Il presidente russo Putin - Sputnik Italia, 1920, 07.03.2022
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Gli americani stilano le liste dei “pro-Putin” italiani, a creare l’identikit dei filo-putiniani in Italia attraverso le pagine di Repubblica è Gianni Riotta. Giornalisti, politici e intellettuali rei di avere espresso idee non conformi alla narrazione mediatica sostenuta dagli Stati Uniti. Dopo le liste nere, quale sarà il prossimo passo?
In seguito al blocco dei canali di informazione Sputnik e RT, in Italia, come sappiamo, hanno cercato di censurare anche il geniale Fedor Dostoevskij, hanno escluso i saggi russi dalle fiere del libro. Ora tocca alle liste nere dei “filo-Putin” italiani, in cui figurano fra gli altri i nomi di Sergio Romano, Franco Cardini, Fulvio Scaglione. Oltre ad essere un’inutile semplificazione, si tratta di una preoccupante tendenza.
Gli esperti che esprimono anche una minima critica oggettiva nei confronti della NATO, vengono bollati come “filo-russi” e “filo-Putin”. È il caso del professore Alessandro Orsini che ha esposto la sua posizione in diretta televisiva e poi è stato duramente criticato anche in ambito universitario. Stessa situazione per il corrispondente della Rai da Mosca Marc Innaro, che ha subito attacchi inspiegabili da diversi esponenti politici italiani a causa delle sue considerazioni sull’espansione NATO. Qual è il rischio rappresentato dalle liste americane dei “filo-russi” d’Italia per la libertà d’espressione? Sputnik Italia ha raggiunto il giornalista Maurizio Blondet, finito nella black list dei fatidici pro-Putin italiani.
-Gli americani fanno la lista dei filo-Putin italiani: giornalisti, intellettuali, politici. Nella lista c’è anche il suo nome. Maurizio Blondet, qual è stata la sua reazione?
-Sono abituato a essere nelle loro liste. Quando ho visto che siamo già schedati, alcuni con le foto, come persone “filo-Putin”, ho capito che loro sono qualcosa di molto vicino al kgb. Essere filo o contro Putin innanzitutto è una semplificazione. La mia posizione è quella di discutere lo stato dell’Europa: se uscire o no dalla NATO. Secondo me l’Europa dovrebbe uscire dalla NATO, perché i nostri interessi non coincidono con quelli degli Stati Uniti e dei Baltici. La mia posizione è intellettualmente comprensibile, discutibile. Allora discutiamo, ma se loro, padroni del discorso, fanno la lista di quelli che sono a loro avviso “filo Putin” le nostre idee non sono più da discutere, ma diventano dei reati. Una volta queste liste finivano con il colpo alla nuca.
-Quali potrebbero essere secondo lei le conseguenze di queste liste?
-Le liste sono state fatte dagli americani, ma con l’aiuto anche di autori italiani. Come andrà a finire? Se tutto va bene rischiamo che ci chiudano i siti, se ci va male finiamo in prigione per avere espresso delle idee che ora sono dei reati. Io dico da trent’anni che dobbiamo uscire dalla NATO. Discutiamone, non l’abbiamo mai fatto e siamo arrivati a questo. Molti italiani non sanno che Putin da 15 anni sta dicendo che non vuole le armi americane vicine al suo territorio. Perché non si è mai discusso di questo? Se le mie idee sulla NATO diventano dei reati andiamo verso una dittatura. L’occidente sta diventando l’equivalente della dittatura sovietica dove è pericoloso scrivere certe idee.
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-Queste liste composte anche da semplici giornalisti la stupiscono o è una pratica già conosciuta?
-Il Corriere della Sera non mi avrebbe mai assunto, la Rai non mi avrebbe mai fatto dire la mia opinione. In realtà ti distruggono la carriera, ma io me ne sono sempre fregato di fare carriera, si tratta comunque di un danno oggettivo. Quando cominciano a bollarti “filo-Putin” poi finisce con la persecuzione, magari ti chiudono anche il sito.
-A proposito di chiusure, che cosa ne pensa del blocco di Sputnik da parte dell’Unione Europea?
-Quella che loro chiamano democrazia è un totalitarismo. È una democrazia di persone non votate da nessuno, parlo dell’intera oligarchia che comanda a Bruxelles. Abbiamo mai votato la Von der Leyen? Noi non sappiamo chi siano e quali siano i loro metodi di valutazione. Non ci mettono niente a chiudere altri siti dopo Sputnik. La loro arma è la televisione, che è falsa da cima a fondo. La gente reagisce a ciò che vede in televisione con le tifoserie di calcio. Avendo dichiarato l’emergenza per ragioni di guerra possono fare lo stato di guerra. Arrivano tempi nuovi che per certi versi ricordano i tempi di Stalin.
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