L’Italia invia armi a Kiev ed entra in guerra contro la Russia

© Foto : mil.gov.uaSistema missilistico antiaereo "Buk" dell'esercito ucraino
Sistema missilistico antiaereo Buk dell'esercito ucraino - Sputnik Italia, 1920, 06.03.2022
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Anche l’Italia invierà armi a Kiev. Inviare armi ha un peso bellico, morale, significa entrare in combattimento e uccidere. L’Italia, in altre parole, entra in guerra contro Mosca, ma c’è chi dice no. L’interesse degli Stati Uniti è staccare la Russia dall’Europa, quale ruolo dovrebbe avere l’Italia invece in questo conflitto?
L’Italia a parole lavora per la pace in Ucraina, ma attraverso un decreto approva l’invio di materiali militari a supporto del governo ucraino, alimentando di fatto un conflitto e aggravando l’escalation. È evidente che queste armi non favoriranno la soluzione della crisi.
“La guerra non si ferma con le armi”, questo è lo slogan principale della manifestazione che si è svolta a Roma il 5 marzo alla quale hanno aderito diversi movimenti contro la guerra in Ucraina. Quale ruolo dovrebbe avere l’Italia? È negli interessi del Belpaese una guerra contro la Russia? Sputnik Italia ne ha parlato con Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista, fra i partecipanti della recente manifestazione romana.
-L’Italia invia armi all’Ucraina. Anche l’Italia è in guerra. Maurizio Acerbo, come commenterebbe la posizione dell’Italia?
-Noi siamo contrari all’invio delle armi all’Ucraina, perché pensiamo che l’Italia debba svolgere un ruolo di mediazione e di pace. Riteniamo che l’invasione russa sia da condannare, ma che vada trovato un accordo fra le parti. L’Italia e l’Unione Europea invece di agire secondo gli ordini della NATO avrebbero dovuto porsi in una posizione di mediazione fra Russia e Ucraina, come già fatto con gli accordi di Minsk.
-Le nazioni dell’Ue inviano armi agli ucraini. Questa decisione difficilmente potrà favorire la soluzione del conflitto, non crede?
-Credo di no, perché non mi sembra che l’Ucraina possa sconfiggere la Russia. Quindi la posizione dell’Europa può servire soltanto a un’escalation del conflitto con sempre più vittime militari e civili. Credo che bisogna sedersi al più presto ad un tavolo, dobbiamo partire da un cessate il fuoco.
Se la richiesta della Russia è che la NATO non entri in Ucraina credo che sia una richiesta a cui bisogna rispondere positivamente. Così come bisogna garantire l’autonomia delle regioni a maggioranza russa del Donbass dentro uno Stato plurinazionale e neutrale.
In questa guerra ci sono tanti torti e ragioni da tutte le parti. La mediazione a livello internazionale sarebbe fondamentale. Io ho la sensazione invece che ci sia uno scontro fra NATO e Russia e che il terreno sia l’Ucraina. È un grande errore, perché le vittime sono soprattutto gli ucraini e i russi di Ucraina. È un massacro che va evitato, bisogna tornare ad una scelta di pace e di cooperazione fra i popoli.
Britain's Prime Minister Boris Johnson gestures outside Downing Street in London, Britain, March 10, 2021 - Sputnik Italia, 1920, 06.03.2022
Boris Johnson ha dichiarato che la crisi in corso in Ucraina "non è un conflitto della NATO"
-Il conflitto è nel cuore dell’Europa a mille miglia dagli Stati Uniti. Quanto è importante per l’Italia in questo contesto mantenere un ruolo di mediazione?
-Credo che l’Italia e gli altri Paesi europei debbano autonomamente decidere di dire alla Russia che sono contrari all’ingresso dell’Ucraina nella NATO. Gli italiani devono condizionare questa posizione che impedirebbe un conflitto in futuro, favorirebbe la cessazione del fuoco da parte russa e quindi anche una conferenza di pace per dirimere tutte le questioni aperte. Vi sono però gli ambienti oltranzisti degli Stati Uniti, cito solo Hilary Clinton, secondo cui si può trasformare l’Ucraina in un nuovo Afghanistan.
A noi non interessa la guerra contro la Russia, a noi interessa la pace fra Russia, Ucraina e gli altri popoli europei. Gli italiani, come tutti gli europei hanno interesse a cooperare con la Russia e anche ad una maggiore integrazione fra Russia ed il resto d’Europa. Siamo per un’Europa di pace dall’Atlantico agli Urali.
-Quello che si prospetta adesso invece è un grave allontanamento fra la Russia e l’Europa.
-Sarebbe un errore perché la Russia fa parte dell’Europa, con Gorbaciov sembrava che si potesse aprire un futuro comune, invece per responsabilità della NATO le promesse fatte alla Russia non sono state mantenute. Questo ha portato ad una crescente tensione fino all’attuale guerra. Bisogna fare il contrario, sia per salvare le vite umane ma anche i rapporti che ci sono fra i nostri Paesi. Da questo punto di vista l’interesse degli Stati Uniti è creare guerra, scontro e staccare l’Europa dalla Russia tenendosi gli europei stretti al proprio blocco.
Pensiamo che la strada giusta sia quella della pace e del superamento dei blocchi militari. Ovviamente c’è bisogno che anche in Russia non prevalga il nazionalismo, ma un atteggiamento di cooperazione. È interesse di tutti e soprattutto di chi vive in basso nella società, delle classi popolari che dalla guerra vengono danneggiate. La crisi economica causata dalla guerra la paga chi sta in basso. Dobbiamo fermare questa follia al più presto possibile.
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