Generale USA su Taiwan: “Ancora non abbiamo visto nulla ma la Cina potrebbe invadere”

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Bandiere di Taiwan e USA - Sputnik Italia, 1920, 05.03.2022
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Giovedì, il capo delle forze aeree del Pacifico degli Stati Uniti ha affermato che i suoi mezzi di sorveglianza stavano osservando il presidente cinese Xi Jinping "come un falco" per i segnali che l'Esercito popolare di liberazione starebbe dando circa una possibile invasione di Taiwan.
"Finora non ho visto nulla, ma ciò non significa che non ne abbiano parlato internamente e non significa che non proveranno qualcosa", ha detto il generale Kenneth Wilsbach alla conferenza annuale dell'Air Force Association, secondo l’agenzia Air Force Times.
Da quando la Russia ha lanciato la sua operazione militare speciale in Ucraina, la scorsa settimana, sono aumentate le speculazioni sul fatto che la Cina potrebbe fare una mossa simile contro Taiwan. Pechino considera l'isola autonoma come una provincia cinese ribelle e vede gli aiuti statunitensi al governo di Taipei come un'ingerenza nei propri affari interni.
La Cina accusa da tempo gli Stati Uniti di incoraggiare le forze separatiste a Taiwan, soprattutto attraverso il rapporto sempre più stretto con il governo della presidente indipendentista dell'isola, Tsai Ing-wen, da quando è entrata in carica nel 2016. Pechino ha avvertito che se Taiwan si dichiarasse paese indipendente, significherebbe guerra.
Gli Stati Uniti e Taiwan hanno accusato la Cina di star pianificando l'invasione di Taiwan da più di un anno, dopo che Taipei ha iniziato a far decollare aerei da combattimento in risposta agli aerei cinesi che volavano attraverso una vasta area dello spazio aereo internazionale che Taipei rivendica come la sua "zona di identificazione della difesa aerea (ADIZ).”
Non essendo riconosciuta come nazione autonoma, Taiwan non potrebbe rivendicare uno spazio aereo proprio, quindi tali sorvoli non sarebbero in teoria contrari al diritto internazionale, anche se i media occidentali li identificano come "violazioni dello spazio aereo taiwanese".
Mentre la Cina non ha dato indicazioni che presto si muoverà contro Taiwan, gli Stati Uniti sembrano intenzionati a provocare una reazione. All'inizio di questa settimana, una delegazione di oltre una mezza dozzina di ex alti funzionari della sicurezza statunitense si è recata a Taiwan per incontrare la Tsai e altre figure di spicco taiwanesi, e il giorno seguente, l'ex direttore della CIA ed ex segretario di Stato americano, Mike Pompeo, è anch’egli arrivato sull’isola in visita.
Venerdì, Pompeo ha pubblicato una serie di tweet, chiedendo al presidente degli Stati Uniti Joe Biden di riconoscere Taiwan come stato indipendente, definendolo una "realtà politica, diplomatica e di sovranità".
"Ritengo che il governo degli Stati Uniti dovrebbe prendere immediatamente le misure necessarie e attese da tempo per fare la cosa giusta e ovvia, ovvero offrire alla Repubblica di Cina (Taiwan) il riconoscimento diplomatico dell'America come paese libero e sovrano", ha detto il diplomatico nominato da Trump.
“Non si tratta della futura indipendenza di Taiwan, si tratta di riconoscere un'inconfondibile realtà già esistente. La realtà è che, come molti dei vostri leader passati e presenti hanno chiarito, non c'è bisogno che Taiwan dichiari l'indipendenza, perché è già un paese indipendente".
Alla domanda sui commenti di Pompeo durante una conferenza stampa del venerdì, il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Wang Wenbin, lo ha descritto come un "ex politico con credibilità fallita. Le sue folli osservazioni non porteranno da nessuna parte.
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