Passa per un voto la riforma del Catasto, ma la maggioranza si spacca

© REUTERS / Alberto PizzoliIl presidente del Consiglio Mario Draghi al Senato
Il presidente del Consiglio Mario Draghi al Senato - Sputnik Italia, 1920, 04.03.2022
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Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia hanno votato contro in commissione Finanze alla Camera. Il premier aveva minacciato le dimissioni in caso di bocciatura dell’articolo 6 della delega fiscale, e adesso si teme che sia un precedente.
Alta tensione nell’intera giornata di ieri nella maggioranza di governo. Fibrillazioni legate al tema della riforma del Catasto, che aveva visto attriti e ultimatum già nella giornata di mercoledì.
Il testo, che prevede la revisione delle rendite catastali e una mappatura per far emergere gli immobili fantasma, è stata approvata di un soffio, appena un voto in commissione Finanze alla Camera.
Ha prevalso la linea del premier Mario Draghi, che non ha mollato di un centimetro sul tema.

L’emendamento del centrodestra, che prevedeva lo stralcio dell’articolo 6 della delega fiscale, invece ha ricevuto 23 voti contrari, contro 22 a favore. Hanno votato sì Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia.

Un voto molto teso, perché il premier aveva fatto capire che nel caso in cui l’articolo 6 fosse stato cancellato si sarebbe dimesso.
Per Draghi la riforma del catasto è imprescindibile come tassello della legge per il nuovo sistema fiscale.
Il testo dell’articolo 6 prevede che ci sia una “revisione delle rendite catastali, per adeguarle ai valori di mercato sia pure solo a fini conoscitivi e senza che questo possa essere utilizzato per aumentare le tasse sulla casa, almeno fino al primo gennaio 2026”.

Centrodestra compatto, a rischio il governo?

A cercare una mediazione su un tema così sensibile per il centrodestra è stata Forza Italia, che ha tentato, per l’intera giornata, di modificare l’articolo 6, limitandone gli obiettivi alla sola emersione degli immobili fantasma.
Draghi ha anche sentito direttamente il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi. Entrambi sono rimasti sulle proprie posizioni.
L’ex premier ha sottolineato che “la tassazione sulla casa è una nostra battaglia identitaria, col mio governo ho tolto l’Imu”.
Matteo Salvini, dopo lo strappo, ha chiesto un appuntamento a Draghi, secondo fonti della Lega. “Non mi spiego l’insistenza sulla revisione del catasto e il conseguente, negativo segnale di un futuro aumento di tasse”, avrebbe detto.

Draghi va avanti con il suo piano

Intanto, il premier ha fatto capire chiaramente che non intende sottostare a veti e che continuerà a lavorare sulle riforme da approvare con chi le vota, indipendentemente dalla vera maggioranza che sostiene il governo.
Altrimenti, è il sottinteso, lascerà l’incarico di presidente del Consiglio.
I prossimi scogli saranno la revisione della legge sugli appalti, il Dl concorrenza, la riforma della giustizia.
Parlando al Cavaliere, secondo le ricostruzioni di stampa, ha detto chiaramente che se qualche partito intende creare le condizioni per una rottura non ha che da esporsi, se ne assumerà le responsabilità di fronte al Paese.
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